Il quartetto da camera francese da Faurè a Ravel
Il Quartetto Nous domenica u.s. ci ha condotto in una “full immersion” nella musica da camera francese, eseguendo, per la stagione musicale della Filarmonica Laudamo, i tre Quartetti per archi dei principali compositori francesi del periodo a cavallo fra 800 e 90: Faure, Debussy e Ravel. Il Quartetto in mi minore op.121 di Gabriel Faure rappresenta l’ultima composizione del musicista francese, ed è l’unico quartetto d’archi da lui composto. Relativamente poco eseguito, essendo l’autore più noto per i brani da camera composti per pianoforte e archi, si compone di tre movimenti, i primi due – “Allegro moderato” e “Andante” – dal carattere mesto e un po’m monocorde, mentre il terzo – “Allegro” più vivace. Assai più noto il Quartetto in sol minore op.10 di Claude Debussy, che ha concluso la prima parte della serata. Sebbene sia un’opera giovanile, già presenta in embrione le straordinarie novità stilistiche che caratterizzeranno le successive composizioni di quello che da molti è considerato il padre della musica moderna. È notevole in particolare il modo del tutto nuovo con cui viene variato il tema nel primo movimento “Animé e tres decidé”, trasfigurandolo secondo tecniche diverse dalle consuete variazioni. Interessante il secondo movimento “Assez vif e bien rythme”, ove una sorta di moto perpetuo con un tema ripetuto ossessivamente dalla viola prima e dal violino poi, mentre gli altri archi conferiscono un ritmo agitato tramite l’uso del “pizzicato”, cede il passo ad una tenera melodia in contrasto. Meno interessanti gli altri due movimenti – “Andantino dolcemente espressif” e “Tres moderé” che conclude il quartetto con una ricapitolazione dei temi precedentemente ascoltati. La seconda parte del concerto è stata dedicata all’esecuzione del Quartetto in fa maggiore di Maurice Ravel. Il brano fu dedicato a Faurè, maestro di Ravel, ma per la cifra stilistica tiene evidentemente più presente il Quartetto di Debussy, basti notare il secondo movimento – “Assez vif e tres rythme” dal titolo simile all’omologo di Debussy, e anche dalle stesse caratteristiche (l’uso accentuato del “pizzicato”). Tutto il Quartetto risulta di una piacevole freschezza, Ravel punta sulla plastica fluidità del suono, la sua musica è raffinata e priva di contrasti. I temi si ripresentano nei vari movimenti in forma ciclica. Molto bello l’elegante adagio – “Tres lent” del terzo movimento, avvolto da una atmosfera estatica; vivacissimo e trascinante il finale “Vif et agité”, una pagina accattivante e di sicuro effetto, reputata tuttavia non all’altezza degli altri movimenti dallo stesso Ravel, mentre Debussy, entusiasta del brano, gli raccomandò di non cambiarne neanche una nota. Egregia la prova dei quattro musicisti del Quartetto Nous: Tiziano Baviera, violino; Alberto Franchin, violino; Sara Dambruoso, viola; Tommaso Tesini, violoncello. Già ospiti in un recente passato al Palacultura, i quattro artisti, che hanno suonato in piedi (tranne il violoncellista, ovviamente) hanno dimostrato una maggiore maturità interpretativa, e sicuramente un perfetto affiatamento. Molto efficace l’interpretazione di questi raffinati brani, attenta ad ogni sfumatura. Splendido il bis concesso, il secondo movimento dal Quartetto in fa minore op. 80 di Felix Mendelssohn. Si tratta dell’ultimo capolavoro composto dal musicista tedesco in seguito alla morte della amatissima sorella Fanny; nel novembre dello stesso anno (1847) anche Felix troverà la morte. È un brano “Allegro assai” di grande tensione drammatica, come del resto tutto il Quartetto, che ha concluso mirabilmente e con successo la performance dei quattro musicisti.
