Scagionato definitivamente l'avvocato Marcello Mangraviti, già assolto dal giudice di Catanzaro
MESSINA – Si chiude dopo 12 anni con una sentenza di assoluzione totale la trafila giudiziaria per l’avvocato Marcello Mangraviti, scagionato dall’accusa, in sostanza, di aver truffato alcuni ex clienti confezionando falsi atti legati a cause mai intentate, per intascare le parcelle.
Il legale, arrestato dalla Digos di Messina nel 2010, era stato assolto dal giudice monocratico di Catanzaro “perché il fatto non sussiste”. Era difeso dall’avvocato Nino Cacia.
Mangraviti era stato assolto e la Procura di Catanzaro, retta dal magistrato Gratteri, non aveva proseguito. Avevano invece insistito, soltanto ai fini del risarcimento civile, una coppia di coniugi tra gli ex clienti che lo avevano denunciato.
Ma per la Corte d’Appello di Catanzaro l’appello è inammissibile, i risarcimenti sono bloccati e l’assoluzione del legale è definitiva.
Anche se i fatti al centro del processo si erano consumati a Messina, il processo è stato definito a Catanzaro perché tra quelli che avevano denunciato l’avvocato c’erano anche magistrati in servizio a Messina e Reggio Calabria.
“In esito all’emissione di detta ordinanza – commenta l’avvocato Cacia – in attesa di capire il percorso motivazionale che ha portato alla declaratoria di inammissibilità, posso certamente esprimere soddisfazione per essere riuscito a documentare che le iniziative dei denuncianti erano eufemisticamente sfornite di prova. Il giudice monocratico infatti, ha stabilito che l’avvocato Mangraviti aveva svolto ben tre incarichi professionali in favore dei coniugi che lo avevano denunciato, uno dei quali con prospettive risarcitorie di cospicua valenza economica. Causale ben più che lecita conclude il Tribunale di Catanzaro. E Sulla questione si è formato il giudicato.
Vi era infine una questione – conclude il legale- che sotto un profilo logico prima ancora che giuridico presentava plurime criticità: i denuncianti sentiti dalla Digos della Questura di Messina nulla avevano riferito in ordine alle presunte condotte del Mangraviti, determinandosi a sporgere denuncia querela per detti fatti solo dopo aver appreso da organi di stampa del coinvolgimento del legale in una indagine per falsi. Non escludo – in assolvimento a specifico mandato – di denunciare per calunnia aggravata le parti civili soccombenti.
