Atm. Tuona l’Ugl: «Lavoratori vittime e non responsabili dello sfascio aziendale». Sul banco degli imputati Comune, Consiglio comunale e Regione

Atm. Tuona l’Ugl: «Lavoratori vittime e non responsabili dello sfascio aziendale». Sul banco degli imputati Comune, Consiglio comunale e Regione

Atm. Tuona l’Ugl: «Lavoratori vittime e non responsabili dello sfascio aziendale». Sul banco degli imputati Comune, Consiglio comunale e Regione

lunedì 09 Maggio 2011 - 08:05

Il sindacato respinge le accuse di coloro che dipingono i dipendenti come «fannulloni, assenteisti e ladri » e reclama gli stipendi arretrati. Si chiede, inoltre, come sia possibile la messa in liquidazione visti i crediti che l’azienda vanta dall’ente proprietario e dalla Regione

I lavoratori sono le vittime e non i responsabili della crisi che attanaglia l’Atm.Il sindacato Ugl scende in campo per difendere i dipendenti dell’azienda speciale che si occupa di trasporto pubblico locale, per la quale si profila – su precisa volontà dell’attuale amministrazione comunale – la messa in liquidazione.

«Da tempo – scrive in un documento il segretario aziendale Ugl Carmelo Altadonna – assistiamo alla vergognosa e ignobile gogna mediatica che vuole i dipendenti ATM unici responsabili dello sfascio aziendale, più volte additati come fannulloni, assenteisti e ladri nel vano e vergognoso tentativo di distogliere l’attenzione dalle vere cause ed i veri responsabili».

Tra i tanti «bla bla della politica», Altadonna prova, quindi, a fare chiarezza sulle vere ragioni della crisi, esponendo in un documento quelli che definisce espressamente «fatti clamorosi a tutti noti, ma nascosti da un imperversante oscurantismo».

Il rappresentante sindacale parte da due premesse: la prima è che «il servizio di Trasporto Pubblico Locale necessita inevitabilmente del contributo comunale a copertura dei costi sociali»; la seconda è che «la Regione è chiamata a contribuire ai costi di gestione sopportati dalle Aziende di Trasporto attraverso un’integrazione al costo chilometrico».

«E’ di assoluta evidenza – si legge testualmente – che, per poter usufruire di detti contributi ,conditio sine qua non è la produzione di km percorsi. Sentiamo quindi, l’obbligo di fare una considerazione: se il Comune, in veste di ente proprietario, non rinnova l’indecoroso parco mezzi circolante (che Gian Antonio Stella uguaglia a novantenni con l’asma e l’artrite), questi chilometri ….li facciamo con il mulo?»

Alla luce di questo “deficit” di mezzi, secondo Altadonna «se ancora oggi si riesce ad offrire un minimo di servizio lo si deve unicamente ai lavoratori ATM che nonostante tutto, con professionalità e senso di responsabilità, si assumono l’arduo ed oneroso compito di non far mancare alla cittadinanza il diritto alla mobilità».

Le responsabilità dell’Ente – sottolinea ancora l’Ugl – sono anche di tipo economico – finanziario:

«il Comune , – scrive Altadonna – quale ente proprietario obbligato dalle vigenti norme a ripianare i bilanci delle proprie partecipate a copertura delle fisiologiche perdite d’esercizio, ha seguito la perversa logica del “chi nulla fa nulla sbaglia” non ottemperando a precisi obblighi di legge».

Il sindacato punta il dito contro la mancata approvazione dei bilanci, «con il tacito assenso di Consigli Comunali colpevoli di lassismo generalizzato, funzionale alla garanzia dell’impunità dei vari Consigli di Amministrazione, Presidenti, Commissari che a vario titolo si sono alternati alla guida dell’Azienda da una tornata elettorale all’altra».

«Tale modus operandi – sottolinea Altadonna – ha portato l’ATM, creditrice quindi del Comune, ad indebitarsi con le banche per far fronte agli impegni ordinari di gestione».

La già difficile situazione dell’Atm si sarebbe aggravata – secondo l’Ugl – nel 2003 «grazie (se così si può dire) all’avvento del tram, che ha sospinto l’ATM al tracollo, avendo dovuto – in assenza di adeguata copertura finanziaria da parte Comunale – sobbarcarsi, in toto, le spese di gestione e mantenimento della costosissima linea tranviaria, costringendola di fatto a distogliere le già esigue risorse economiche dal gommato». Incalza, poi, Altadonna:«il tram ha sostituito la vecchia linea 28, per la qual cosa la Regione ha riconosciuto “solo virtualmente” un contributo pari a 11.000.000 di euro che, per logiche a noi intelligibili, non sono state MAI erogate». A conferma di quanto dichiarato da Altadonna, va ricordato che dopo una breve illusione ed annunci poi clamorosamente caduti nel vuoto, l’elargizione della somma è effettivamente sfumata anche di recente in occasione dell’approvazione all’Ars della manovra finanziaria.

Gli 11 milioni di euro mai arrivati da Palermo – scrive l’Ugl – rendono l’Atm «creditrice anche della Regione Siciliana».

Il sindacato si chiede, quindi come, l’ATM, che vanta crediti sia dal Comune che dalla Regione, possa «essere posta in stato di liquidazione senza che le due istituzioni abbiano prima provveduto ad onorare i propri debiti».

Ancora più assurdo, secondo la sigla sindacale, è che ad essere messi sotto accusa siano i lavoratori, i quali continuano a lavorare e a garantire il servizio di trasporto pubblico senza ricevere lo stipendio e dovendo barcamenarsi tra mutui e bollette, L’UGL, quindi, «reclama lo stipendio senza “se e senza ma” perché pur considerando la crisi e tutte le attenuanti possibili, ci sembra veramente indegno in un paese civile non rispettare i diritti dei lavoratori che ripetutamente vengono messi nella reale impossibilità di provvedere alle proprie esigenze di vita a soddisfare i più elementari bisogni primari, sistematicamente rigettati in una condizione di incertezza e precarietài».

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