Tomasello, ieri a colloquio con il ministro Gelmini, questa mattina interviene dall’aula magna del rettorato annunciando importanti cambiamenti: «Interverremo su più fronti: necessario risparmiare ma al tempo stesso mantenere un adeguato standard di servizi per gli studenti»
Ieri a Roma a colloquio con il ministro di Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini per discutere, insieme con altri colleghi, della situazione dell’Università Italiana nell’ottica delle riforma che a breve verrà definitivamente approvata in parlamento. Questa mattina a confronto con la comunità accademica e cittadina per spiegare che mesi saranno quelli che l’Ateneo Peloritano attraverserà proprio in considerazione dei futuri cambiamenti. A parlare ovviamente il rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello che intervenendo dall’aula Magna del rettorato ha fornito un dettagliato rapporto sull’attuale stato economico-finanziario dell’Ateneo non mancando di effettuare precisazioni e chiarimenti rispetto a quanto pubblicato qualche giorno fa dal quotidiano il “Sole 24Ore”.
Una conferenza quella svoltasi questa mattina che, data la quantità di informazioni fornite, potremmo suddividere in due momenti. Nella prima fase infatti, Tomasello attraverso un’ampia e generale premessa relativa al delicato momento vissuto dal mondo accademico italiano e non solo da quello messinese, ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto ad indire l’odierno incontro, «dando un’anticipazione di quanto sarà stabilito dalla futura legge di riforma universitaria che prevede, tra le altre cose, di rendere pubblica la rendicontabilità, come prassi corretta della gestione degli atenei» dichiara Tomasello. Una prassi che l’Ateneo di Messina ha deciso sin da subito di mettere in pratica, dato l’allarmismo degli ultimi giorni: «Il quotidiano di Confindustria oltre ad utilizzare dei criteri non ancora stabiliti dal Ministero – afferma Tomasello – rischia di alimentare inutili e sterili polemiche. Non è infatti ancora stato deciso – specifica il “numero uno” di Piazza Pugliatti – come verranno suddivisi i 525 milioni di euro destinati dal governo alle Università Italiane. Ne consegue che l’ultimo posto di quella classifica occupato da Messina non ha ragione di essere».
Tomasello ne approfitta poi per chiarire un’ulteriore e fondamentale aspetto sul perché l’Ateneo Peloritano sarà quello che, stando alle previsioni, verrà maggiormente danneggiato dai tagli della legge Tremonti: «Sulla base del vecchio criterio, il cosìdetto criterio storico, l’università dello Stretto finora è stata l’istituzione accademica più sovrafinanziata per l’altissimo numero di personale docente e tecnico amministrativo, comprendente anche quello del Policlinico Universitario. Ma la realtà ora è ben diversa, perché le sorti finanziarie dell’Aou non dipenderanno più dall’ateneo ma dalla finanza regionale». Un “tassello” di enorme importante nel puzzle econonimco-finanziario dell’Ateneo che, come ammette lo stesso Tomasello, è stato sì utile per il raggiungimento di alcuni obiettivi, contribuendo però al tempo stesso a creare un vero e proprio gap tra l’ottenimento del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) e il finanziamento storico.
Ecco dunque spiegato perché Messina, venendo meno quel sovrafinanziamento storico destinato al personale non docente, subirà un netto ridimensionamento delle proprie entrate che complessivamente sarà di circa 18 milioni di euro, ovvero il 10% in meno sui 180 milioni destinati a Messina tramite il FFO. Complessa ma tuttavia inevitabile dunque da parte dell’Ateneo l’inizio di una politica economica incentrata sul risparmio ma al tempo stesso mirata ad aumentare le entrate, nella speranza di attutire gli effetti dell’ingente “ammanco”. Prima “manovra” finanziaria, quella destinata a sollevare le più aspre polemiche ma, come afferma Tomasello, inevitabile e tuttavia non sufficiente a colmare il “buco” di 18 milioni, sarà costituita dai prepensionamenti e dai tagli del personale in esubero: «Nel 2009 cesseranno la loro attività 57 unità di personale non docente, 86 dell’Azienda ospedaliera, 48 degli uffici amministrativi di Unime, per un risparmio totale di circa 9 milioni di euro. A ciò si aggiunge poi la necessità di tagliare le 1000 unità in eccesso tra le file del personale tecnico-amministrativo. Messina, in questo caso sì che occupa l’ultimo posto nella classifica del Sole 24Ore, evidenzia una netta sproporzione nelle assunzioni di personale docente e non docente».
Ma la politica economica che verrà inaugurata dall’Ateneo Peloritano, cercherà di non trascurare nessun settore: si cercherà ad esempio di risparmiare nell’ambito dell’edilizia universitaria recuperando e valorizzando tutti i beni di cui l’Università dispone. E proprio a tal proposito Tomasello annuncia che ad aprile verrà organizzata una giornata interamente dedicata alla valorizzazione ed alla conoscenza dei beni dell’Ateneo. Sarà però necessario investire anche nell’internalizzazione dell’Università cercando di favorire collaborazione e progetti con altre realtà accademiche: «Bisogna affrontare un periodo sicuramente molto duro non affossando settori di fondamentale importanza come la ricerca, che continueremo a sostenere, o i servizi agli studenti. Punteremo inoltre all’ottenimento di importanti finanziamenti europei attraverso nuovi progetti». Da continuare a mantenere basso anche il livello di sepese per le consulenze esterne che dai 332 mila euro del 2004, è stato ridotto a 50 mila euro nel 2008.
Come detto sarà però altrettanto importante risparmiare: «Il nostro direttore amministrativo Giuseppe Cardile si sta preoccupando di far quadrare le voci di spesa riguardanti le utenze, energia elettrica, spese telefoniche ecc…Faremo attenzione persino – sottolinea Tomasello con un pizzico di veritiera ironia – a chiudere la luce ogniqualvolta usciremo da una stanza». Non sono mancate infine le rassicurazioni rivolte agli studenti i quali meritano il miglioramento dei servizi a loro dedicati «senza tuttavia aumentare – afferma il Magnifico – l’importo delle tasse».
Per l’Università dello Stretto è dunque tempo di dare il via ad un’autoriforma che, come annunciato già lo scorso novembre, permetta di intraprendere una nuova strada e un nuovo modo di concepire l’Ateneo: «Se ci si ostina a pensare che sia possibile continuare ad gestire ed amministrare il mondo accademico come avveniva un tempo, dell’Università rischia di non rimanere più nulla».
(foto Dino Sturiale)
