Lo strazio dei familiari, le speranze che si assottigliano. Cosa sappiamo dalle indagini
MESSINA — Il pavimento che trema, due volte. Quindi tanta acqua, copiosa, lo scoppio come di una tubatura. Poi calcinacci ovunque, polvere, e in un attimo il crollo. Comincia così, alle 15.50 circa di giovedì 30 luglio, la tragedia di Pistunina. E quasi 30 ore dopo il bilancio è praticamente invariato. Scongiurati feriti gravi e fatto salvo il corpo di Carmelo Leone, ritrovato senza vita poco prima delle 9 di stamane, sono ancora cinque i dispersi sotto le macerie: le sorelle Rosa e Sara, il marito di Rosa, Santino Magazzù, il badante cingalese Lhairu Warnakulasuriya e Alessandra Frazzica, commessa del negozio gestito da una famiglia cinese.
Palazzina crollata a Pistunina, soccorsi ancora a lavoro
I Vigili del Fuoco sono ancora al lavoro, insieme agli altri operatori, sulle macerie della palazzina sventrata, collassata nella parte centrale. Ma oltre agli indizi forniti dalle localizzazioni dei cellulari e dal fiuto dei cani molecolari, non sono stati recuperati altri corpi né individuati superstiti. Intanto nell’enorme area affacciata sulla Statale 114 cala la sera, mentre il fumo generato dall’incendio ancora non domato del tutto riprende ad ammorbare violentemente l’aria, tutt’intorno.
Il punto sulle indagini
Sono 30 ore di lavoro piene anche per gli investigatori, accanto ai soccorritori. La Procura di Messina ha avviato una indagine che ipotizza il disastro colposo e, dopo l’identificazione del corpo di Carmelo Leone, di omicidio colposo. L’obiettivo è capire, grazie agli accertamenti tecnici e quelli dei Carabinieri, che cosa ha causato il crollo e se ci sono responsabilità.
Cedimento strutturale, ma dovuto a cosa?
Fondamentali saranno le analisi dei Vigili del Fuoco. Il comandante provinciale Michele Burgio anche oggi ha confermato che non è ancora possibile escludere alcuna ipotesi: l’incendio sviluppatosi dall’impianto fotovoltaico rende difficile anche distinguere le fasi e la tempistica di quel che è accaduto. Una esplosione – come potrebbero far pensare alcuni elementi trovati bruciati – o un cedimento strutturale?
Il pilastro osservato speciale
Osservati speciali sono la tubatura dell’acqua – i testimoni raccontano dell’allagamento e del rumore – e il pilastro trovato reciso, che sarà analizzato. E i lavori in corso al piano terra del palazzo, nei locali dove prima c’era il supermercato, acquistato dal gruppo Panarello e destinato ad una ristrutturazione, da dove sono fuggiti i tre operai rimasti feriti e poi dimessi. “Non ci sono elementi che fanno pensare ad un cantiere”, ha precisato il comandante Burgio. Si tratta quindi di un abbattimento recente, quindi, o dovuto a precedenti lavori? C’erano altri tipi di lavori in corso?
Altri lavori recenti nella palazzina crollata?
Attraverso la raccolta delle testimonianze gli investigatori- coordinati dalla pm Anita Siliotti e dal procuratore capo Antonio D’Amato – mirano a ricostruire le ultime operazioni avvenute nella palazzina, costruita nel 1989 e ristrutturata con un ampliamento nel 1996. Acquisita una ampia documentazione negli uffici comunali, che ricostruiscono la “storia” della palazzina, per capire se sono stati eseguiti lavori e quando, e se fossero stati autorizzati.

