Emergenza rom San Raineri, nuovo incontro a Palazzo Zanca. L’ipotesi “autocostruzione” tra le più gettonate

Emergenza rom San Raineri, nuovo incontro a Palazzo Zanca. L’ipotesi “autocostruzione” tra le più gettonate

Emergenza rom San Raineri, nuovo incontro a Palazzo Zanca. L’ipotesi “autocostruzione” tra le più gettonate

martedì 06 Aprile 2010 - 08:44

Secondo quanto sostenuto dalla presidente dell’Istituto Mediterraneo di Bioarchitettura Biopaesaggio Ecodesign e de “L’altra città” Caterina Sartori, la metodologia dell’autocostruzione potrebbe rivelarsi adeguata anche con riferimento agli interventi da effettuare nei villaggi colpiti dall’alluvione

Nuovo incontro fissato domani pomeriggio alle 17 a Palazzo Zanca per discutere dell’emergenza abitativa connessa al campo nomadi di San Raineri, dove da oltre 20 anni risiedono stabilmente diversi nuclei familiari la maggior parte dei quali integrati nel tessuto sociale della città. L’ordinanza di sgombero che interessa l’area della zona Falcata ha infatti posto l’amministrazione comunale di fronte alla necessità di individuare, per i rom che a breve dovranno abbandonare le proprie “abitazioni”, una sistemazione alternativa che non sia causa di “ghettizzazione” ma che al contrario punti ad un’ulteriore avvicinamento alla realtà locale. Di questo e molto altro si discuterà nel corso del confronto proposto dall’assessore alle politiche di integrazione multietnica, Dario Caroniti, e convocato dal Presidente della Consulta comunale delle organizzazioni che operano nel settore delle attività sociali, Filippo Cammaroto.

E sul futuro della comunità nomade di San Raineri, ritorna oggi la presidente dell’Istituto Mediterraneo di Bioarchitettura Biopaesaggio Ecodesign e de “L’altra città” Caterina Sartori, che rispetto alla metodologia dell’autocostruzione come possibile soluzione per la sistemazione delle famiglie rom, precisa rivolgendosi all’assessore Caroniti: “Sono compiaciuta del fatto che il rappresentante della giunta Buzzanca sia stato interessato dalla proposta di autocostruzione avanzata dall’Istituto Mediterraneo e condivisa dall’associazione L’altra città, anche perché ritengo che abbia colto alcuni punti salienti. Tale metodo – specifica infatti la Sartori – prevede la possibilità di edificare o recuperare uno o più nuclei abitativi, evitando al tempo stesso che i nomadi stanziali vadano ad impinguare le graduatorie dell’emergenza e del disagio afferenti o meno al Risanamento ex L.R. 10/90, con risorse finanziarie peraltro certamente ridotte rispetto a quelle necessarie per gli ordinari criteri di edificazione”.

In più, specifica la Sartori, questa metodologia operativa consentirebbe di utilizzare tecniche e materiali ecosostenibili e facilmente riciclabili, un risparmio di risorse finanziarie e, inoltre, favorendo la partecipazione al processo produttivo degli stessi fruitori finali, faciliterebbe l’accoglimento, dal punto di vista psicologico, dei manufatti e dell’intero insediamento ed inoltre, “potrebbe rappresentare una opportunità per la creazione di piccole imprese artigiane e quindi per un potenziale inserimento nel mondo del lavoro, e dunque sociale, degli stessi fruitori finali delle abitazioni”. Un’idea, sostengono dunque i promotori, che potrebbe permettere di guardare oltre l’immediata emergenza del campo rom, e che potrebbe essere riproposta anche nell’ambito della ricostruzione nei villaggi e nei comuni danneggiati dai fenomeni alluvionali, “soprattutto nei casi in cui si è verificato un diffuso danno alle abitazioni ed anche alla definizione di una soluzione attendibile alla annosa questione della manutenzione del patrimonio residenziale pubblico, atteso che, le risorse a ciò destinabili sono sempre più esigue, e i costi insostenibili, e potrebbe consentire il recupero di immobili comunali o di altri enti o istituzioni”.

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