Il fenomeno meteorologico, legato a una celebre leggenda messinese, è causato dall'incontro tra aria calda e acque fredde
Messina si è risvegliata avvolta da una fitta coltre di nebbia, un fenomeno che nel dialetto locale è comunemente noto come “lupa”. Questa nebbia, carica di fascino e legata a storie e leggende che da sempre accompagnano la città dello Stretto, è in realtà un preciso evento meteorologico: una nebbia d’avvezione.
Il meccanismo che ne determina la formazione è legato allo scorrimento di una massa d’aria calda e molto umida sopra una superficie marina relativamente più fredda. Il processo è chiaro: quando quest’aria, riscaldandosi e umidificandosi passando sopra il mare, sale di latitudine, incontra acque con temperature inferiori. È proprio in questo punto di contatto che si genera un’inversione termica, dove lo strato d’aria prossimo alla superficie del mare risulta più freddo rispetto a quello sovrastante.
Questa inversione, che può avere uno spessore di poche decine di metri, provoca la condensazione del vapore acqueo. Si formano così minuscole goccioline d’acqua che, aggregandosi, creano nuvole basse, veri e propri strati attaccati al livello del mare. La presenza di una brezza leggera contribuisce a estenderle orizzontalmente, dando vita ai caratteristici banchi di nebbia fitti che possono causare disagi alla navigazione marittima.
Secondo le previsioni, il fenomeno dovrebbe protrarsi ancora per alcune ore. Fino alla serata odierna, le condizioni atmosferiche sullo Ionio, davanti alla costa messinese, rimarranno ideali per il mantenimento di questo scenario. La situazione è destinata a cambiare a partire da domani, quando l’arrivo di venti da nord, più secchi e meno umidi, spezzerà lo strato d’inversione, permettendo al fenomeno di diradarsi del tutto.





