Intervista con l’avvocato Ernesto Fiorillo. La vicenda dei compensi per l’utilizzo del bacino di carenaggio ex Smeb a Messina
MESSINA – Sulla vicenda riguardante i compensi per l’utilizzo del bacino di carenaggio ex Smeb da parte della Palumbo S.p.A., di cui abbiamo parlato in un altro articolo, abbiamo intervistato l’attuale commissario liquidatore dell’Ente Porto, l’avvocato Ernesto Fiorillo.
La Palumbo S.p.A. sostiene che il soggetto titolato a ricevere il corrispettivo per l’utilizzo del bacino di carenaggio ex Smeb non è l’Ente Autonomo Portuale ma l’Autorità di Sistema Portuale (AdSP). Quest’ultima, che lei sappia, ha mai chiesto soldi alla Palumbo?
“Assolutamente no, per quello che ci risulta. Siamo entrambi enti pubblici e sulla base di questo aspetto abbiamo anche chiesto all’Autorità di Sistema Portuale di darci copia di tutta la corrispondenza recente che hanno intrattenuto con la Palumbo, perché non può essere una corrispondenza riservata, in quanto un ente pubblico è tenuto alla trasparenza. E non ce l’hanno mai voluta consegnare. Tanto che adesso stiamo avviando un giudizio davanti al Tar perché nomini un commissario che vada all’AdSP, si prenda tutta questa corrispondenza e ce la dia. Perché la Palumbo non ci paga da diversi anni e sta ancora lì. Fino a due anni fa, abbiamo ricevuto diverse lettere in cui ci proponevano transazioni con abbuoni sui canoni. Abbuoni che io ovviamente non sono in grado di concedere autonomamente perché sono controllato dall’assessorato Attività produttive dell’assessore Tamajo”.
E dopo cosa è successo?
“La Palumbo s.p.A ha deciso che non doveva pagare più, perché ritiene che l’Ente Porto abbia perso la titolarità del bacino di carenaggio e di tutte le attrezzature ivi esistenti in forza di un accordo interistituzionale del 2015. In questo documento, però, non si parla dei beni aziendali ma si fa
riferimento solo alle superfici su cui insiste il bacino di carenaggio che in quanto beni demaniali sono di pertinenza dell’Autorità di Sistema Portuale”.
Voi, come Ente Porto avete chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo di oltre 643.000 euro per i corrispettivi annuali che la Palumbo S.p.A. avrebbe dovuto versare sino al 2020. Per il periodo successivo come vi siete comportati? Avete richiesto i compensi alla Palumbo S.p.A.?
“Li chiediamo sempre, trasmettendo diffide a pagare ma ogni anno la Palumbo si oppone. A ogni richiesta segue sempre una causa e purtroppo noi non abbiamo più fondi. Consideri che le ultime bollette del telefono, trecento euro, quattrocento euro, le ho pagate io”.
Ma la Regione non vi dovrebbe trasferire dei fondi?
“Dalla Regione avanziamo 631.000 euro già da diversi anni e pare che li abbiano appostati tra i fondi perenti. Non li trovano più. Abbiamo inviato diverse lettere di diffida. All’ultima di queste non hanno nemmeno risposto. E’ passato un mese e quindi stiamo pure preparandoci a presentare un ricorso al Tar per un commissario ad acta che va dalla Regione, piglia questi 631.000 euro e ce li trasferisce”.
Per gli anni successivi al 2020 quanto dovrebbe riconoscervi la Palumbo S.p.A.?
“Il compenso viene calcolato in percentuale rispetto al fatturato. Parliamo di circa 100.000 euro l’anno. Dal 2021 al 2025 sono complessivamente 500.000 euro. Allo stato attuale, il nostro credito, in linea capitale, ammonta, dunque, ad oltre 1,1 mln. di euro”.
Ma se voi doveste incassare questa somma, che destinazione avrebbe?
“Allora l’ente è regionale ma i soci sono il Comune di Messina, la Camera di Commercio e la Provincia, cioè l’attuale Città Metropolitana. Pagati i nostri debiti, le somme rimanenti andrebbero ripartite tra i soci in base alle loro percentuali di partecipazione al capitale sociale. Lo stesso vale per tutti gli introiti che l’Ente Porto dovesse riuscire ad incassare”.
E quindi anche i soci avrebbero interesse a chiudere questa vicenda?
“Certo che hanno interesse. Ma il fatto che la Palumbo stia lì evidentemente fa comodo a qualcuno perché non si riesce a capire perché nessuno degli enti si opponga a questa situazione”.
I soci la sollecitano in qualche modo a risolvere il problema?
“No. Eppure sono assolutamente a conoscenza della situazione. Nelle nostre comunicazioni abbiamo sempre messo il Comune in copia”.
Neanche la Camera di Commercio si è fatta sentire?
“Per quanto riguarda la Camera di Commercio, addirittura, una volta, nell’ambito di una discussione, mi è stato detto che Palumbo, per il lustro che dà alla città, non dovrebbe pagare niente. Quindi queste sono le posizioni che ci sono in giro. E quindi una Palumbo che a Messina dà, secondo me, niente, non dico poco ma proprio niente, sta lì beatamente.
A garanzia degli obblighi assunti con la Convenzione, in base alla quale la Palumbo avrebbe potuto utilizzare per dieci anni il bacino di carenaggio ex Smeb, era stata rilasciata in favore dell’Ente Porto una polizza fideiussoria di 138.500 euro”. Cosa è successo a questo proposito?
“Allora, trovata questa fideiussione, essendo il nostro credito superiore, abbiamo diffidato la compagnia di assicurazione a pagare. Loro cosa hanno fatto? Siccome non ritengono di dover pagare, hanno fatto un ricorso al tribunale chiedendo di ordinare all’assicurazione di non pagare. E paradossalmente il giudice glielo ha accolto dicendo che in tutta questa situazione l’assicurazione non deve essere pagata. Ora l’assicurazione, è un’assicurazione a prima chiamata. Con questa clausola, l’assicuratore si impegna a versare immediatamente la somma garantita al beneficiario su semplice richiesta scritta, senza poter opporre eccezioni. Bene, il tribunale ha deciso di no. Adesso la palla è nelle mani del giudice Bonfiglio, persona attentissima, tra i magistrati che io stimo di più, che dovrebbe nel giro di un mese vedere se questo ordine lo può confermare o no. Perché quantomeno se ribalta il provvedimento e dice che l’assicurazione comunque ci deve pagare, con la somma che l’Ente Porto incasserà posso cominciare a pagare il collegio sindacale, i revisori, i commercialisti che stanno lavorando gratis, un paio di avvocati che stanno lavorando gratis. Poi magari mi riprendo forse 1.000, 1.500 euro che ho anticipato in tutta questa storia”.
L’Ente Porto vive una strana situazione. Manca la liquidità per affrontare anche le più piccole spese ma potrebbe incassare diversi milioni di euro...
“La Palumbo ha affittato un’azienda, che, tra le altre cose, ha in dotazione una barca porta, che sarebbe la chiusura del bacino e da sola vale circa un milione di euro. Recentemente la Capitaneria ci ha anche imposto la revisione, che abbiamo eseguito. E quindi è come se fosse una barca in cui uno può circolare, no? Quindi sicuramente non è un bene che può andare per accessione al demanio. La legge dice che quando uno perde la concessione demaniale i beni che ci sono su aree demaniali passano al demanio. Ma qui non c’è solo un immobile, qui c’è tutta un’attrezzatura. Ci sono gru, l’attrezzatura relativa all’invaso, ci sono mezzi, strumenti che dieci anni insieme al bacino di carenaggio sono stati stimati circa 12 milioni di euro. Il commissario che mi ha preceduto ha disposto una perizia per sapere quanto costerebbe costruire il bacino oggi. E ci vorrebbero 25 milioni per realizzare quella struttura.
Quindi lei cosa pensa di fare?
Intendo allestire un bando pubblico di interesse, che stiamo già predisponendo, per verificare se c’è qualcuno che voglia acquistare queste attrezzature. Se entrassimo nella disponibilità della struttura di nostra proprietà, il soggetto che fosse interessato ad acquistare il complesso di beni e attrezzature aziendali che compongono il bacino di carenaggio ci offrirebbe un adeguato compenso che potrebbe aggirarsi intorno a diversi milioni di euro. Naturalmente chiederei l’autorizzazione alla Regione per definire l’operazione e concludere, con le risorse acquisite, la procedura di liquidazione dell’Ente Porto. Questa procedura di compravendita naturalmente si potrebbe realizzare solo se l’acquirente ottenesse preventivamente da parte dell’Autorità di Sistema Portuale la concessione per l’utilizzo dell’area su cui sorge il bacino di carenaggio. Ma non vedo il motivo per il quale non gliela dovrebbero dare se
esercita un’attività con gli strumenti che ha in loco”.
Con l’Autorità di Sistema Portuale come vi comportereste?
“Allora io raccolgo la manifestazione di interesse. Immaginiamo che pubblichi un bando europeo. Dopodiché, anche se si presenta uno solo che offre una cifra che possa avere un senso, io chiedo l’autorizzazione alla Regione. Naturalmente, prima di pubblicare il bando offrirei la prelazione
all’Autorità di Sistema Portuale qualora volesse comprare il complesso aziendale riferibile al bacino di carenaggio, perché, come l’Ente Porto, è un ente pubblico. Se non se lo volesse comprare allora dovrà affittarlo. Se si oppone all’affitto, entreranno in gioco gli avvocati, il Tar, il
Cga, Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana”.
Precisazioni di Palumbo Spa
Ed è arrivata la replica di Palumbo Spa, che pubblichiamo.
Con riferimento agli articoli pubblicati da Tempostretto il 20 luglio 2026, dal titolo “Bacino di carenaggio, l’Ente portuale contro Palumbo Spa: causa da 643mila euro ancora senza sentenza” e “Contenzioso tra Ente Portuale e Palumbo Spa, parla il commissario liquidatore”, Palumbo S.p.A. desidera
fornire alcune precisazioni, con l’obiettivo di contribuire a una rappresentazione della vicenda che tenga conto delle diverse posizioni coinvolte.
La presente nota intende offrire alcuni elementi di approfondimento e documentazione che possano contribuire a una lettura della vicenda fondata sulle diverse prospettive coinvolte e a far emergere il ruolo svolto da Palumbo all’interno del sistema portuale ed economico della città di Messina.
Due atti distinti, due controparti distinte
Ai fini di una più ampia ricostruzione della vicenda, si ritiene utile richiamare un elemento di contesto da cui prendono origine i rapporti tra le parti. All’esito della gara ad evidenza pubblica indetta congiuntamente dai due enti in attuazione del protocollo d’intesa del 30 marzo 2005, Palumbo S.p.A. ha stipulato nel 2006 due atti distinti: la Concessione Demaniale Marittima n. 02/06 del 18 febbraio 2006 con l’allora Autorità Portuale di Messina (oggi Autorità di Sistema Portuale dello Stretto), per l’utilizzo dell’area demaniale marittima e il mantenimento su parte di essa del bacino di carenaggio; e la Convenzione del 1° marzo 2006 con l’Ente Autonomo Portuale, per l’uso delle strutture insistenti su quelle stesse aree.
Palumbo ha dunque sempre corrisposto un canone concessorio all’Autorità per le aree e un corrispettivo all’Ente per le strutture. La circostanza che i due rapporti siano distinti non è, quindi, una tesi difensiva di Palumbo: è il presupposto stesso della gara e degli atti che ne sono seguiti.
Il quadro giuridico relativo alla legittimazione dell’Ente Autonomo Portuale
Sul punto sono intervenute pronunce giudiziarie passate in giudicato, che costituiscono il quadro di riferimento della vicenda.
Con sentenza n. 191 del 25 gennaio 2013 il Tribunale di Messina ha stabilito che le aree della Zona Falcata, compreso il bacino di carenaggio, appartengono al Demanio dello Stato e che il diritto di gestirle e amministrarle compete esclusivamente all’Autorità Portuale, e non all’Ente Autonomo Portuale. La sentenza è passata in giudicato per effetto dell’estinzione del giudizio di appello, come confermato dalla sentenza della Corte d’Appello di Messina n. 576 del 12 ottobre 2021.
A quel giudicato è seguito, il 23 aprile 2014, l’Accordo Negoziale Interistituzionale sottoscritto tra l’Ente Autonomo Portuale e l’Autorità Portuale con l’avallo della Regione Siciliana, con cui l’Ente si è impegnato
ad abbandonare l’appello, ha trasferito all’Autorità aree, opere e specchi d’acqua della Zona Falcata e ha ceduto la proprietà dei beni mobili necessari alla continuità gestionale. La consegna è stata formalizzata con verbale di ricognizione del 31 ottobre 2014, sottoscritto anche dalla Capitaneria di Porto, qualificato dalle parti come fase finale e conclusiva dell’accordo.
Non si tratta, quindi, di un accordo rimasto sulla carta né di un atto meramente interno: è l’attuazione di un giudicato. Va inoltre precisato che l’accordo è del 2014 e non del 2015, come riportato nell’intervista.
Sul punto vi è, tra l’altro, un’ammissione dello stesso Ente. Nella Relazione sull’attività svolta nell’anno 2019 e sino a febbraio 2020, redatta dall’allora Commissario Liquidatore, si legge testualmente che “si è acclarato che l’Ente Autonomo Portuale di Messina non è proprietario di alcuna area né di alcun bene immobile”.
Le prese di posizione dell’Autorità di Sistema Portuale
Per quanto riguarda la corresponsione dei canoni, la documentazione disponibile evidenzia come Palumbo non abbia arbitrariamente deciso di non pagare quanto dovuto. L’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, titolare del rapporto concessorio, ha formalmente attestato che i canoni di
propria competenza sono stati regolarmente richiesti e versati, escludendo qualsiasi danno erariale. La stessa Autorità ha ripetutamente dichiarato il difetto di legittimazione dell’Ente Autonomo Portuale e la non debenza in suo favore degli ulteriori canoni pretesi nei confronti di Palumbo.
Con nota del 6 agosto 2024, trasmessa via PEC direttamente al Commissario Liquidatore, l’Autorità ha confermato per quanto di competenza il difetto di legittimazione attiva dell’Ente in liquidazione e la
non debenza allo stesso di canoni locativi di beni strumentali da parte del Cantiere Palumbo, diffidandolo dal porre in essere ulteriori atti rivendicativi. Con successiva nota del 1° ottobre 2024 l’Autorità ha
ribadito che dal verbale del 31 ottobre 2014 si evince che nulla restava né resta da consegnare, essendo tutto già allora nella disponibilità di fatto e di diritto dell’Autorità, e ha diffidato l’Ente dall’assumere iniziative esorbitanti i poteri conferitigli, preannunciando la tutela degli interessi dello Stato in ogni sede giudiziaria.
Con delibera del Comitato di Gestione n. 183 del 22 aprile 2024 l’Autorità aveva peraltro già estinto l’integrale posizione debitoria dell’Ente nei propri confronti, sancendone l’uscita di scena da qualsiasi asserita titolarità gestoria sulle aree, sulle pertinenze, sui beni mobili accessori e sulla titolarità di eventuali canoni locativi.
Con successiva comunicazione del 3 marzo 2026 l’AdSP ha ribadito la propria piena ed esclusiva titolarità gestionale sul bacino di carenaggio, sulle relative pertinenze e sui beni accessori, invitando Palumbo a
proseguire regolarmente la gestione del compendio e a non riconsegnare alcunché all’Ente Autonomo Portuale.
La natura delle somme oggetto di giudizio
Le somme indicate negli articoli, complessivamente quantificate dall’intervistato in oltre 1,1 milioni di euro, sono oggetto di radicale contestazione sotto il profilo della titolarità, della debenza e dell’esigibilità
e non costituiscono, pertanto, un credito definitivamente accertato.
Va anzitutto ricordato che il Tribunale di Messina ha negato la provvisoria esecutività di entrambi i decreti ingiuntivi ottenuti dall’Ente: sia del decreto n. 1134/2022 per € 643.427,81, sia del precedente decreto n.
1048/2009 per € 93.174,78, quest’ultimo relativo a un conteggio che assumeva a base di calcolo il fatturato dell’intero Gruppo Palumbo anziché, come previsto dalla Convenzione, il solo fatturato prodotto dall’utilizzo delle strutture concesse in uso.
A ciò si aggiunge un’ulteriore informazione che non emerge dall’attuale ricostruire della vicenda tramite i due articoli. Fino al 2013 è stato l’Ente a corrispondere al Comune di Messina l’IMU/ICI sui beni oggetto di
Convenzione. Dal 2014 il Comune ha invece rivolto la pretesa a Palumbo, per circa 180.000 euro relativi alle annualità 2014-2017, oggetto di impugnativa tuttora pendente, cui potrebbero aggiungersi ulteriori
200.000 euro circa per le annualità successive. Tale circostanza evidenzia un diverso trattamento della medesima vicenda sotto il profilo patrimoniale e tributario.
Va infine ricordato che l’area denominata “ex Cassaro”, pari a circa 25.000 mq dei 70.000 originari, non è mai stata utilizzabile per l’attività cantieristica a causa dell’effettiva portata del vincolo culturale e
paesaggistico gravante sull’intera area, e non sui soli Bastioni. Su tale profilo il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con sentenza n. 1071 del 31 dicembre 2025, ha riformato la pronuncia di primo grado accogliendo l’appello di Palumbo e disponendo che la revoca
parziale della concessione retroagisca al 27 marzo 2008, data di adozione del piano regolatore portuale che destinava l’area a parco archeologico, anziché al 23 agosto 2019. Il giudice amministrativo ha cioè riconosciuto che, già dal 2008, l’area era oggettivamente inutilizzabile per le finalità previste dalla concessione: una circostanza che incide direttamente sulla misura dei corrispettivi pretesi.
La fideiussione e il provvedimento cautelare del Tribunale
Quanto alla polizza fideiussoria, l’articolo riferisce che il giudice avrebbe “paradossalmente” accolto la richiesta di Palumbo. È utile precisare su quali basi.
L’Ente ha richiesto l’escussione della garanzia nel settembre 2025 per un importo di € 121.877,85 riferito all’annualità 2018, ossia proprio a uno dei canoni oggetto del giudizio di opposizione ancora pendente. Palumbo ha proposto ricorso ex art. 700 c.p.c. eccependo l’abusività della richiesta.
Con ordinanza del 23 dicembre 2025, resa in sede cautelare, il Tribunale di Messina ha vietato alla compagnia assicurativa il pagamento della fideiussione richiesta dall’Ente Autonomo Portuale, ravvisando sulla base degli atti esaminati una prova particolarmente qualificata dell’abusività dell’escussione e riconoscendo il rischio di gravi conseguenze sull’affidabilità, sull’immagine e sulla reputazione professionale di Palumbo. Non si tratta dunque di un paradosso, ma dell’applicazione del
consolidato principio per cui, pur trattandosi di garanzia autonoma, il pagamento va inibito quando emerga la prova liquida dell’abuso del beneficiario.
I beni del bacino e la barca porta
Merita una precisazione anche il passaggio relativo alla possibilità che l’Ente Autonomo Portuale possa liberamente vendere le attrezzature del bacino o offrirle in prelazione all’Autorità di Sistema Portuale. L’AdSP aveva già formalmente diffidato l’Ente dal tentare di alienare tali beni, contestandone la proprietà. Palumbo, con propria nota del 4 maggio 2026, aveva a sua volta invitato il commissario liquidatore ad astenersi da ogni attività, anche preparatoria, suscettibile di turbare il regolare svolgimento
della concessione.
Per quanto riguarda la barca porta, l’AdSP ha espressamente qualificato come infondata la pretesa dell’Ente Autonomo Portuale di esserne proprietario e armatore. È inoltre Palumbo a curarne concretamente la manutenzione e a provvedere, su richiesta della Capitaneria di Porto e con
l’intervento di RINA, alle verifiche e alle certificazioni di navigabilità e sicurezza — attività che non risultano essere state svolte dall’Ente.
Una precisazione sul titolo del secondo articolo
Con riferimento al titolo dell’articolo “Contenzioso tra Ente Portuale e Palumbo Spa, parla il commissario liquidatore”, si ritiene opportuno evidenziare che la costruzione della frase potrebbe indurre il lettore ad
associare la qualifica di commissario liquidatore a Palumbo S.p.A., mentre essa si riferisce esclusivamente all’Ente Autonomo Portuale di Messina.
Il contributo di Palumbo al territorio e la disponibilità al dialogo
Nel triennio 2023-2025 il cantiere di Messina ha effettuato manutenzioni su oltre 100 navi, assunto 34 nuovi dipendenti con una crescita della forza lavoro diretta del 27% e coinvolto un articolato sistema di imprese e professionisti del territorio, generando significative ricadute economiche per il tessuto produttivo locale.
Questi dati non sono richiamati per alimentare una contrapposizione, ma per offrire un ulteriore elemento di valutazione sul ruolo che il cantiere svolge quotidianamente nel sistema economico e produttivo messinese.
Consapevole dell’importanza di un confronto aperto e trasparente sui temi che riguardano il porto e lo sviluppo della città, Palumbo ha avviato negli scorsi mesi un percorso volto a rafforzare il dialogo con il territorio, le istituzioni, gli stakeholder e gli organi di informazione, nella convinzione che una maggiore conoscenza reciproca rappresenti un valore per l’intera comunità.
Alessandra Latino
Palumbo S.p.a.


Tranquilli, le navi vanno a Malta a fare i lavori.