Zona Falcata, «l’Ente Porto revochi la concessione alla Palumbo»

Zona Falcata, «l’Ente Porto revochi la concessione alla Palumbo»

Zona Falcata, «l’Ente Porto revochi la concessione alla Palumbo»

venerdì 26 Febbraio 2010 - 09:22

La richiesta forte arriva dal sindacato di base Cub: «La ditta non ha mantenuto gli impegni, l’Ente è l’unico soggetto titolare di quelle aree»

La resurrezione dell’Ente Porto deve portare ad un risultato: la revoca della concessione delle aree della Zona Falcata attualmente occupate dalla Palumbo. Questo è quanto sostengono Federico Magro, Enzo Bertuccelli e Filippo Sutera del sindacato di base Cub, secondo cui ci sono almeno due fatti che permettono di «sperare che vengano finalmente tutelati gli interessi tanto bistrattati dei lavoratori, come spesso accade, e che non siano calpestate da “preminenti” interessi occulti di furbetti del quartierino, che pensando di instaurare un regime di monopolio». Il primo elemento di speranza, per la Cub, è il decreto legge del 1 dicembre scorso che inserisce la legge 191/51 (quella istitutiva del Punto franco) nell’elenco delle disposizioni statali «di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore». Questo perché è ferma la convinzione che «il Punto franco costituisce un’opportunità di sviluppo per la Sicilia e per Messina». Il secondo elemento arriva dalla giustizia, e ovviamente la citazione è per la sentenza del Cga del gennaio scorso che definisce la competenza delle aree della Zona Falcata di Messina. E soprattutto stabilisce «che il Punto Franco di Messina è attualissimo e attuabilissimo e pone, una volta per tutte, fine all’eterno conflitto di competenze fra l’Ente Autonomo Portuale di Messina e l’Autorità Portuale di Messina, che ha tediato anche i lavoratori della cantieristica navale messinese, i quali spesso si sono trovati a fare da pallina di ping pong fra le istituzioni per vedere tutelati i propri diritti».

Magro, Bertuccelli e Sutera sottolineano pure che «così come la Cub di Messina ha sempre affermato, tutto quanto sopra esposto è in palese contraddizione col Piano Regolatore Portuale adottato con delibera del 2008 dal Comitato Portuale dell’Autorità Portuale di Messina. Tale riprovevole Piano destina la più consistente porzione delle aree della Zona Falcata, vincolata dalla suddetta legge alla realizzazione del Punto Franco, a spazi pedonali, giardini pubblici e la impiega per opere di recupero urbanistico ed edilizio». La conseguenza, in questo caso, diventa una sola: «la cantieristica navale messinese, per molto tempo, vanto della nostra città, viene spazzata via e con essa tutte le sue maestranze»

Il quadro attuale è così dipinto dalla Cub: «La cantieristica navale messinese è in ginocchio per le difficoltà della Rodriquez, e per l’atteggiamento ormai ritenuto “ monopolista“ della ditta Palumbo, in quanto rimasta unica utilizzatrice delle aree, pur non avendo rispettato gli obblighi assunti nel marzo 2006 con l’aggiudicazione del il Bacino di Carenaggio e del cantiere di costruzione ex Cassaro ed altre aree della Zona Falcata. Infatti con tale contratto tale ditta avrebbe dovuto assorbire tutti i lavoratori ex Smeb (81), incrementare il personale diretto e con nuove assunzioni (84) entro il 31/05/2008 per un totale di 165 e realizzare, entro l’anno 2007, investimenti di 15.500.000,00 (15,5 milioni) di euro per la messa in sicurezza e la relativa ristrutturazione delle aree affidate. A tutt’oggi a noi risulta, che le assunzioni promesse non sono state fatte, che i lavoratori operano in condizioni lesive per la loro incolumità e dignità e che le aree ex Cassaro affidate alla Palumbo sono in assoluto degrado e abbandono».

Secondo il sindacato «è indispensabile, che le attività di gestione ormai formalmente di esclusiva competenza dell’Ente Autonomo Portuale, vengano gestite direttamente revocando la concessione alla Ditta Palumbo e assorbendone tutto il personale, sia quello interno come anche le unità ex Smeb che per inadempienza contrattuale la Palumbo non ha assunto. La Cub di Messina si adopererà affinché il bacino di carenaggio diventi uno strumento fruibile da tutti gli operatori navali che di volta in volta ne facciano richiesta, stimolando così il rilancio della cantieristica navale con conseguente accrescimento di posti di lavoro e dell’economia della città di Messina, che finalmente deve decollare».

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