Caro voli, prezzi già in salita (come sempre) in vista del Natale: l'analisi del fenomeno e le soluzioni possibili

Caro voli, prezzi già in salita (come sempre) in vista del Natale: l’analisi del fenomeno e le soluzioni possibili

Giuseppe Fontana

Caro voli, prezzi già in salita (come sempre) in vista del Natale: l’analisi del fenomeno e le soluzioni possibili

domenica 04 Ottobre 2026 - 07:46

A parlarne è Antonino Mangano, presidente di Oltrestretto, l'associazione riunisce expat e fuorisede messinesi: "Messina è un'isola nell'isola"

MESSINA – Con la fine di settembre e l’autunno che ormai corre, ma solo sul calendario viste le temperature, i tanti expat e fuorisede messinesi si ritrovano già a pensare a quando “scendere”. Il ritorno a Messina e in Sicilia è tutt’altro che scontato per tanti di loro, soprattutto per chi non conosce turni di lavoro o date di esami universitari. Ma anche per chi economicamente non può permettersi di affrontare il rincaro classico dei prezzi dei biglietti aerei (e ferroviari, in parte). Si tratta del fenomeno del caro-voli, di cui ciclicamente si parla senza mai giungere a una soluzione reale per mitigare le criticità. E i prezzi dei biglietti sono già in salita.

L’analisi del fenomeno caro-voli

Della legge del mercato e di come affrontare la situazione, ha parlato Antonino Mangano, presidente di Oltrestretto, l’associazione che riunisce gli expat e i fuorisede messinesi sparsi in giro per l’Europa. “Il caro-voli – ha spiegato Mangano -, è quasi scontato dirlo, risponde alla ciclicità stagionale che viene avvertita soprattutto dalla Sicilia e dalle altre aree periferiche d’Europa o del mondo. La distanza da percorrere, l’afflusso di gente che si riversa nelle alte stagioni, come periodi estivi e vacanze di dicembre, insieme ad altri calcoli verranno presi in considerazione per determinare il prezzo”.

“L’afflusso maggiore di persone nei momenti dell’anno che ho citato riflette una visione attualmente tragica della Sicilia, vista come luogo dove passare le vacanze e ritrovare gli affetti, e non come luogo intorno a cui ruotano ogni giorno, nel corso di tutto l’anno, interessi professionali, politici, culturali, di attivismo. Le compagnie aeree lo sanno, perché tengono sotto controllo i flussi di viaggiatori e anche noi viaggiatori possiamo confermare l’esistenza ingombrante di questa ciclicità che è diventata quasi una tradizione”.

Mangano: “Messina un’isola nell’isola”

Da qui il rincaro dei costi per l’utenza, ma non solo. Mangano nella sua analisi spiega: “L’impennata dei prezzi è anche dovuta a una relativa assenza di concorrenza. Nei luoghi in cui si osserva una maggiore presenza di infrastrutture e trasporti, la competizione tra compagnie aeree, treni, autobus e altri mezzi – a meno di non avere cartelli più o meno latenti – agevola l’abbassamento dei prezzi e la scelta tra opzioni. La Sicilia soffre di questa mancanza di infrastrutture e trasporti che siano davvero competitivi tra loro. E ancora di più ne soffre la provincia di Messina, che è un’isola nell’isola”.

E ancora: “Catania o Palermo dispongono dei loro aeroporti, che sono collegati alla ferrovia e contano la presenza di bus, per quanto questi possano essere esigui nei casi di dirottamenti aerei o blocchi aeroportuali. Messina si trova distante dagli aeroporti e arrivare da altre parti d’Italia o dall’estero comporta dispendio di tempo e spesso anche più di un cambio di mezzo. Materialmente, il consiglio più utile è destagionalizzare la propria presenza in Sicilia o prenotare in anticipo, per chi può programmare le ferie, ma di questo elemento ne parlo in maniera più approfondita nella prossima domanda”.

Caro voli: “Il bonus regionale utile, ma non basta”

Quindi cosa si può fare? La Regione siciliana ha lanciato da oltre un anno un bonus sotto forma di rimborso per i residenti in Sicilia. Ma non basta: “Il bonus regionale è utile, sebbene limitato alle risorse messe in campo dal bilancio della Regione. Il bonus, tra l’altro, è valido solo per i voli dei siciliani residenti in Sicilia che partono da o verso un altro aeroporto italiano. Questo significa che, per esempio, tutta la fetta di siciliani residenti all’estero – e parliamo di quelli regolarmente iscritti all’AIRE – vengono di fatto esclusi e risultano ancora più scollegati dalla loro terra d’origine”.

“Un discorso simile – ha proseguito il presidente di Oltrestretto – può valere anche per la bella iniziativa del treno Sicily Express: un’opzione utile, ma che diventa un terno al lotto, una ‘guerra tra disperati’. Vengono beneficiati solo coloro che riescono a prenotare più velocemente durante il click day. Tutti coloro che rimangono fuori sono comunque costretti ad acquistare titoli di viaggio aerei o ferroviari a caro prezzo. Questa disparità e questa penuria di opzioni per tornare in Sicilia rende ancora più evidente ciò che ho detto prima: in Sicilia non ci sono molte opzioni infrastrutturali”.

Muoversi per tempo è “una soluzione”

La soluzione resta muoversi per tempo: “Come dicevo prima, destagionalizzare e prenotare i viaggi con il più largo anticipo possibile può essere una buona pratica: molti si riducono all’ultimo minuto, e in quel caso non si possono biasimare le compagnie di trasporti. Conoscendo le politiche di queste ultime e le dinamiche di viaggio, dovrebbe essere cura dei passeggeri trovare le soluzioni migliori e più sostenibili per se stessi. Tuttavia, si rischia di essere parziali se non si guarda a un fattore determinante: l’organizzazione del lavoro. Negli anni del COVID-19 e anche dopo si era parlato di smart working, di lavoro da remoto, o anche della ventata di south working, il lavoro da remoto dal Sud Italia, che avrebbe permesso a meridionali di lavorare dal Mezzogiorno per aziende del Nord Italia, del resto d’Europa o del mondo”.

Il lavoro da remoto e l’emigrazione che aumenta

“Le domande da porsi sono: nell’organizzazione del lavoro, e per le professioni che in teoria potrebbero farlo, quante aziende ammettono di esercitare le funzioni da remoto? Per quanto tempo all’anno? Quante persone ne beneficiano in maniera flessibile, senza dover fronteggiare cavilli o compromessi strappati a fatica? Consideriamo la connessione tra condizioni di lavoro e infrastrutture nel caso di Messina: se la produttività della città stagna e non vi sono investimenti, non vi è attrazione né di altri capitali né di persone, anzi, si avrà il risultato opposto, ovvero stillicidio demografico, maggiore emigrazione. L’assenza di persone genera minori spostamenti e, conseguentemente, un abbassamento negli interessi a investire nel potenziamento delle infrastrutture: i fondi verrebbero dirottati verso aree dell’Italia in cui le necessità di maggiori infrastrutture vengono avvertite per la forte presenza di popolazione transitante”.

Le due soluzioni

Mangano ha infine concluso: “Due soluzioni dovrebbero essere quelle da privilegiare. Cercare di fare leva sulle amministrazioni regionali e nazionali affinché investano in migliori infrastrutture – anche tecnologiche – o velocizzino la costruzione di quelle già in essere o già programmate, oltre a dialogare con eventuali investitori privati che volessero sostenerne la creazione di nuove. Un altro elemento chiave sarebbe quello di rendere Messina e la sua provincia più appetibili, accoglienti per coloro che volessero avviare delle attività produttive innovative e che possano generare lavoro. Solo in questo modo si renderebbe il territorio vivo, interessante anche per le compagnie di trasporti che si troverebbero con una utenza maggiore, oltre a rendere il territorio messinese molto più facile da raggiungere per coloro che viaggiano, che ritornano, che vogliono scoprire il nostro territorio”.

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