L'opinione. Sturniolo: "L'alternativa a De Luca? Un nuovo municipalismo per Messina"

L’opinione. Sturniolo: “L’alternativa a De Luca? Un nuovo municipalismo per Messina”

Autore Esterno

L’opinione. Sturniolo: “L’alternativa a De Luca? Un nuovo municipalismo per Messina”

lunedì 31 Agosto 2026 - 20:00

La riflessione dell'ex consigliere comunale e leader del movimento No Ponte

La notizia che a ottobre una sentenza del Tar potrebbe portare al commissariamento degli organi elettivi della città di Messina ha rianimato un dibattito politico che sembrava annichilito dalla netta vittoria di Basile alle recenti elezioni amministrative. A ben guardare si tratta di un riflesso condizionato comprensibile. Come quando ti riesce un gol che ti rimette in gioco. Da tifoso del Messina penso alla rete segnata da Ragusa contro la Gelbison a tre minuti dalla fine nello spareggio che alcuni anni fa ci tenne in serie C. Nulla sembrava annunciarla, ma avvenne. Sembrava poco, allora. Oggi faremmo carte false.

Ecco, dunque, che forze politiche e coalizioni sconfitte politicamente, prima ancora che elettoralmente, sperano di avere un’altra chance. Ma che chance ci si può dare se non si hanno idee? Sì, perché la questione fondamentale è questa: dal punto di vista della visione politica Cateno De Luca, che guida col piglio del comando, le azioni di Sud chiama Nord, rappresenta l’unica espressione che abbia una densità politico-amministrativa di un certo rilievo nella nostra città. Non dico che sia bella. Dico che è l’unica. Il resto è, per quello che si è visto alle passate elezioni, mera amministrazione degli equilibri politici e di consenso pre-esistenti. Con qualche piccola eccezione, certo, ma le eccezioni fanno, appunto, la regola.

E’, dunque, la domanda giusta quella di chiedersi se il Tar darà ragione ai ricorrenti? No, non è la domanda giusta. La domanda giusta è: la prospettiva politico-amministrativa proposta da De Luca va bene o può essercene un’altra migliore, più evoluta? Si possono negare le trasformazioni avvenute negli ultimi anni? Io penso di no. Nel 2013, quando entrai in Consiglio Comunale, in città circolavano meno di 20 autobus e ora (dopo tre amministrazioni) più di 100, la differenziata era al 3% e ora al 60%. Tutto merito della compagine di De Luca? No, naturalmente. Alcune attività, ad esempio, erano già state attivate e, soprattutto, De Luca e Basile hanno avuto a disposizione i flussi finanziari derivanti dal Covid, le cui dimensioni prima ce le si poteva scordare.

Ma questi sono argomenti da convegno. Non hanno a che fare con la percezione che hanno gli abitanti di Messina. Chiunque voglia aspirare a contendere la guida politica della città o anche semplicemente ad esistere politicamente a Messina deve partire da questo: dalle trasformazioni avvenute. Soprattutto, chi vuole contendere un discorso politico pubblico a De Luca deve sapere cosa siano oggi i Comuni. E su questo, a me pare, ci siano stati enormi errori di valutazione nel passato. Per esempio, non si è capito cosa volesse dire amministrare nella crisi. Solo per fare un esempio, statisticamente il 70% dei sindaci viene rieletto al secondo giro. Non è stato così per chi passava dal vertice delle città intorno al 2013, gli anni dell’austerità, di Monti, degli indirizzi della Troika.

Un discorso a parte meriterebbero i piani di riequilibrio, dispositivi che chi si occupa delle cose dei Comuni ha sancito ormai come fallimentari. Non era difficile capire, quando vennero introdotti, che si trattava di un metodo per disimpegnare lo Stato dalla crisi finanziaria dei Comuni e taglieggiarli. Oggi è troppo tardi. Stanno già pensando a cambiare metodo. Allo stesso modo, era evidente che la modifica dei sistemi di bilancio avvenuta nel 2015 avrebbe massacrato i Comuni del Sud, ma, presi dai tecnicismi, pochi degli attori politici del tempo hanno affrontato il problema. A capirlo fu De Luca che scommesse tutto sui fondi extra-bilancio. E’ su questo che si è fondata la sua narrazione del Salva Messina: tagli e fondi extra-bilancio. L’ha raccontata come lui sa fare e secondo me in parte non è, ma ha vinto politicamente su questo.

Possono, dunque, oggi i partiti rifarsi su De Luca? A me pare di no. Di sicuro non da soli. Per il fatto semplice che i partiti di centrodestra sono un qualcosa che assomiglia a dei notabilati, gruppi di consenso costruiti intorno a una persona, e quelli di centrosinistra hanno ormai dimensioni molto ridotte. E come competere, poi, con un uno che sta 24 ore al giorno sul pezzo. De Luca in questo è imbattibile per la mole di discorso pubblico che genera. Trovarne uno uguale e contrario è pressoché impossibile. L’unica cosa che potrebbe aspirare a competere con la macchina politico-mediatica di De Luca sarebbe qualcosa di completamente diverso: un soggetto collettivo, civico, una comunità, qualcosa che metta insieme la ricchezza di tanti percorsi diversi, un processo istituzionale che nasca prima nella società che dentro una campagna elettorale.

Ciò per cui varrebbe la pena di battersi oggi sarebbe un nuovo “municipalismo”, un processo che opponga la democrazia di base a una prassi politica e amministrativa fondata sul comando di uno. Non sfugge, evidentemente, che il comando di uno sia una tentazione cui le comunità a volte cedono. La semplificazione dei processi decisionali rende tutto più facile. Il problema è che rende anche tutto più involuto. Sì, perché ciò su cui bisogna porre l’attenzione non è se il corso a guida De Luca sia migliore dei precedenti, ma se sia quello preferibile o se non sia preferibile una politica in cui tutti (o almeno tutti quelli che hanno voglia di farlo) possano dire la propria, partecipare alle decisioni che li riguardano. Con De Luca questo non è possibile. Non è possibile neanche all’interno del suo partito, dove anche i margini di autonomia dei singoli soggetti sono quelli che lui concede.

I tempi che vengono non sono certo i tempi migliori. I soldi del PNRR sono finiti e ai Comuni verranno chiesti nuovamente sacrifici. Non è un caso se il Rapporto 2025 dell’Università Ca’ Foscari sui Comuni italiani s’intitola: I Comuni nel tunnel dell’austerità. E’ per questa ragione che tutto il patrimonio teorico sui Beni Comuni inventato ai tempi della prima austerità, quella causata dalla crisi del 2008, verrà buono. Si tratterà di aprire una nuova fase, che sia creativa, competente e partecipata. Senza questi tre requisiti si soccomberà alle nuove condizioni. Certo, uno la può raccontare, come spesso viene fatto, ma la realtà, poi ti si sbatte in faccia. Di sicuro si tratterà di riaprire una discussione pubblica con i centri decisionali. Non è possibile vivere in un paese spaccato in due in cui i Comuni in dissesto o predissesto stanno tutti da una parte. In questo De Luca ha avuto ragione a dire che le decisioni su Messina non possono venire da Roma, ma certo non possono venire neanche da Fiumedinisi.

Gino Sturniolo

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