Frate Giuseppe Maggiore lascia Messina, mancherà la sua voce critica e libera

Frate Giuseppe Maggiore lascia Messina, mancherà la sua voce critica e libera

Marco Olivieri

Frate Giuseppe Maggiore lascia Messina, mancherà la sua voce critica e libera

venerdì 02 Ottobre 2026 - 16:48

Il cappellano della stazione in viaggio verso il Veneto. Dal 2017 a sostegno degli ultimi in città

MESSINA – Dalla Sicilia al Veneto. In queste ore sta viaggiando in direzione Annone Veneto. “Ho parlato con i miei superiori dopo aver ricevuto la proposta dal vescovo e ho deciso di cambiare aria. Ero a Messina dall’ottobre 2017”. Così spiega la sua partenza frate Giuseppe Maggiore, che vanta 27 anni di professione religiosa da “frate al fianco degli ultimi”.

Da cappellano della stazione centrale di Messina, ha tenuto sempre a precisare: “Sono un francescano e per me la condivisione è tutto. Il mio è un dialogo fra pari, giorno e notte, con quelli che la società considera scarti. E dai quali ho imparato tanto. I poveri sono i miei maestri. “Io cerco di essere uno di loro. Vivo in mezzo agli ultimi, i poveri, gli emarginati e mi nutro di un rapporto che intende essere paritario”.

Di certo, mancherà la sua voce critica. Dall’attenzione al tema dei migranti alle critiche a Messina Social City, quando non ne condivideva alcune scelte, frate Giuseppe è stato sempre attento a essere libero e controcorrente. E in questi anni ha pure collaborato proficuamente con l’assessora alle Politiche sociali Alessandra Calafiore e con la polizia ferroviaria.

Ha raccontato spesso FraPè, come viene chiamato: “Io sono di San Fratello, sui Nebrodi. E a ispirarmi è stato proprio san Benedetto, figlio di schiavi africani arrivati in Sicilia nel 1500 e nato nel mio paese. La mia vocazione è nata nel segno del quarto centenario della morte di San Benedetto il moro. E nel 2024 c’è stato il quinto centenario della nascita. Non è un caso che non sia diventato sacerdote, rimanendo frate. San Benedetto, da San Fratello, non era sacerdote. Non sapeva né leggere né scrivere ma era dotato di una sapienza tale che tanti teologi andavano da lui per avere consigli. Questa figura di santo africano, frate minore, mi ha sempre accompagnato e ispirato”.

E ancora: “Dopo il diploma magistrale e il militare nel 1992 a Palermo, nel periodo dei Vespri siciliani, nel ’95 sono entrato tra i frati minori rinnovati e poi nei frati minori nel ’97. Ho fatto l’accoglienza a Colesano, nel Palermitano. Subito dopo Alcamo, Ispica, dove ero novizio, per poi prendere i voti nel ’99. Un impegno a vivere in castità, obbedienza e povertà”.

“Come è difficile l’obbedienza”

Qual è il più pesante da osservare fra i tre voti? “L’obbedienza. Non è solo la disponibilità a spostarsi ovunque. C’è anche l’obbedienza oblativa, quello spirito d’abnegazione che a volte è scomodo. Sono però tre aspetti concatenati: castità, povertà e obbedienza sono intrecciati ed è il cuore a ispirare tutto”.

Diventato frate, Giuseppe è stato impegnato nel Cammino di Santiago, con un’esperienza tra senza tetto, pellegrini e artisti di strada, per poi vivere per quasi tre anni in Marocco. In questo Paese, con l’aiuto di giovani musulmani, fra Giuseppe è riuscito a creare un doposcuola per bambini di strada, interagendo con le scuole marocchine e instaurando un costante dialogo. Poi una breve esperienza in Brasile tra le favelas e quindi Favara, dove ha aperto il convento ai migranti e ai senza fissa dimora, “respingendo ogni finanziamento da parte di istituzioni statali ed ecclesiali”.

“Dopo le minacce subite a Favara, un anno da eremita a San Fratello”

Per cinque anni ha accolto più di 700 persone, mettendosi “contro coloro che speculavano sulla pelle dei migranti. La conseguenza? Ho subito diverse minacce, lettere anonime e atti intimidatori. Ma questo non mi ha impedito dal continuare a dare voce a chi non ce l’ha”, ha raccontato anche in precedenza al nostro giornale. Nel 2016, gli è stata proposta la candidatura come presidente del Consorzio per la legalità e lo sviluppo di Agrigento. Ma ha preferito rifiutare “per immergermi nel silenzio e nella solitudine, alternando preghiera e lavoro. Ho scelto di vivere un anno, a San Fratello, facendo vita eremitica, e ho rinunciato ad andare in Brasile. Vivevo in campagna da solo, prendendomi cura della mia spiritualità, e la domenica mangiavo dai miei. Ho potuto così coltivare una relazione intima con il Signore”.

L’approdo a Messina e il ruolo di cappellano della stazione

“Nel 2017 sono arrivato a Messina. Ho studiato il territorio e nel 2020, grazie a un’intuizione dell’arcivescovo Accolla e del vescovo ausiliare Di Pietro, è nata la proposta di fare il cappellano della stazione centrale. Qui svolgo il mio servizio evangelico”.

Da Messina al Veneto

Ha festeggiato i 25 anni da frate a Messina, nel 2024, e ora inizia per lui una nuova esperienza in Veneto. E, conoscendolo, anche quella sarà significativa.

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