Rimosse le macerie, emergono dettagli indicativi sulla dinamica della tragedia. Le rivelazioni degli indagati e i prossimi step d'inchiesta
Messina – E’ stata una passeggiata nell’incubo quella che i periti hanno effettuato lo sorso 27 agosto sui luoghi della tragedia di Pistunina e lì dove il materiale rimosso dai Vigili del Fuoco è stato accatastato. Osservare quel che resta della vita di tante famiglie distrutte dal crollo, quel che resta di una intera palazzina dove la vita scorreva normalmente, prima di quel maledetto 30 luglio, e farlo nel caldo asfissiante e nell’atmosfera ingiallita dallo scirocco e dall’umido, unito alla polvere delle macerie, è stato provante per gli stessi ingegneri incaricati dalla Procura di Messina di stabilire le cause del crollo, così come per i consulenti nominati dagli indagati e dalle famiglie delle vittime. Particolarmente toccante il sopralluogo effettuato alla palazzina collassata. Qui, sulla Ss 114 dove prima sorgeva la palazzina Leone e ora resta soltanto uno scheletro con un grande vuoto al centro, adesso che le macerie sono rimosse sono evidenti molti particolari che per i tecnici sono significativi.
Periti a lavoro, i prossimi passaggi

Il lavoro degli ingegneri Andrea Prota, Antimo Fiorillo e Rodolfo Urbani è soltanto all’inizio e il sopralluogo ne costituisce appena il primo step. Adesso si tratterrà di prelevare il materiale da analizzare più da vicino, per tentare di comprendere qual era lo stato dell’edificio prima del crollo. Operazione che sarà effettuata nei prossimi giorni ma che non è stata ancora comunicata alle parti. Un obiettivo complesso, quello della consulenza, considerati i diversi interventi, strutturali e non, che sembrano essersi avvicendati negli anni, sull’edificio, ampliato rispetto alla pianta originaria. Ma uno sguardo alle immagini delle strutture residue dell’edificio offre molti spunti, agli sguardi attenti dei tecnici. A cominciare dai resti dei pilastri, al centro dell’area collassata, da cui è possibile desumerne lo stato, le parti che si sono annerite per l’incendio e quelle che non sono state intaccate, i carichi desumibili dai solai ancora intatti, sulle parti laterali della palazzina.
Quel che resta della palazzina crollata, le immagini esemplificative

Ma alcune indicazioni importanti sono arrivate anche dalle fotografie fornite dagli indagati relative ad un pilastro del piano strada che appariva ammalorato, e che aveva convinto ad effettuare degli approfondimenti. Immagini pubblicate ieri dal quotidiano Gazzetta del Sud e che mostrano una struttura portante effettivamente interessata da ammaloramenti. Decisivi, nelle dinamiche del cedimento? Un quesito al quale si può rispondere soltanto analizzando l’intero stato dell’edificio.
Le condizioni del palazzo prima del crollo nel racconto degli indagati
A fare una prima ricognizione di quel che era lo stato dell’arte di una parte dell’edificio sono stati, in sede di interrogatorio, gli indagati Alessandro Panarello e Pasquale D’Alì, insieme al progettista del palazzo, l’ingegnere Carmelo Leone. L’imprenditore del settore carni aveva acquistato il piano strada per riaprirlo al pubblico. Anni prima c’era stato un punto vendita di un altro grosso gruppo imprenditoriale del messinese. Entrami hanno raccontato di aver notato delle piastrelle saltate in corrispondenza di alcuni pilastri e un pilastro trovato scoperto di cemento e intonaco, dopo la rimozione di un pannello a copertura. D’Alì ha precisato di avere effettuato nel 2022 interventi su alcuni pilastri del piano seminterrato che presentavano parti ammalorate e ferri arrugginiti. Nel suo racconto compaiono anche riferimenti a un pavimento rialzato e a indicazioni ricevute sull’intervento da eseguire, nonché interventi di rimozione della pavimentazione.
Concause da analizzare, il punto di vista di un esperto
Cause fondamentali o concause, da leggere insieme ad altri elementi chiave per dare spiegazione a una tragedia che ha fatto 6 vittime? Secondo l’ingegnere Gaetano Sciacca, il quadro è complesso ma in parte delineabile. L’ex capo del Genio Civile di Messina offre una lettura derivata dalle sole immagini pubblicate dai giornali in queste settimane, ma molto indicativa, proveniente da un tecnico più che qualificato. “Nella parte alta del pilastro il calcestruzzo appare fortemente rimosso o degradato, con armature esposte. Questo potrebbe indicare perdita di copriferro e di sezione resistente, minore confinamento delle barre e possibile riduzione della capacità del pilastro a compressione e pressoflessione. Possiamo desumere che vi era degrado preesistente grave. Credo che il pilastro, ancorché combinato male, non possa essere stato da solo la causa del collasso della struttura”.
Ing. Sciacca: “Analizzare il sovraccarico”

“Ma punterei più sull’eccessivo sovraccarico. Un pilastro realizzato male o già degradato può rappresentare una debolezza preesistente, ma perché si arrivi al collasso globale serve un incremento della domanda sulla struttura o una variazione del percorso dei carichi. I lavori di ripavimentazione ad esempio possono produrre proprio questo effetto, soprattutto se contemporaneamente erano presenti massetti, materiali accatastati, pallet, sacchi, detriti della demolizione, macchinari o carichi concentrati in zone limitate. Il punto importante è che bisogna distinguere fra sovraccarico uniforme e sovraccarico locale. Una pavimentazione nuova distribuita su tutta la superficie può aggiungere un peso significativo, ma normalmente il fenomeno più critico in cantiere è l’accumulo temporaneo. Ad esempio materiali nuovi appoggiati mentre quelli demoliti non sono ancora stati rimossi, oppure molti pallet concentrati su una campata. In quel momento il solaio, le travi e infine i pilastri possono trovarsi a sopportare carichi molto superiori a quelli previsti nella normale configurazione d’esercizio. In una struttura con margini resistenti già ridotti, il possibile processo sarebbe quindi un aumento dei carichi, crisi locale di solaio e trave e forte incremento delle reazioni su un pilastro, cedimento dell’elemento più debole, ridistribuzione improvvisa dei carichi e collasso progressivo. In questo scenario il pilastro della foto potrebbe essere importante senza essere necessariamente la “causa primaria”: Potrebbe essere stato semplicemente l’elemento che ha raggiunto per primo la propria capacità residua ma il collasso è stato determinato da un sovraccarico non previsto”.


