"Non chiediamo un posto di lavoro, ma di essere curati, se ci chiudono l'ospedale Piemonte ci uccidono". La signora Giuseppina Rasconà ha voluto raccontare la sua testimonianza di paziente del nosocomio ormai a quanto pare destinato alla chiusura.
“Abbiamo diritto di vivere tutti e non solo quelli che sono figli dell’avvocato o amici del primario. Se ci togliete l’ospedale Piemonte ci uccidete, io sono pronta a firmare 50 lettere e mandarle a chi volete, al Ministro della salute, al Presidente della Repubblica, ma non consentirò a nessuno di giocare con la nostra pelle, stiamo parlando della vita. Mi chiamo Giuseppina Rasconà, sono una che ha avuto salvata la vita al Piemonte e potete scriverlo, dico che è una vergogna. Il 13 maggio ho avuto un gravissimo problema, un blocco intestinale e sono finita al Pronto soccorso del Policlinico. Lì però era pienissimo di persone in attesa, non potevo restare ore ed ore, così i miei familiari mi hanno portato al Pronto soccorso del Piemonte, dove mi hanno prestato tutte le cure, tenuta sotto osservazione per tutta la notte. Non c’era posto negli altri ospedali, sono stata quindi ricoverata ed operata. Ero gravissima, sono finita anche in rianimazione, mi hanno trovato un carcinoma. Se non fosse stato per il pronto soccorso adesso non potrei raccontare questa storia. Voglio raccontare questa storia come semplice cittadina, non lavoro qui, non ho parenti né amici al Piemonte, solo medici che mi guardano negli occhi, mi ascoltano e mi hanno prestato tutte le cure con professionalità e devo dire solo grazie al professore Celi e al dottore Cucinotta. Dopo avermi tolto il carcinoma dovevo fare la chemio e al Piemonte non c’è l’oncologico, così sono andata all’ospedale di Taormina, ma lì, per una serie di problemi (tra l’altro ho dovuto pagare anche la visita) non ho sopportato i cicli di chemio e ho deciso di andare al Papardo, dove c’è il reparto oncologico. Qui hanno risolto la situazione ma a settembre si è reso necessario un nuovo intervento per rimuovere la stomia e a quel punto ho chiesto di essere ricoverata di nuovo al Piemonte, anche se ci sono queste voci sulla chiusura. Non si può mettere un popolo sotto scacco per interessi politici. Il direttore generale poi non si può permettere di dire che noi che vogliamo curarci al Piemonte “siamo gente di basso ceto sociale”, io non mi sento di un basso ceto sociale e mi offende quello che ha detto, il Piemonte non è un ospedale solo per barboni, ma anche se fosse così, siamo tutte anime di Dio da salvare lo stesso. E’ una vergogna,ma la colpa è nostra perché dovremmo protestare e gridare tutti. Non chiediamo un posto di lavoro o uno stipendio, noi chiediamo di essere curati, abbiamo bisogno di questi che io chiamo angeli nascosti, se ce li togliete ci uccidete. La verità è che vogliono far fare al Piemonte la stessa fine del Margherita, diventato un rifugio per tossicodipendenti. E’ una vergogna che dirigenti e istituzioni stiano facendo questo. E quello che dico lo firmo, Giuseppina Rasconà, paziente del Piemonte e che deve la sua vita a questo ospedale.”
