Mentre in Parlamento si sta votando la Riforma Gelmini, gli studiosi di tutta Italia hanno occupato i “ piani alti” degli Atenei . Messina tra le città protagoniste. A fianco dei ricercatori anche una delegazione di studenti
Bare e striscione nero. Si respira area da funerale nell’ultima (in ordine di tempo) protesta dei ricercatori messinesi, che questa mattina- seguendo l’esempio dei colleghi di altre Università – hanno deciso di occupare l’Ateneo, salendo sul tetto del Rettorato. Circa una cinquantina gli studiosi che hanno aderito alla protesta, in attesa che il Parlmento decida sul futuro dell’Università italiana: proprio in queste ore, infatti, il ddl Gelmini è in discussione a Montecitorio e secondo i ricercatori la morte dell’Università pubblica – da qui il clima funereo – è ormai prossima.
Quest’ennesima protesta – ci spiegano i ricercatori e gli studenti di -Unime in protesta- e -Rete 29 Aprile-, organizzatori della manifestazione, – nasce dall’«accelerazione in Parlamento del Ddl Gelmini».
«Con una protervia ed una arroganza che sono la cifra distintiva di questo Governo – dichiara Graziamaria Pistorino, Segr. Gen. della Flc CGIL – PDL e Lega hanno riportato in Commissione Bilancio il DDL calendarizzando in questa settimana la discussione in Aula. In palese violazione delle regole parlamentari che vogliono che non si discuta di leggi di spesa mentre è aperta la sessione di bilancio, il DDL ha ripreso quindi il suo corso».
Ma più che sulla tempistica è sul contenuto della riforma che si concentrano le critiche dei ricercatori, sul piede di guerra anche per le modifiche apportate recentemente al testo attualmente al vaglio della Camera dei deputati.
«Il testo – spiega ancora la Pistorino- è stato ulteriormente peggiorato per mancanza di copertura finanziaria». Secondo quanto previsto dal disegno di legge, la figura dei ricercatori è considerata una figura ad esaurimento, destinata a scomparire per sempre dal sistema universitario italiano.
«Tuttavia – ci tiene a sottolineare Maria Francesca Davì, ricercatrice di letteratura francese nella Facoltà di lettere e filosofia – la nostra non è una lotta di corporazione, ma una battaglia in difesa di un’Università pubblica e democratica».
Non a caso, accanto agli studiosi ci sono anche gli studenti messinesi, da cui è nata l’idea di realizzare le bare in cartone (come si vede dalla foto in basso), a simboleggiare la morte annunciata dell’Università.
Ricercatori e studenti fanno sapere che passeranno la notte in terrazza, -banchettando- e a suon di musica per fare passare più velocemente il tempo, ma senza dimenticare i motivi profondi dell’occupazione di cui si sono resi protagonisti.
Il Parlamento discute, i ricercatori protestano. Il finale della storia è tutto da scrivere.
Foto Dino Sturiale. Su Photogallery altre immagini della protesta
