Dal barbiere o a fare la spesa in orario di lavoro, tutti i dettagli dell'inchiesta sui 9 dipendenti della Rest
Nove dipendenti della Reset, società partecipata del Comune di Palermo che si occupa, tra l’altro, di verde pubblico, sono sospettati di assenteismo nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore di Palermo Eugenio Faletra e della Digos.
Assenteismo, tutti i nomi
La giudice per le indagini preliminari Emanuela Carrabotta ha disposto per loro l’obbligo di firma, mentre un altro è indagato a piede libero. Truffa aggravata in concorso ed episodi di peculato i reati contestati a vario titolo. Ecco i nomi di chi ha l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Antonino Mercante, Baldassare e Salvatore Basile, Maurizio Giuliano, Giosuè Leto, Roberto Massaro, Domenico Musacchia, Matteo Orlando, Giuseppe Santonocito.
Occhi della Polizia alla Reset
La Polizia, attraverso intercettazioni e pedinamenti, ha svelato oltre 50 episodi di assenteismo e la rete di complicità che consentiva ai dipendenti di risultare a lavoro, acquisendo le attestazioni di presenza, mentre era altrove. Così, gli agenti hanno documentato dipendenti che in orario di servizio andava a fare spesa con la moglie, dal barbiere, al bar, o tornava a casa.
L’indagine nasce dalla denuncia presentata alla Digos dal presidente della Reset, Fabrizio Pandolfo. Dalla visione delle telecamere di sorveglianza installate nella sede della società in viale Strasburgo, gli investigatori hanno visto uno dei dipendenti indagati, coprire la fotocellula del cancello con un guanto per non farlo richiudere e uscire con l’auto di servizio. Mentre un altro è stato immortalare a “strisciare” per il collega assente. “Nessuno sconto ai furbetti del cartellino”, promettono i vertici aziendali. Già nel 2024 la Digos aveva acquisito documentazione nella sede dell’azienda, dopo i primi sospetti sui casi di assenteismo.
False presenze, come funzionava
La giudice Carrabbotta parla di “fenomeno di assenteismo ben strutturato e reiterato, attuato mediante sistematiche condotte di falsa attestazione della presenza in servizio, rese possibili dall’impiego distorto dei meccanismi di rilevazione delle presenze, nonché dall’apporto collaborativo di colleghi compiacenti, inseriti in dinamiche di reciproca agevolazione”.

