Una iniezione per far tornare le dita della mano ad estendersi senza chirurgia

Una iniezione per far tornare le dita della mano ad estendersi senza chirurgia

Una iniezione per far tornare le dita della mano ad estendersi senza chirurgia

venerdì 12 Dicembre 2014 - 10:01

Al policlinico "G. Martino" i primi due pazienti in Sicilia trattati con questo metodo

Una infiltrazione che consente di evitare l’intervento chirurgico. Per la prima volta in Sicilia due pazienti affetti dalla malattia di Dupuytren, patologia benigna che colpisce la mano, sono stati trattati presso l’AOU G. Martino di Messina con iniezioni di collagenasi. Una procedura, quella eseguita dal Prof Michele Colonna nell’UOC diretta dal prof. Francesco Stagno D’Alcontres, che sfrutta le potenzialità di questo enzima per sciogliere le corde patologiche del morbo di Dupuytren, situate nel palmo della mano, che diventano spesse e tendono a retrarsi, impedendo la normale estensione delle dita.

I due pazienti non hanno avuto nessun effetto avverso o complicazione; il farmaco iniettato consente di sciogliere la corda ripristinando una normale funzionalità. Si tratta di una sostanza innovativa, pertanto l’iniezione può essere effettuata solo da un chirurgo che abbia l’autorizzazione ufficiale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

Fra le malattie della mano, quella di Dupuytren è probabilmente la più frequente. Colpisce con netta prevalenza il sesso maschile (il rapporto è di 10:1), ma il livello di gravità può essere lo stesso anche nelle donne. La sua incidenza tende ad aumentare passati i 50 anni di età. Si presenta per lo più sul lato ulnare della mano; nel 55% dei casi bilateralmente; le dita che vengono maggiormente colpite sono, in ordine di importanza, l’anulare (63%), mignolo (53%), medio (23%), indice (5%) e pollice 3%.

Tra i vantaggi dell'utilizzo di questa metodica, l'assenza di ferite e quindi di cicatrici chirurgiche, un tempo di riabilitazione molto più limitato, che prevede di indossare un tutore estraibile per esercizi giornalieri e di notte per un mese, con libertà e ripresa dei movimenti dall'ottava giornata. E soprattutto un tasso di recidiva più basso del 20% rispetto alle recidive post-chirurgiche.

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