Così il sindaco di Messina sul parere della Regione, rivendicando la correttezza dell'iter seguito da Sud Chiama Nord
MESSINA – «Sulle firme eravamo pronti a raccoglierne 12 mila, ma le regole erano chiare». Il sindaco di Messina, Federico Basile, difende la legittimità della presenza delle liste di Sud Chiama Nord e rispedisce al mittente i dubbi sollevati dall’ultimo parere dell’Ufficio legislativo della Regione.
Il via libera degli organi competenti
Il primo cittadino rimarca la correttezza dell’operato del gruppo politico. «Il nostro movimento – dichiara Basile – si è dunque sempre orientato nell’agire con trasparenza e affidamento negli organi regionali competenti, le cui indicazioni sono state confermate e diramate dalla Prefettura e successivamente dai provvedimenti costitutivi delle Commissioni elettorali ed ampiamente premiate da un risultato elettorale che democraticamente ha espresso la volontà popolare dei cittadini».
La prosecuzione del lavoro e gli interrogativi sui tempi
Sulla scorta di questo esito, la linea resta quella della continuità amministrativa e politica. «Proprio con la forza ed il sostegno di tale ampio consenso popolare – prosegue il sindaco –, nelle more degli approfondimenti riservati alla naturale sede giudiziale del contenzioso in essere, continueremo a lavorare per la città proseguendo il percorso tracciato dal 2018». Basile pone poi un interrogativo sul momento scelto per la diffusione delle notizie: «Certo, non possiamo non chiederci perché questa indiscrezione emerge proprio adesso».
La macchina organizzativa già pronta
A supporto della propria tesi, il sindaco ricostruisce i passaggi operativi delle fasi preparatorie. «La Commissione elettorale avrebbe potuto concedere 48 ore per raccogliere le firme, ma ha invece concesso quel termine esclusivamente per modificare i simboli. E noi eravamo già pronti: 15 liste chiuse, con 1010 candidati, 100 autenticatori pronti e 100 sedi di raccolta firme dislocate in tutta la città. Quale difficoltà avremmo avuto a raccogliere le 12 mila firme necessarie? Si trattava di 15 firme a candidato».
L’affondo politico
In conclusione, la lettura della vicenda assume contorni politici. «È anche alla luce di questi fatti – conclude Basile – che va letta la domanda di oggi: perché questa indiscrezione viene fuori soltanto adesso? Forse il nostro leader Cateno De Luca sta “spaventando” troppe lobby e troppi vecchi santuari della politica regionale e nazionale. Andiamo avanti come abbiamo sempre fatto senza farci intimidire».


Beh…la trasparenza: non è stato reso noto il parere, che sembra dicesse che servivano le firme. Il consenso popolare: è proprio quello che viene messo in dubbio
Sempre le solite parole …forse si spaventano di De Luca…..ma chi ha paura di De Luca ? Pensavate prima a fare le cose amministrativamente come andavano fatte invece di avere l’arroganza e la supponenza
L’ufficio regionale non poteva esprimersi prima del voto?