Nata nel 2005, l’Università della Terza Età organizza attività culturali che spaziano in più campi del sapere, rivolgendosi principalmente ai “meno giovani”. E tra i suoi iscritti conta anche ultraottantenni.
Anche quest’anno l’Università della Terza Età (Ute) di Barcellona presenta un ricco ventaglio di attività culturali. Per il nuovo anno accademico, inaugurato lo scorso 31 ottobre, sono stati attivati infatti, trentuno corsi di studio, appartenenti a diverse aree disciplinari (medico-scientifica, storico-letteraria, giuridica, artistica, linguistica e informatica). Le lezioni, iniziate il 4 novembre, hanno registrato un numero record di iscritti. «Abbiamo 300 corsisti – dichiara il Rettore dell’Ute, l’avv. Santanocita – una cifra che supera addirittura la capienza delle sale». Tra i corsi più gettonati, “Invito all’opera”, “Lectura Dantis”, psicologia della personalità, grafologia e attività motoria. Non mancano, inoltre, un laboratorio teatrale, corsi di ballo di coppia e di gruppo, di informatica e di lingua. «Nel corso dell’anno – anticipa il Rettore – si terrà poi una conferenza sul Riformismo storico e altre quattro o cinque ancora da definire».
L’Ute, che ha sede presso i Giardini Oasi di piazza S. Sebastiano, è un’università sui generis. Non organizza, infatti, corsi di laurea né rilascia titoli aventi valore legale. Istituita con delibera comunale nel 2005, è riconosciuta come “servizio pubblico culturale e di educazione permanente, rivolto, indipendentemente dal titolo posseduto, a tutti i cittadini di età superiore ai 35 anni, che intendano occupare il proprio tempo libero frequentando corsi di studio e di aggiornamento”.
«Questo è il quarto anno di attività dell’università – aggiunge il Rettore – e il bilancio è sempre più lusinghiero. Possiamo dire che miglioriamo di anno in anno». Rivolta principalmente ai “meno giovani”, ma aperta anche ai “più piccoli”, l’Ute conta una minoranza di iscritti di età compresa tra i 35 e i 50 anni, e una stragrande maggioranza tra i 60 e i 70 anni, cui si aggiunge un buon numero di corsisti ultraottantenni. «Si tratta per lo più – spiega ancora il Rettore – di ex-insegnanti interessati e in gran forma mentale». Perché tenere la mente in esercizio, continuare ad imparare e ad aggiornarsi è lo spirito, lo scopo e il motore dell’università.
