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Covid. La pelle può dirci molto. Il legame tra sintomi e patologie

Emanuela Giorgianni

Covid. La pelle può dirci molto. Il legame tra sintomi e patologie

domenica 20 Settembre 2020 - 08:25
Covid. La pelle può dirci molto. Il legame tra sintomi e patologie

Il siciliano Andrea Ingegneri, specialista dell’Università di Pisa, spiega l’importanza di non sottovalutare lo spettro sintomatologico della cute, in particolare geloni, lesioni vasculitiche ed eruzioni vescicolari

Geloni, eruzioni vescicolari e maculo-papulari, lesioni orticariodi e vasculitiche sono alcune delle manifestazioni cutanee associate al Covid-19: uno spettro sintomatologico che, secondo gli esperti, non deve essere sottovalutato perché può offrire importanti informazioni e rappresentare un indice diagnostico, prognostico e terapeutico.

Gli allarmi della cute

Con l’imminente riapertura della scuola e delle attività autunnali si teme infatti un aumento dei casi. “In questi ultimi mesi si è abbondantemente parlato dei tradizionali sintomi che fanno sospettare la sindrome da Coronavirus – spiega Andrea Ingegneri, siciliano, specialista in dermatologia dell’Università di Pisa – tutti conosciamo i segnali della sindrome simil influenzale quali febbre, rinofaringite, dispnea, tosse secca, perdita del gusto e dell’olfatto, cui poi possono seguire complicanze come la bronco polmonite, ma non teniamo in considerazione “allarmi” parimenti significativi che la cute può fornirci”.

Legame tra sintomi e patologie

Appare forte infatti la connessione tra sintomi ed evoluzioni di alcune patologie nel caso di contagio da covid-19, che la comunità scientifica ha approfondito durante l’emergenza e adesso è possibile analizzare dati, numeri e percentuali che evidenziano le alterazioni consequenziali e tipiche della malattia e diventano prezioso e imprescindibile bagaglio scientifico nel contrasto al virus.

Secondo i riscontri documentati e pubblicati su autorevoli riviste sono in particolare cinque le patologie cutanee d’interesse: geloni (20% dei casi), legati a forme lievi e solitamente colpiscono i soggetti giovani; eruzioni vescicolari (10%) spesso pruriginose, localizzate specie sul tronco e che si manifestano nelle viropatie di media gravità con durata di circa 10 giorni (prevalentemente nelle persone tra 40-50 anni); lesioni orticarioidi (20%), associate spesso al prurito, con durata media di 6-8 giorni (solitamente nelle forme più gravi); eruzioni maculo-papulari, perifollicolari (nel 45% dei casi più gravi); lesioni vasculitiche (5%) per alterazione dei vasi sanguigni e manifestazioni livoidali e/o necrotiche sono, invece, più frequenti negli over 65.

“Tutti questi sintomi – evidenzia Ingegneri – possono comparire in diversi momenti della malattia, anche in associazione, e sono correlati alla diversa gravità, durata e forse a differenti significati prognostici”. Nel caso in cui un soggetto lamenta sintomi influenzali, possono apparire anche: geloni Atipici, i cosiddetti «alluci da COVID», le dita dei piedi e delle mani possono gonfiare e diventare cianotiche come fossero geloni (si tratta di un’acrocianosi riconducibile ad un processo vasculitico, segno tipico del virus); lesioni orticarioidi, vescicole simil varicella, eruzioni eritematose a rush-like, eritema polimorfo, manifestazioni comuni ad altre infezioni virali, prevalentemente disposte sul tronco, non pruriginose e indipendenti dalla gravità della malattia.

Nei giovani

I giovani sono poco colpiti o spesso asintomatici, rappresentando un rischio in quanto contagiosi; c’è differenza fra segni cutanei sicuramenti riferibili al covid-19 e quelli sospetti perché in soggetti pauci o asintomatici. Nell’infezione certa sono possibili rush cutanei diffusi (simili al morbillo o orticarioidi) in concomitanza a sintomi respiratori o simil influenzali.

Il problema dell’inquadramento diagnostico nasce dal fatto che l’eruzione cutanea spesso è autorisolutiva o fugace e che quadri simili possono essere anche causati da altri fattori (ad es. farmaci). Le lesioni cutanee compaiono solitamente quando i sintomi generali sono scarsi o assenti, quindi si tratta di segni isolati, unici ed iniziali e perciò possibili spie dell’infezione. Si può ritenere che siano segni indiretti dell’infezione virale mediante meccanismi di reazione immunologica il cui target è il microcircolo cutaneo, com’è stato di recente confermato anche da accurate indagini istopatologiche. Infine, secondi recenti studi emersi in occasioni di congressi, l’ipotesi attuale è che queste manifestazioni cutanee sarebbero una conseguenza indiretta del coronavirus, che avverrebbe tramite una reazione immunologica a carico del microcircolo cutaneo. Inoltre concorrerebbero nella loro formazione, l’immunità, l’infiammazione e l’alterazione della coagulazione. “Per quanto finora conosciamo – conclude Ingegneri – si può ritenere che si tratti di lesioni sostanzialmente benigne e che tendono a risolversi nel giro di 10-15 giorni. Perciò non gravi sotto il profilo clinico, ma possibili e preziose spie dell’avvenuto contagio e quindi utilizzabili, oltre che per una diagnosi precoce, anche per una migliore valutazione prognostica e un più efficace approccio terapeutico”. In tale ottica l’ADOI (Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica) ha diffuso uno schema pratico di differenziazione fra le manifestazioni cutanee nei soggetti sintomatici e in quelli asintomatici, che certamente è d’immediata comprensione e utile impiego clinico.

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