Agamennone in scena a Tindari: un'originale riscrittura con una splendida Maddalena Crippa

Agamennone in scena a Tindari: un’originale riscrittura con una splendida Maddalena Crippa

Tosi Siragusa

Agamennone in scena a Tindari: un’originale riscrittura con una splendida Maddalena Crippa

lunedì 31 Agosto 2026 - 06:00

Una versione intensa che affronta in chiave universale e attuale il tema della guerra. Impeccabili interpretazioni

Una riscrittura originale, intensa e essenziale è andata in scena il 27 agosto presso il Teatro Antico di Tindari, a chiudere la Stagione della Rassegna principale del settantesimo Festival teatrale, con direzione artistica di Mario Incudine. L’opera, in uno di indagine psicologica e di pregiata cerebrale significanza, è riferibile a Fabrizio Sinisi, con sapiente direzione e magistrale progetto scenico di Gianluigi Fogacci, e disegno luci di Pietro Sperduti. I costumi meravigliosamente ricostruiti sono riferibili a Marina Mango, le musiche d’ atmosfera ad Andrea Nicolini.

Dall’antico gigante di fuoco Surtr della tradizione nordica di Nolan all’Agamennone sfatto e vinto dell’odierna pièce

Le impeccabili interpretazioni nei ruoli principali della splendida Maddalena Crippa e di Sergio Basile, perfettamente in parte, sono state affiancate da quella della magnetica Emilia Scatigno e di Alessandro Sampaoli e Claudio Pellegrini, che hanno impersonato il Coro. Una maestosa Produzione Tieffe Teatro.

La performance affronta con grande competenza il rapporto fra le guerre e il potere, protagonista sempre serpeggiante, ma infinitamente fragile.

Si indaga altresì il concetto di colpa, con il suo peso, assurta a motivazione primaria atta a scatenare reazioni a catena, perpetuando così la catena criminosa.

Le relazioni umane sono infatti attraversate da uno stordente, soverchiante implacabile desiderio di resa dei conti, che passa quale rullo compressore sull’amore che è stato, sulla travolgente passione che più non è. Brucia la volontà di ripagare il male con il male, e ciò genererà dolore e altre sciagure. È disegnato un paesaggio emotivo sempre in bilico fra desideri amorosi, che puntualmente vengono rimossi, ma continuano a generare bisogno, atti di violenza e anelito alla redenzione.

Clitennestra, la Regina detestata dal popolo che a sua volta non ama proprio, sentendosi distante dallo stesso anni luce, non regna più su una Argo desolata, divenuta un cumulo di scorie. I rifiuti sono simboleggiati dai resti abbandonati nella reggia, divenuta tristo bivacco della consorte di Agamennone, lontano da dieci lunghi anni per la guerra contro Troia, e del suo amante Egisto, il cugino del Re.

L’incipit vede i due rappresentanti del coro, in sembianze contemporanee, passare a ripulire quelle macerie, che residuano ai bagordi diuturni della coppia. La moglie del Re, ancora bella e imponente, veste i colori primari del Rosso, che rimanda alla vendetta, del nero luttuoso e del bianco, allorquando vorrebbe ritrovare traccia della passata innocenza, travolta dalla tragedia della giovane figlia Ifigenia, sacrificata dal padre e da lui sgozzata per procacciarsi il favore delle deità in ordine alla partenza alla volta di Troia. La vittima sacrificale però ancora aleggia sui destini dei protagonisti e ne segnerà la catastrofica soccombenza.

Mentre via via la scena si trasforma, magistralmente aderendo alla narrazione, ecco il ritorno, strombazzato, del Re, ricevuto con tappeto rosso e onori, ma oramai appesantito e stanco, vincitore eppur vinto, poiché i conti non tornano e la vittoria appare mutilata assai per i sacrifici che hanno troppo pesato sul piatto della bilancia; la Regina, intenta ai cambi d’abito, avrà con il marito un duro confronto, e pur rievocando entrambi l’incontro e l’ardore reciproco, il fantasma di Ifigenia non consentirà loro neppure di lasciarsi andare a momentanea passione sul letto che a più riprese troneggia in scena e che non si riconnetterà per loro in alcova.

Agamennone del resto ha portato ad Argo Cassandra, principessa troiana, figlia di Priamo ed Ecuba, quale suo bottino di guerra, la profetessa di Apollo, che pur in grado di predire il futuro, per triste profezia, non sarà mai creduta.

Fa eccezione Agamennone, che cerca di reprimere la tenerezza che sembra sentire nei suoi confronti, forse paragonandola alla figlia perduta per sua propria mano. Lei vorrebbe metterlo in guardia dal destino di morte, ma si scontra con il suo non volere sapere, quasi cercando quella fine che in cuore suo ritiene di meritare.Ha tratti trumpiani questo sovrano, che oramai recita tout court il ruolo del Re vittorioso lasciandosi andare dinanzi al suo popolo in balletti di finto tripudio, per poi rimanere nudo di fronte alla sua coscienza. Cassandra è l’unica figura pura, non contaminata, e per questo sarà data in pasto alla folla beluina, che la torturerà e violenterà prima di darle la morte.

Il suo cadavere profanato e quello di Agamennone saranno allora stesi insieme, la vittima e il suo padrone, entrambi oramai inermi. Cassandra, bellissima e giovane figura, di travolgente impatto, dai lunghi capelli biondi e dalle vesti logore è splendidamente resa nei suoi deliri e nella tristezza infinita, mentre va incontro con amaro sorriso alla sua sorte.

Resteranno impressi questi personaggi, encomiabili già nello script di rilettura della tragedia eschilea, che ha saputo trasformare in poesia la drammaturgia greca, mostrandoci l’altra faccia dei conflitti, che al di là di inani trionfi, anche a casa dei vincitori, lasciano solo nera cenere. Non dunque la facile epica della vittoria ma il vuoto che la guerra sempre crea, con la difficile ripresa della vita. E questo è il messaggio, condivisibilissimo, da accogliere, per una riflessione critica che porti con convinzione al rifiuto di ogni belligeranza.

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