Caso firme a Messina e Barcellona, la difesa punta sui due pareri dell'assessorato

Caso firme a Messina e Barcellona, la difesa punta sui due pareri dell’assessorato

Marco Olivieri

Caso firme a Messina e Barcellona, la difesa punta sui due pareri dell’assessorato

lunedì 24 Agosto 2026 - 07:00

In ottobre dovrà pronunciarsi il Tar e a difendere Sud chiama Nord è l'avvocato Santi Delia. La battaglia è legale e politica

MESSINA – I ricorsi in ottobre e i timori, nella maggioranza, di decadenza dell’amministrazione Basile. In primo piano l’interrogativo riguardo alle amministrative: la deroga alla raccolta delle firme prevista per i partiti rappresentati all’Ars avrebbe dovuto riguardare una sola lista e un unico contrassegno? Oppure investiva, e così è avvenuto, tutte le liste collegate a Sud chiama Nord e al candidato Basile? Su questo si gioca la tensione post elezioni.

Il partito di De Luca è andato avanti con il sistema della deroga, senza raccolta delle firme per ogni lista, grazie a due pareri del dipartimento Autonomie locali della Regione. Secondo indiscrezioni, e in aprile ne aveva chiesto l’acquisizione il candidato sindaco Scurria, sarebbe opposto invece il parere secretato dell’Ufficio legislativo e legale. Da qui le polemiche: dalla richiesta di accesso agli atti del gruppo parlamentare di ScN alle critiche dell’opposizione alla Giunta Basile.

In merito ai ricorsi per le liste a Barcellona Pozzo di Gotto e a Messina, a difendere le posizioni di Sud chiama Nord è l’avvocato Santi Delia. Per la difesa, il fatto che già nella fase preparatoria della competizione elettorale, e prima ancora che iniziasse il periodo di presentazione delle liste, Cateno De Luca richiedesse un “formale riscontro di natura accertativa ricognitiva” è già considerato un punto a favore delle Giunte Scolaro e Basile. De Luca nella qualità di presidente del Gruppo parlamentare Sud chiama Nord presso l’Assemblea regionale siciliana.

“Da Sud chiama Nord uno spirito di leale collaborazione istituzionale”

Si tratta della nota dell’11 marzo rivolta al dirigente del Servizio 5° – Ufficio elettorale dell’assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica della Regione. Il quesito riguardava proprio la possibilità di applicare l’esenzione dall’obbligo di raccolta delle sottoscrizioni a tutte le liste che recassero nel proprio contrassegno il simbolo del gruppo parlamentare “Sud chiama Nord — per le Autonomie”, anche laddove tale simbolo fosse affiancato a ulteriori contrassegni civici. E si faceva espressamente riferimento alle 15 liste presentate a Messina per la competizione elettorale al Consiglio comunale e non, semplicemente, alla presentazione di più liste.
In sostanza, per l’avvocato Delia, questa iniziativa denotava, con assoluta evidenza, uno spirito di leale collaborazione istituzionale e di piena correttezza procedurale. La richiesta era quella di “acquisire preventivamente il formale avviso dell’organo regionale competente in materia elettorale” prima di procedere alla presentazione delle liste.

Da parte sua, l’assessorato avallava quanto prospettato dal presidente del gruppo parlamentare di ScN. E il 30 marzo 2026 avveniva la trasmissione del provvedimento regionale da parte della Prefettura a sindaci, segretari comunali, uffici e commissioni elettorali.

La richiesta di chiarimenti sul caso firme dalla segretaria generale del Comune di Messina

E non è finita. Poi a chiedere ulteriori chiarimenti all’assessorato regionale era la segretaria generale del Comune di Messina Rossana Carrubba. La domanda era sempre rivolta a sapere se un partito o gruppo politico esente dalla raccolta firme potesse apporre il proprio simbolo nella forma ridotta all’interno dei contrassegni di una pluralità di liste di candidati al Consiglio comunale, e ai Consigli circoscrizionali, a sostegno dello stesso candidato sindaco o presidente di Circoscrizione.
Per la difesa, l’iniziativa della segretaria generale conferma “la serietà e la scrupolosità” con cui il principale ente locale interessato dalla consultazione ha inteso accertare — prima e non dopo la presentazione delle liste — la corretta interpretazione applicativa delle norme, al fine di garantire la regolarità della procedura elettorale.

In particolare, l’ente regionale nulla diceva sulle modalità di collocazione del simbolo tradizionale del partito all’interno del contrassegno. La segretaria generale del Comune di Messina aveva anche chiesto di capire se la cosiddetta “lenticchia” (ovvero un piccolo simbolo o logo) potesse essere apposta all’“interno” del contrassegno di una pluralità di liste e l’assessorato si era limitato a rinviare alle Commissioni circondariali, viene fatto notare.

Da qui un secondo provvedimento dell’assessorato regionale del 16 aprile 2026, con comunicazione della Prefettura di Messina il 20 aprile. Di fatto, c’è stata una seconda conferma dell’orientamento di Sud chiama Nord. Il Dipartimento Autonomie Locali provvedeva altresì a diramare a tutte le Prefetture siciliane ulteriori note di carattere generale in materia di contrassegni di lista

Di conseguenza, secondo l’avvocato Santi Delia, il ricorso è inammissibile. Gli atti andavano impugnati al momento della proclamazione e giungere all’annullamento dei provvedimenti di ammissione, “dopo che la stessa amministrazione abbia indirizzato tale interpretazione”, si porrebbe in “insanabile contrasto” con i principi costituzionali e di diritto europeo di legittimo affidamento e di certezza del diritto.

Legittimo affidamento e certezza delle regole della competizione

In ogni caso, questo è il punto di vista della difesa. La scelta di Sud Chiama Nord “non è stata autonoma ma è stata preceduta da “ampia interlocuzione con l’assessorato che ha espressamente individuato il partito come legittimato alla presentazione delle liste. La Prefettura, dal canto suo, ha espressamente diramato tali pareri alle Commissioni circondariali elettorali e in particolare a Barcellona, invitandole a seguire l’indicazione”.

In più, si sostiene, non può un sistema democratico fondato sulla fiducia delle istituzioni indurre un interlocutore, al compimento di una determinata scelta, e addossare allo stesso soggetto che tale fiducia ha riposto, gli effetti dell’eventuale errore commesso non dallo stesso ma dall’amministrazione. E il tema del legittimo affidamento, centrale nella tesi della difesa, si salda, nella materia elettorale, con il distinto ma connesso principio della certezza delle regole della competizione.

In sostanza, i candidati hanno fatto ragionevolmente affidamento sulle indicazioni provenienti dall’autorità preposta alla gestione delle elezioni. E domina “l’assenza di alcun intento fraudolento di eludere le stringenti prescrizioni della legge”.

Il consenso popolare per Basile e le 15 liste

La difesa cita a favore, in linea con l’orientamento del Consiglio di giustizia amministrativa, pure il consenso popolare per il candidato Federico Basile, eletto al primo turno con il 58,42% dei voti, e le quindici liste contestate hanno complessivamente ottenuto il 57,16%. E “manca qui il principio di prova, anche in via presuntiva, dell’alterazione sostanziale del dato elettorale che tali irregolarità avrebbero cagionato”.

I ricorsi in ottobre sulle elezioni a Barcellona e Messina

Lo ricordiamo, il primo ottobre ci sarà l’udienza al Tribunale amministrativo regionale in merito alle cinque liste, presentate senza raccolta firme, a sostegno dell’eletta sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto Melangela Scolaro. Ricorso contro la vittoria di Sud chiama Nord presentato dall’avvocato Paolo Starvaggi per conto di due cittadini. Il primo appuntamento in aula per Messina, invece, è fissato per il 20 ottobre. In quella data si valuterà l’istanza promossa dai legali Giuseppe Losi e Roberto Materia per conto di due residenti. Una seconda azione legale porta la firma degli avvocati Angelo Giorgianni (ex senatore e sottosegretario ed ex magistrato) e ancora Paolo Starvaggi, sempre per conto di due cittadini.

Di conseguenza, tra sentenze del Tar e possibile ricorso al Cga, Consiglio di giustizia amministrativa, andremo incontro a un commissariamento del Comune di Messina e poi alle elezioni nel 2027, dopo il trionfo elettorale di Basile? O, al contrario, tutto rimarrà così, prevalendo la tesi sostenuta dal sindaco riconfermato e da De Luca sulla legittimità del percorso intrapreso? Tesi sostenuta sul piano legale, come abbiamo evidenziato, dall’avvocato Santi Delia.

Di certo, quest’incertezza si aggiunge alle strategie di Cateno De Luca per le regionali e le politiche. E le può complicare. E sarà un tema al centro della polemica politica almeno per un altro mese, in vista della prima sentenza di ottobre.

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