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Carlo II d’Asburgo. Il re stregato e il declino di Messina

Redazione

Carlo II d’Asburgo. Il re stregato e il declino di Messina

domenica 22 Novembre 2020 - 07:00
Carlo II d’Asburgo. Il re stregato e il declino di Messina

Durante il suo regno (tra il 1674 e il 1678), Messina fu teatro di un importante episodio del conflitto tra Francia e Spagna. I messinesi chiesero aiuto ai francesi, la rappresaglia di Carlo II fu feroce

Forse non sono molti coloro che, al passare accanto alla statua di Carlo III di Borbone in piazza Cavallotti, si lasciano incuriosire dalle imprese di questo sovrano, di indubbia rilevanza nella storia di Messina e del nostro Sud. Basti dire che proprio durante il suo regno furono costruiti il teatro San Carlo e la Reggia di Caserta.

Carlo III (1716-1788) manifestò una certa predilezione per Messina, ove fu accolto trionfalmente nella primavera del 1735. Vi soggiornò volentieri per due mesi prima di recarsi a Palermo, dove fu incoronato Re delle Due Sicilie. A questo sovrano va riconosciuta l’intenzione di favorire la rinascita di una città in decadenza. Sin dalla metà del Seicento, il malgoverno spagnolo, le carestie e le rivolte popolari avevano nociuto gravemente al rango di fiorente città mediterranea goduto per secoli da Messina. Inoltre, nel secondo Seicento un ulteriore grave colpo era stato inferto alla città dai provvedimenti punitivi assunti da un altro re di Spagna, Carlo II di Asburgo (1661-1700), poiché essa aveva “tradito” il suo Regno nel corso di un conflitto con la Francia.

Chi era mai Carlo II, questo sovrano così nefasto per Messina? Ultimo degli Asburgo sovrani di Spagna, egli accentrava tragicamente nella sua persona i difetti fisici e le turbe mentali dei suoi predecessori. Già sul piano genetico, Carlo II pagava il prezzo dei pregressi matrimoni tra parenti. Era figlio di Filippo IV e della di lui nipote Marianna d’Austria. Oggi, i genetisti hanno rilevato in lui un altissimo indice di consanguineità. I suoi malanni erano così numerosi e gravi da valergli il titolo di hechizado, ovvero “stregato”. Egli stesso era convinto di essere vittima di un sortilegio. Nel nostro superstizioso vernacolosi potrebbe tradurre quel termine con il termine “malocchiato”.

In effetti, Carlo II costituiva un caso da letteratura medica. Aveva sofferto di un forte ritardo nella crescita, nella deambulazione e nell’eloquio. Era basso di statura, sgraziato, claudicante in permanenza, precocemente calvo, epilettico, soggetto a frequenti malattie infettive e alle più varie affezioni dermatologiche e intestinali. Non sorprende che, come attestano i numerosi ritratti, il mento sporgente degli Asburgo raggiungesse proprio nel suo volto un’espressione abnorme. Sorprende invece che, pur così malato (e sottoposto alle strampalate terapie mediche del tempo) Carlo II sia vissuto per quasi quarant’anni. 

Persistevano in lui atteggiamenti infantili, un’indole suggestionabile, una carente igiene personale nonché l’alternarsi di accessi di collera per ogni nonnulla e gravi crisi depressive. Soleva lasciare in asso i suoi illustri interlocutori, sgattaiolando nelle cucine per abbuffarsi di cioccolato, unico antidepressivo disponibile all’epoca. Aveva amato molto la prima moglie, Maria Luisa d’Orleans. Rimasto vedovo, sposò la dispotica Maria Anna di Neuburg, ripresasi a stento dall’orrore allorché seppe delle nozze a cui era destinata.

Nonostante le molteplici disgrazie, Carlo II era ben consapevole del proprio ruolo di sovrano; anzi, probabilmente non fu il peggiore tra i re della sua casata. In effetti, durante il suo regno, furono adottati congrui provvedimenti in campo economico e fiscale ed ebbe a rallentare in qualche misura la grave decadenza della Spagna.

Si è detto che Carlo II intervenne in modo particolarmente “pesante”, nella storia della Messina tardoseicentesca. Come attesta una lapide visibile da chi percorra il Viale Regina Margherita nei pressi di Ritiro, durante il suo regno (tra il 1674 e il 1678), Messina fu teatro di un importante episodio del conflitto tra Francia e Spagna. Come è noto ai più, i messinesi era divisi allora tra due fazioni: i merlie i malvizzi. I primi appartenevano per lo più ai ceti popolari e rimanevano fedeli agli spagnoli. Per converso, i più agiati malvizzi(“tordi”) volevano affrancarsi dal dominio spagnolo e, in seguito a una rivolta, chiesero aiuto a Luigi XIV. Messina fu occupata dalle guarnigioni francesi. Tuttavia, ben presto i nuovi dominatori si rivelarono peggiori degli spagnoli.

In seguito alla pace di Nimega, Messina ritornò alla Spagna. La rappresaglia di Carlo II nei confronti della città fu feroce. Il sovrano “stregato” privò Messina di importanti prerogative, tra cui la Zecca e il Senato. Distrusse quest’ultimo e fece spargere il sale sull’area in cui sorgeva. La crudeltà del “Malocchiato” si rivelò così una grave iattura per la città dello Stretto. E, dopo pochi decenni, altre sciagure avrebbero colpito Messina. Epidemie e calamità naturali vi avrebbero apportato altri morti e distruzioni, quasi relegando all’oblio il “malocchio” gettato addosso alla città dal disgraziatissimo re Carlo II.

Nunzio Bombaci

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