Le perfomance al Vittorio Emanuele con eccellenti interpreti
Riprendo in primis la disamina della performance teatrale sul Cavaliere errante, curata presso la Sala Sinopoli del Vittorio Emanuele dal 5 all’8 giugno nel solco della Sezione davvero di gran pregio “Mille volti”, ancora in corso con due altri appuntamenti di rilievo. Si è inteso con ciò completare il percorso notevole intercorso, appunto, con “Chisciotte” e proseguito con “1608: Caravaggio” e si è trattato nel complesso di momenti tutti intesi a sottolineare, attraverso personaggi ad essa connessi, la visibilità e grandezza di Messina nel corso dei secoli, dalla fine del XVI al XX, passando per il ‘600 e l’ 800.
Tornando al “Chisciotte” e al “Caravaggio”, voglio allora lodare l’impegno e la bravura dell’autore degli script e della direzione delle piece fin qui realizzate, con un target, sotto la direzione artistica di Giovanni Anfuso, assai condivisibile e che sarà reiterato anche per le ulteriori due rappresentazioni, dedicate rispettivamente al romanziere Alexandre Dumas, con “Messina la Nobile”, in programmazione dal 18 al 21 giugno, e al poeta Giovanni Pascoli, con “C’è qualcosa di nuovo”, programmata per il periodo dal 25 al 28 del mese giugno. Ciascuna di esse si è avvalsa e si avvarrà di identici interpreti eccellenti, id est Marina Cacciola e Moreno Mondi’, e di musica classica variegata, con esecuzioni dal vivo sempre di ottimo livello a punteggiare al meglio le “mise en scene” richiamate: in particolare, la prima, con i Maestri Antonio Nastasi al pianoforte e Francesco Manuli al clarinetto e la seconda con il M. Vincenzo Pinzone alla fisarmonica, così come quelle future, delle quali preannuncio a breve trattazione.
Quanto a Cervantes e al suo Don Chisciotte, l’opera rimanda ad una genialità universale, paragonabile certamente a quella di Dante e Shakespeare, ed è proprio con quest’ultimo che il Nostro ha in comune la data di morte, con l’intitolazione della giornata mondiale del libro e del diritto d’autore stabilita proprio quale commemorazione il 23 aprile per istituzione dell’Unesco.
L’eredità odierna di Cervantes e il lascito del suo Don Chisciotte sono stati al centro della performance, che si è avvalsa di una narrazione assai realistica, con un novello uso del linguaggio d’epoca su tematiche apparse più che mai di attualità, consoni costumi e scene minimaliste rievocativi, con la feroce battaglia di Lepanto a far da incipit, con partenza proprio dal porto di Messina e ritorno in esso nel novembre 1571. Fra i feriti si è annoverato il giovane audace Cervantes, reso in guisa encomiabile dalla interprete femminile, che proprio in occasione del ricovero nel nosocomio messinese, (che aveva generato un periodo di involontaria stasi), avrebbe avviato la probabile genesi del romanzo di genialità indiscutibile. Dobbiamo allora cantare le lodi di un personaggio puro di cuore e di folle azione, in contrapposizione alla pragmaticità del fido Sancho Panza, in un legame composito che si è andato snodando nel contrasto fra il mondo dei sogni e degli ideali medievali e quello della realtà, (e al tempo di Cervantes e nella nostra contemporaneità), con una divaricazione fra letterato e personaggi sempre più allentata.
È palese la volontà del format, quella cioè di richiamare alla memoria e rievocare gli aspetti identitari della città che fu – il cui splendore è oggi celato sotto una coltre di incuria e sovente di scarsa propensione ad una seria programmazione di iniziative in grado di incidere sul tessuto sociale, culturale ed economico del nostro territorio – e tale intento è presente anche nell’ opera teatrale Caravaggio a Messina.
La piece da ultimo citata ha messo in valore tormento ed estasi, creatività e maestria tecnica del grandissimo Michelangelo Merisi da Caravaggio, che ha saputo produrre amalgama perfetto di sacro e profano con novello uso del colore e della luce, sicuramente generando profondo rinnovamento dell’arte visiva pittorica. Si è allora posto il focus su un periodo contrassegnato
da forte inquietudine, quello siciliano e segnatamente da ultimo messinese – dopo la prigionia dell’artista in quel di Malta – pervaso da continui trasferimenti e incessanti tentativi di perorare e ricevere la grazia da Roma per l’omicidio commesso.
Nella nostra città Caravaggio darà vita a due indiscussi capolavori, “La Resurrezione di Lazzaro” e “L’adorazione dei Pastori”, entrambi custoditi e in esposizione presso il messinese Museo Accascina. La partecipazione del M.V.Pinzone, come già espresso, ha arricchito la performance, resa con grande maestria dai due interpreti Cacciola e Mondì e magistralmente diretta da Davide Colnaghi, componenti queste che, come ricordato, sono state comuni, come anche la paternità delle belle drammaturgie, per Chisciotte e gli altri due spettacoli teatrali, di cui a breve scriverò più diffusamente. Un plauso.

