Blitz anti droga a Palermo, chi sono i 26 arrestati

Blitz anti droga a Palermo, chi sono i 26 arrestati

Alessandra Serio

Blitz anti droga a Palermo, chi sono i 26 arrestati

mercoledì 20 Maggio 2026 - 10:13

I nuovi protagonisti del traffico di stupefacenti nei mandamenti di Santa Maria del Gesù e Santa Rosalia

Palermo – 21 persone in carcere, cinque ai domiciliari, accusati a vario titoli di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e cessioni di stupefacenti, arrestati oggi dalla Squadra Mobile di Palermo e dal Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri. Il blitz interforze segue l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e il capo della Direzione distrettuale antimafia Maurizio De Lucia.

Le piazze dello spaccio a Palermo

Vito Di Giorgio
Vito Di Giorgio

L’indagine ha ricostruito la nuova gerarchia dei due gruppi che controllano i quartieri di Villagrazia, Santa Maria di Gesù e Villaggio Santa Rosalia. Grosse quantità di stupefacenti, pesanti e leggere, arrivavano dalla Campania e dalla Calabria e venivano poi smerciate sulle piazze palermitane. Tra i fornitori di cocaina anche un albanese residente a Roma e un grosso nome calabrese.

Gli ordini dal carcere

Al centro dell’inchiesta c’è Gabriele Pedalino che, hanno scoperto gli investigatori, continuava a gestire il traffico anche dal carcere. Nipote dello storico boss Salvatore Profeta, Pedalino è in carcere per scontare una sentenza definitiva per il suo ruolo nel mandamento di Santa Maria del Gesù e per un omicidio del 2015. I suoi fedelissimi operativi, individuati dagli accertamenti, erano Antonino La Mattina, Mario Mirko Brancato, Vincenzo Toscano, Giuseppe Orlando e Giuseppe Foti, con i quali Pedalino si rapportava da dietro le sbarre dove aveva a disposizione alcuni cellulari.

Chi controlla la cocaina nei mandamenti

La cocaina che arrivava a Palermo veniva poi piazzata ai vari pusher, tra i quali spiccano i nomi di Giorgio Sangiorgio e Francesco Walter Reitano. Un altro gruppo, hanno scoperto gli investigatori, faceva capo a Giuseppe Bronte, con cui Pedalino aveva rapporti stabili anche quando Bronte era ai domiciliari. Nelle conversazioni intercettate gli indagati usavano termini criptici che però indicherebbero le dosi da spacciare, come “007” e “palline”, ma spesso era usato il termine esplicito di cocaina.

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