Il suono dell’Istante: Friedrich Nietzsche e la musica - Tempostretto

Il suono dell’Istante: Friedrich Nietzsche e la musica

Giovanni Franciò

Il suono dell’Istante: Friedrich Nietzsche e la musica

domenica 11 Novembre 2018 - 06:30
Il suono dell’Istante: Friedrich Nietzsche e la musica

La musica poco conosciuta del grande filosofo, illustrata in una conferenza concerto

Un’interessante sorta di conferenza concerto si è tenuta giovedì presso la Sala Sinopoli del Teatro V. Emanuele di Messina, per la stagione dell’Associazione musicale V. Bellini, Ciclo “Musica e Filosofia”, a cura di Cesare Natoli, che in virtù del suo essere sia docente di filosofia che musicologo, ha potuto brillantemente esporre un aspetto poco conosciuto di Friedrich Nietzsche, la sua attività compositiva nel campo musicale, ed i rapporti delle sue composizioni con lo sviluppo del suo pensiero filosofico. L’evento è stato preceduto da una breve introduzione di Marcello Minasi, presidente dell’Accademia Filarmonica, che ha ricordato il soggiorno del filosofo a Messina, nel 1882, in un piccolo albergo presso Piazza Duomo – ove scrisse appunto gli “Idilli di Messina” – e come le sue composizioni musicali furono sottoposte al vaglio del celebre Hans Von Bulow, che le stroncò in maniera a dir poco sprezzante. Nietzsche nella sua gioventù, fino all’età di 28 anni, si dedicò alla composizione musicale. Dapprima, si mostrò interessato alla musica sacra (proprio lui!) ed abbiamo ascoltato al pianoforte, eseguito da Natoli – che si è alternato tutto il pomeriggio fra piano e illustrazioni di slide – il Weihnachtsoratorium (Oratorio di Natale), un breve brano ispirato chiaramente a Johann Sebastian Bach, presentando nell’incipit evidenti somiglianze con il preludio n. 22 dal primo volume del Clavicembalo ben temperato del grande musicista tedesco. Successivamente Nietzsche si dedicò alla composizione di brevi frammenti, per lo più senza un vero sviluppo, ove il filosofo attinse abbondantemente ad altri autori, come Chopin, la cui somiglianza della breve Mazurka eseguita con quella op.7 n. 1 del grande compositore polacco è fin troppo evidente. Tutta l’ambientazione sonora richiama il mondo sonoro di Schumann, anche talora nel titolo stesso dei brani (Albumblatt). Natoli ha insistito sull’elemento innovativo che la musica di Nietzsche intendeva apportare all’evoluzione della storia della musica, volta a superare la classica forma chiusa dominante fino a metà ottocento (più o meno fino al famoso accordo del preludio del Tristano wagneriano). Il filosofo puntò al frammento musicale come reazione innovativa alle forme classiche, e l’emblema di questa sua rivoluzione, che perseguirà ben altro risultato in campo filosofico, è rappresentato da un brano intitolato proprio “Das fragment an sich” (Frammento in sé), fulcro di tutta la poetica musicale di Nietzsche. Le composizioni più interessanti tuttavia sono senz’altro i Lieder per canto e pianoforte, e durante il pomeriggio ne sono stati eseguiti sei, cantati impeccabilmente dal soprano Claudia Caristi, un’interpretazione attenta e sentita, davvero degna di nota, accompagnata al piano da Cesare Natoli; molto bello in particolare è sembrato il Lied “Beschworung” (Evocazione) su versi di Aleksander Puschkin. Il pomeriggio, assai piacevole ed istruttivo, durante il quale Cesare Natoli ha spaziato dalla musica alla filosofia, ma sempre con stretto riferimento alla produzione musicale di Nietzsche, ha visto la presenza di un folto pubblico, nonostante l’insolito orario (16,15). Che dire della musica di Nietzsche? A mio avviso, a parte l’indubbio interesse storico musicale per queste composizioni semisconosciute, il valore artistico risulta per lo più modesto: l’assenza di un vero sviluppo di ogni brano, ridotto quasi sempre a poco più che esposizione di tema, anche se rientra senz’altro nelle intenzioni del compositore di scrivere “frammenti”, denota comunque una non sufficiente cultura musicale compositiva, ed inoltre sono troppo evidenti le influenze di altri musicisti. I Lieder possono tuttavia ritagliarsi anche oggi un proprio spazio, e meriterebbero senz’altro una maggiore frequentazione nelle sale da concerto.

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