Al Palacultura si tirano le somme sulla cinque giorni di esercitazioni effettuate da nord a sud, sulle colline e in mare. L’ing. Rizzo: «Siamo ancora lontani da livelli pienamente buoni, è solo l’avvio di un percorso». Brondi della Protezione civile nazionale: «In questa città il nodo fondamentale è la viabilità»
«Cinque giorni di esercitazioni sono tanti». E’ piacevolmente stupito Fabio Brondi, funzionario della Protezione civile nazionale, nel commentare la conclusione della prima “Settimana della sicurezza”. Cinque giorni di esercitazioni in cui si è iniziato a testare la reazione della gente ma anche e soprattutto della macchina della Protezione civile di fronte all’emergenza causata da un sisma 6,3 gradi della scala Richter. Non a caso parliamo di “prima” settimana della sicurezza, è lo stesso ing. Antonio Rizzo, coordinatore delle operazioni, esperto a titolo gratuito del sindaco per l’attuazione del Piano di Protezione civile, ad auspicare che dopo questo forcing di cinque giorni si eseguano altre esercitazioni. Anche perché, inutile negarlo, in caso contrario sarebbe servito tutto a poco. Rizzo, insieme a Brondi, a Bruno Manfrè, della Protezione civile regionale, e a Fortunato Romano, assessore alla Protezione civile del Comune di Messina, ha fatto il punto della situazione stamattina al Palacultura, aperto nuovamente al pubblico dopo l’inaugurale presentazione del progetto del Ponte sullo Stretto e la serata dedicata alla Festa della donna.
Un proprio saluto l’ha voluto fare anche il sindaco Giuseppe Buzzanca: «E’ stata la più importante esercitazione mai realizzata nel Mezzogiorno d’Italia – ha affermato con orgoglio – effettuata in una città difficile, piena di contraddizioni e di tentativi di scontro, con una minoranza restia al confronto a fronte, però, di una maggioranza che cerca l’armonia. Abbiamo dimostrato che una rete di singoli diventa uno straordinario patrimonio per la città: è il patrimonio della Protezione civile, a cui dobbiamo saper dire grazie. Dobbiamo chiudere la pagina dell’improvvisazione per essere pronti e capaci nell’affrontare ogni emergenza. Questa è la pietra miliare per costruire il grande edificio della Protezione civile messinese». Soddisfatto anche l’assessore Romano: «La città ha risposto bene, credo di poter dire che abbiamo fatto un buon lavoro. Era importante testare come singoli piani di evacuazione e di prevenzione potessero entrare in sintonia con il più ampio Piano comunale. Questo, però, è l’avvio di una nuova fase, non è stato concluso nulla. Stiamo lavorando a due convenzioni, una con l’Università e l’Ordine degli ingegneri per il monitoraggio di primo livello degli edifici strategici di tutta la città, circa 300, e l’altra sempre con l’Università e l’Ordine degli architetti, per l’individuazione di nuove vie di fuga nei villaggi. Un passaggio voglio farlo sul Piemonte: abbiamo voluto dimostrare come sia un ospedale strategico per la città, non solo ai fini del Piano ma per tutta la comunità messinese».
Rizzo snocciola qualche numero: 240 ore di incontri di coordinamento, 42 istituzioni coinvolte, 45 interventi simulati, 26 mila studenti coinvolti, 500 feriti simulati di cui 474 fisicamente spostati negli ospedali o nei Posti Medici Avanzati allestiti, 882 evacuate dal Tribunale e, va sottolineato, si è effettuata la prima esercitazione riguardante Palazzo Zanca. Sono stati 138 i professionisti degli Ordini degli ingegneri, degli architetti e dei geologi e del collegio dei geometri coinvolti nelle operazioni. Un test particolarmente importante è tutt’ora in fase di svolgimento a Fondo Saccà, a Maregrosso, dove è stata ipotizzata una situazione di emergenza particolare. Le squadre di rilevamento danni hanno “testato” 84 delle 108 unità abitative dell’area, usando le stesse metodologie utilizzate dopo l’alluvione del 1. ottobre. Altri numeri li ha dati Roberto Motta del dipartimento di Salute mentale dell’Asp n. 5: si tratta di un questionario posto a parte della popolazione (191 i soggetti intervistati) dal quale vengono fuori spunti interessanti: il 61 per cento ritiene di avere le informazioni necessarie per affrontare un terremoto, ma entrando nel dettaglio l’84,4 per cento chiede di averne di più e maggiormente specifiche. Secondo l’82 per cento degli intervistati l’esperienza dell’esercitazione è stata utile, mentre tra le cose da migliorare il 38,2 per cento individua il sistema di informazione e il 45 per cento l’organizzazione. Mossa qualche critica, in particolare, sulla cartellonistica.
A conclusione dei lavori, Antonio Rizzo parla di «un’operazione soddisfacente, considerando che per la prima volta si testava il Piano comunale. Ma siamo ancora lontani da livelli pienamente buoni. E’ solo l’inizio di un percorso. Il messaggio che viene fuori da questa esperienza è che ogni cittadino deve essere sempre consapevole che non esistono luoghi completamente sicuri, ma qualunque evento calamitoso può essere affrontato se si è stati preventivamente ed adeguatamente preparati». Compiaciuto anche Brondi della Protezione civile nazionale: «Un’esperienza interessante anche perché di solito le esercitazioni durano da uno a tre giorni. Buona l’operatività del Coc e delle Unità di crisi locali, anche si dovrà verificare come sarà attivarle tutte all’unisono. Il nodo fondamentale, per Messina, è quello della viabilità, che in questa città è molto difficile. Ben venga, dunque, la soluzione dell’intervento dal mare, da incentivare. Adesso l’importante è andare avanti: una sola esercitazione equivale a mettere il Piano in un cassetto». Anche Manfrè sottolinea il risultato di aver organizzato un’esercitazione così lunga: «Quando si prospettò questa ipotesi, qualche mese fa, mi sembrò un progetto molto ambizioso. La capacità organizzativa è stata di ottima qualità. Oggi ne sappiamo tutti un po’ di più, con la consapevolezza che senza le strutture di base tutto risulterebbe più difficile».
(foto Daniele Chitè)
