Quanto spende la Regione e come per sorvegliare il patrimonio culturale. Perché dopo l'acquisizione dell'Ecce Homo la carta del rischio non è stata aggiornata?
Messina – Il clamoroso furto degli Antonello al MuMe ha riacceso i riflettori sulla necessità di proteggere adeguatamente il ricco patrimonio culturale del nostro paese, siciliano in particolare. Custodia e protezione, insieme allo studio e alla ricerca, sono le finalità primarie del sistema beni culturali, accanto allo studio e la ricerca, prioritarie rispetro alla valorizzazione e fruizione.
Il furto da film
Nel caso messinese i buchi nella protezione delle opere di Antonello è evidente: i ladri hanno agito indisturbati mentre in servizio c’erano 4 custodi e i sistemi di allarme in funzione. I criminali hanno mandato in frantumi in pochi secondi una teca blindata e specificamente allarmata. Paradossalmente è soltanto fuori dal museo che hanno avuto intoppi, tanto da dover abbandonare due delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio rubate. Ma come è assicurata la protezione dei siti museali siciliani e del MuMe in particolare?
Il nodo competenze nazionali e regionali
La Regione siciliana ha autonomia gestionale e di spesa nel settore e quindi una autonoma normazione in materia, nel quadro delle direttive ministeriali centrali che non possono certo essere ignorate. Il cardine intorno cui ruota la sicurezza dei beni culturali nel nostro Paese è la Carta del rischio, che include anche il rischio anticrimine.
Il vademecum sulla sicurezza

La normativa nazionale che la introduce risale al 2001 e nel 2015 l’allora ministro Dario Franceschini traduce in un manualetto distribuito alle strutture museali una sorta di vademecum per la gestione dei rischi anticrimine, compilato grazie alla collaborazione con Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri. Numerosi gli incontri formativi svolti in quegli anni e destinati alla formazione e aggiornamento del managment museale nazionale.
La Carta del rischio
La Carta prevede la necessità di aggiornare periodicamente la valutazione del rischio e monitorare le dotazioni di sicurezza per eventualmente adeguarle. Le direttive nazionali prevedono che i siti museali si dotino di misure di sicurezza adeguate a proteggere lo stesso personale di sorveglianza, che deve essere adeguato, e attrezzature utili a fronteggiare azioni criminali.
E il museo di Messina?
Sul sito del Museo regionale “Accascina” di Messina non è rintracciabile una Carta del rischio ma è presente una Carta della qualità dei servizi del 2024 incentrata sui rapporti con l’esterno e con l’utenza in particolare, ma che monitora anche le risorse disponibili per la tutela e sicurezza del patrimonio, pur non indicando specifici progetti in corso per la implementazione di tali aspetti.
L’acquisizione civetta
Esiste una valutazione del rischio, sotto il profilo criminale, del MuMe? E’ stato adeguato, dopo la recente vendita all‘asta dell’Ecce Homo per la stratosferica cifra di 14,9 milioni di euro. Vendita che ha portato a triplicare almeno la valutazione della tavoletta bifronte rubata, valutata inizialmente 4 milioni ai fini dell’inventario e assicurata per 5? Per non parlare del Polittico, il cui valore è dato soprattutto dal fatto che si tratta di una delle rare opere di Antonello (una ventina nei musei, una quarantina forse in tutto il mondo) “certificate” dallo stesso autore attraverso la firma delle tavole.
Gli ausiliari impiegati nei musei siciliani
Nei musei regionali siciliani la sicurezza è affidata, oltre ai dispositivi di videosorveglianza e allarme, al personale del dipartimento e al personale Sas, la società regionale creata a suo tempo per stabilizzare i precari. Il personale ausiliario è impiegato in integrazione a quello “interno” con ruoli sostanzialmente parificati e tra i compiti c’è quello di provvedere alla vigilanza, in base ai turni assegnati. Proprio sull’utilizzo degli ausiliari è intervenuta in questi giorni l’Associazione nazionale degli storici dell’Arte, che pone il problema della mancata formazione specifica di questo personale oltre al ricorso a “soggetti con fedina penale non pulita”.
La direttiva sui turni
L’ultima direttiva regionale relativa alla organizzazione dei turni tramite personale ausiliario, che specifica anche che il personale adoperato nei turni deve provvedere anche alla custodia delle chiavi, risale a poco prima del clamoroso furto di Ferragosto. Il 27 luglio 2026 il dirigente Mario La Rocca con la direttiva 27946 consente la riduzione del personale minimo, misto tra dipendenti e ausiliari, a due per turno, dal minimo di tre, per esigenze organizzative e di uniformità. Una direttiva pensata per fare fronte anche ai turni notturni e ai festivi.
I custodi del museo Accascina
Nello specifico caso del furto di Ferragosto, il turno “superfestivo” (notturno e ferragostano) era coperto da 4 custodi, 2 uomini attinti dal personale ausiliario e due donne. Quando furono inquadrati nella Sas, a Messina erano stati impiegati vigilantes provenienti da ditte specializzate transitate attraverso gli Asu. Dopo i pensionamenti si sono verificati recenti avvicendamenti.
Le dotazioni di sorveglianza del museo di Messina
I musei sono poi dotati di servizi di allarme sonori antintrusione e di videosorveglianza. Nello specifico del Museo Accascina, come emerso nel caso del furto, la video sorveglianza riguarda le sale interne e il perimetro esterno, mentre gli allarmi sonori proteggono gli accessi e alcune specifiche opere. Erano tutti in funzione, al momento del turno. Ma, emerge da alcune indiscrezioni sugli accertamenti in corso da parte degli investigatori, i monitor non erano certo di ultima generazione e non era previsto un collegamento diretto tra la “centrale operativa” del museo e la centrale operativa delle forze dell’Ordine.
Quanto ha speso il MuMe per la manutenzione degli impianti
Il MuMe nel marzo del 2026 ha ottenuto la ratifica regionale al finanziamento delle attività di manutenzione della videosorveglianza, affidata ad una ditta messinese, per 48 milioni di euro da impiegare in 3 anni. Nel 2025 alla stessa ditta erano stati riconosciuti 11 milioni di euro per la stessa attività di manutenzione. Dai siti ufficiali non risultano recenti stanziamenti per l’adeguamento degli impianti. A livello regionale nel 2022 sono stati stanziati 7 milioni per un sistema antintrusione centralizzato nei musei siciliani. Ne aveva usufruito anche il MuMe.

