Chi affronterà il processo in inverno e per chi, invece, la sentenza è già vicina
Messina – Arriverà entro fine mese la sentenza per gli imputati dell’operazione antidroga al Cep che hanno scelto il rito abbreviato. La giudice Marialuisa Gullino ieri ha ascoltato i primi difensori, gli avvocati Nino Cacia, Carolina Stroscio, Antonello Scordo, Paola Rigano e Daniela Chillè, poi ha rinviato tutti al 29 luglio per dare la parola ai restanti difensori ed entrare in camera di consiglio.
Per chi comincia il processo
Quel giorno deciderà se accogliere le richieste della Procura, che ha invocato pesanti condanne per tutti gli imputati, o le sollecitazioni dei legali. Intanto ieri la Giudice ha rinviato a giudizio gli imputati che hanno scelto di andare avanti col rito abbreviato. Si tratta di: Manuel Abate, Giovanni Basile, Mario Cariolo, Vincenzo Falcone, Massimo Laddea Raffa, Nicola Mantineo, Sebastiano Marino e Samuele Piccolo. Per tutti loro, ha detto il Gup, ci sono gli elementi che meritano di essere vagliati al dibattimento e il processo di primo grado comincerà il prossimo 13 ottobre. Nel collegio difensivo anche gli avvocati Ignazio Panebianco, Salvatore Silvestro e Giuseppe Bonavita.
Il blitz della Polizia al Cep
L’indagine della Polizia, partita nel 2022 dopo che gli agenti hanno intercettato un grosso rifornimento di cocaina da parte di un corriere catanese, è sfociata nel blitz a gennaio scorso. Nel mirino della Squadra Mobile era finito il traffico di stupefacenti nel popoloso quartiere gestito dal pregiudicato Tonino Guerrini, i rifornimenti in Calabria e a Catania.
Il giro di droga, cosa hanno scoperto
Le intercettazioni telefoniche, i pedinamenti e gli appostamenti hanno permesso agli agenti di ricostruire i contatti del corriere e individuare il gruppo di Guerrini come ancora operativo al Cep, dove avevano la base nella sala giochi di famiglia. A gestire il magazzino di stoccaggio dello stupefacente erano invece i familiari di un noto ex pentito di zona. Nelle conversazioni ascoltate di nascosto, gli investigatori hanno scoperto che i trafficanti potevano contare su grosse disponibilità, che spendevano in monili d’oro come in armi, passando per le auto di lusso affittate per i compleanni dei familiari. E potevano continuare a trafficare anche da dietro le sbarre, avendo la possibilità di tenere e usare cellulari in carcere.

