Il termine ultimo per poter partecipare al bando predisposto dall’Ato3 era il 30 dicembre. Nelle more di predisposizione della nuova gara concessa una proroga di sei mesi a Messinambiente, società che attualmente gestisce il servizio
“Nei termini previsti dal Bando Di Gara e dal Capitolato Speciale d’Appalto (CIG 0566353945), rettificato come da Avviso pubblicato in data 25/11/2010, e precisamente entro le ore 12.000 (dodici) del 30/12/2010, non sono pervenute offerte. Pertanto, al momento non si può procedere, alla definizione del nuovo appalto”.
Recita così l’avviso pubblicato sul sito dell’Ato3 alla voce “Bandi” sull’affidamento della gestione del servizio rifiuti. Si conclude dunque con un momentaneo nulla di fatto, la tanto discussa gara pubblicata lo scorso 14 settembre dalla società in liquidazione controllata da Antonio Ruggeri: il 30 è scaduto il termine per la presentazione delle domande di partecipazione ma la gara è andata deserta. Nelle more di predisposizione del nuovo bando, che con tutta probabilità sarà soggetto ad ulteriori “rivisitazioni”, è stata concessa una proroga di sei mesi a Messinambiente che attualmente controlla il servizio di raccolta. La società, ora guidata dall’ex direttore generale Armando Di Maria, da parte proprio sostiene però di poter continuare a gestire a pieno titolo il servizio in virtù della proroga in vigore fino al 2025 (vedi correlato).
Ad aver influito sull’esito della gara, con tutta probabilità, anche l’ultima circolare giunta da Palermo e siglata dall’assessore Chinnici: nel documento dello scorso 6 dicembre, infatti, l’Ato3, in quanto società in liquidazione, viene definita non competente ad “indire nuove gare per l’affidamento dei servizi afferenti o comunque strumentali alla gestione integrata dei rifiuti”. Tirano un sospiro di sollievo dipendenti e sindacati che all’indomani della pubblicazione del bando, come si ricorderà, hanno sollevato numerose polemiche legate soprattutto alle conseguenze occupazionali.
Un finale che lascia sul terreno vincitori e vinti e che “congela”, almeno per adesso, il possibile rischio di un’emergenza rifiuti.
