Saja e Cama rispondono alle affermazioni del presidente del collegio dei revisori Frisone: «Le forme gestionali utilizzate sono severamente vietate per le aziende pubbliche, tra cui le aziende speciali»
Può sembrare una diatriba espressamente tecnica e di scarsa rilevanza concreta. Ma il botta e risposta sulla contabilità utilizzata in questi anni all’Atm è tutt’altro che secondario. Se l’azienda trasporti di Messina è infatti arrivata sull’orlo del baratro (finendoci praticamente dentro), i motivi sono da ricercare anche e soprattutto nel modo in cui la stessa è stata gestita. Qualche giorno fa il presidente del collegio dei revisori dei conti dell’Atm, Giuseppe Frisone, aveva spiegato le sue ragioni sulla doppia contabilità e sulla gestione di tipo “privatistico” dell’azienda (vedi articolo correlato). Inevitabile la replica dei due ex consulenti contabili dell’Atm, Gaetano Saja e Antonio Cama: «Non siamo noi a sostenere che l’Atm, quale azienda speciale del Comune di Messina, è obbligata ad uniformare la propria contabilità seguendo le norme che regolano la gestione delle aziende pubbliche, ma è lo stesso Testo unico degli enti locali che ne fissa la regolamentazione allorquando, all’art.114, 1. comma, definisce l’azienda speciale quale ente strumentale del Comune, dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di un proprio statuto approvato dal consiglio comunale ed elenca come atti fondamentali delle aziende speciali, oltre al bilancio economico di previsione annuale e pluriennale ed il piano programma, comprendente un contratto di servizi che disciplina i rapporti tra il Comune di Messina e l’Atm, anche il conto consuntivo, che comprende il rendiconto finanziario, lo stato amministrativo, la situazione patrimoniale ed il bilancio di esercizio, che comprende il conto economico, il conto del patrimonio e la nota integrativa».
«Non v’è dubbio – aggiungono Saja e Cama – che il collegio dei revisori dei conti ha ritenuto l’Atm un’azienda privata e come tale ne ha impostato la relativa contabilità, tant’è che ha ritenuto possibile adottare diversi sistemi di contabilità, di cui quella ufficiale eseguita attraverso emissione di mandati di pagamento e di reversali di incasso, operati dal proprio tesoriere ufficiale Banca Nazionale del Lavoro, una ulteriore contabilità gestita attraverso la Banca Antonello da Messina con emissione di assegni per i pagamenti e di distinte di versamento per gli introiti ed una terza forma di gestione, che questo gruppo di lavoro ha definito “di tipo familiare”, effettuata attraverso pagamenti in contante, utilizzando fondi provenienti all’azienda dai servizi resi alla cittadinanza».
I due ex consulenti dell’Atm ribadiscono che «dette forme gestionali sono severamente vietate alle aziende pubbliche, siano esse aziende speciali, siano esse aziende partecipate, anche se gestite sotto forma di S.p.A., il cui capitale risulti interamente pubblico. Si smentisce in maniera categorica che il parere fornito dall’Asstra sia favorevole alle tesi sostenute sia dal collegio dei revisori sia dal consulente dall’Atm, Giuseppe Russo, anzi avvalora maggiormente la tesi sostenuta da questo gruppo di lavoro. Infatti l’Asstra chiarisce, tra l’altro, che il bilancio di esercizio viene ritenuto atto fondamentale dell’azienda Speciale ».
Secondo Saja e Cama «a questo punto devono essere gli organi istituzionali ad assumersi la responsabilità attinente la scelta gestionale, che dovrà comunque essere finalizzata a dare certezze, garanzie e trasparenza in relazione alla utilizzazione del denaro pubblico, non alimentando una diatriba che, certamente, sta diventando stucchevole». La confusione continua a regnare sovrana e il baratro per l’Atm non si è allontanato di un centimetro.
