I rappresentanti sindacali di categoria non informati della visita cittadini del Guardasigilli. Conta (Sappe): «Un atteggiamento che conferma l’indifferenza del governo, un motivo in più per continuare la protesta». Programmato per il 16 dicembre un sit-in di fronte il carcere
Per il Ministro della Giustizia Angelino Alfano in riva allo Stretto una visita lampo. Ciò forse anche con la consapevolezza che se si fosse concesso più del dovuto, ad attenderlo avrebbe trovato un numero decisamente più nutrito di “pretendenti”. Tra loro, su tutti, gli agenti di polizia penitenziaria della casa circondariale di Gazzi che, come promesso, dallo scorso 7 dicembre hanno avviato la prima protesta per i problemi di sottodimensionamento di organico, denunciati da oltre due anni (vedi correlati). Il personale, come deciso unitariamente dalle sigle sindacali di Osapp, Sappe, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cnpp, hanno avviato lo sciopero della mensa carceraria e per il prossimo 16 dicembre hanno già programmato un sit-in di fronte la struttura penitenziaria, dalle 10 alle 12.
Una situazione di estrema complessità quella esistente tre le mura e le sbarre di Gazzi, che sembra però non essere tenuta nella giusta considerazione da chi di competenza. Nonostante infatti i sindacati ormai da mesi chiedano un incontro proprio con il Guardasigilli, in occasione del passaggio di Alfano nella città dello Stretto, nessuno, forse per evitare prevedibili situazioni di confusione, ha preventivamente messo a conoscenza i sindacati della visita del rappresentante del governo, che dall’altra parte non si è preoccupato di spendere una parola sui problemi che interessano la casa circondariale di Messina.
«Non sapevamo nulla della presenza del ministro in città – spiegano i rappresentanti di Sappe e Osapp, Conte e Chillemi – lo stiamo apprendendo da voi. La cosa ci lascia veramente perplessi, l’unica constatazione che ci viene da fare, o per meglio dire l’unica conferma che abbiamo, è che il governo continua ad ignorare le nostre richieste sottovalutandone l’importanza e non considerando le gravi carenze della struttura. Oggi abbiamo un motivo in più per ritenere valide le ragioni delle nostre proteste e ricordare a tutti che siamo solo all’inizio». L’attuale pianta organica del carcere permette infatti di soddisfare standard minimi di sicurezza, il sottodimensionamento stimato è di 305 unità.
