Un'intensa pièce a Tindari
Di Barbara Gizzi, con Massimo Cimaglia e con Marco Maggio; direzione Massimo Cimaglia
Voices over Valeria Cimaglia e Mariachiara Basso. Costumi Michele Cera. Produzione Altrosguardo.
Presso l’Antico Gymnasium Tindaritano il 17 Agosto è andata in scena l’intensa pièce Dormono sulla Collina, che ha preso in prestito l’incipit di “Antologia di Spoon River” di Edgard Lee Master, ripreso in una ballata di Fabrizio De André con un interrogativo sul destino dei grandi generali. E allora Gizzi ha composto questo perturbante script, che il marito ha degnamente interpretato, insieme al giovane e valente Maggio, nei panni rispettivamente di un generale e un soldato ,già contrapposti in battaglia che si ritrovano in un luogo in cui le gerarchie sono carta straccia e si rievocano eroi e eroine esempi di virtù o di arroganza, protagonisti della guerra per eccellenza, esemplare di ogni altra, quella di Troia, che i poemi omerici e script successivi e alcune tragedie greche hanno reso eterni.
Una sorta di discarica millenaria avvolge e mano a mano occupa la scena, ove armi, scudi, elmi, campeggiano con croci quali “memento mori”.
Sono le scorie delle inutili guerre che hanno infestato la nostra civiltà nei millenni, e che mai hanno costituito ragionevoli scelte, approntando diversamente solo ferite, mutilazioni e totale rovina in primis ai più indifesi, come i più piccoli, le donne oggetto peraltro di violenza sessuale aggiuntiva, alla povera militanza gettata nella mischia per lo più senza preparazione alcuna, mentre i generaloni con le loro divise adorne di mostrine si sono limitavati a impartire ordini scellerati.
Tutto questo… è stato sapientemente messo in luce nella densa performance che non ha tralasciato alcun elemento, visivo, uditivo, sonoro per scuotere le coscienze di quelli che ancora si trastullano dietro assurde logiche e si arrampicano sugli specchi per tentare di convincerci che alcune chiamate alle armi sono giuste. Inutilmente , poeti , drammaturghi, artisti si sono spesi per sostenere una evidenza anche la potente rappresentazione ci ha quasi urlato.
E allora accogliamo questa convincente e originale prova che purtroppo non ha avuto il numero di spettatori che avrebbe meritato, siamo stati solo pochi, ma con la nostra restituzione siamo in grado di far arrivare a destinazione il messaggio, perche questa voce raggiunga altri e in tempi non lontani non sia un sogno tout court il rifiuto di sangue versato inutilmente, atteso che Tutti, poi si sarà insieme sulla Collina, a dormire per l’eternità.
I due personaggi della contemporaneità, allora sono stati paradigmatici di una realtà ove troppo spesso non si sa neppure perché si è data la propria vita, con il giovane soldato che non ha ancora sentore della nuova dimensione, ove non c’è più una corporeità, non si assaporano più i cibi, non si parla, non si dorme, sembrerebbe una Veglia interminabile della coscienza, e il generale fa fatica a rappresentargli quella novella condizione comune. Si incontrano, anche loro dormienti sulla collina, le anime di famosi uomini e donne della epica guerra di Troia, che riconosciamo dalle vicende salenti rievocate.
Come Aiace, Paride, Patroclo, Cassandra, Agamennone, Ettore, Ifigenia e altri ancora, che vivono in via imperitura perché ricordati in opere magistrali come questa, necessarie in questa buia contemporaneità che va sempre più veloce verso il baratro.
Le sonorità toccanti diffuse attraverso la voce d. Gloria Enchill, attrice ghanese con la struggente Awurade Chasa, hanno degnamente completato lo scenario.
Un plauso, allora, per il coraggio di aver inscenato questa grande piece, scritta, diretta e interpretata magnificamente.

