Carcere Gazzi. Sarno (UilPa): «Detenuto affetto da Tbc, ancora nessun intervento di profilassi». Viaggio fra i reparti dell’Istituto

Carcere Gazzi. Sarno (UilPa): «Detenuto affetto da Tbc, ancora nessun intervento di profilassi». Viaggio fra i reparti dell’Istituto

Carcere Gazzi. Sarno (UilPa): «Detenuto affetto da Tbc, ancora nessun intervento di profilassi». Viaggio fra i reparti dell’Istituto

lunedì 02 Maggio 2011 - 14:39

Il rappresentante sindacale accusa le istituzioni penitenziaria di non aver ancora avviato alcun intervento di profilassi all’interno della struttura. In un dettagliato dossier, Sarno descrive, reparto per reparto, sezione per sezione, le condizioni di degrado che interessano il carcere. Il sopralluogo effettuato lo scorso 8 febbraio

La situazione è ancor peggio di quando non si possa immaginare. La denuncia, secca e impietosa, giunge dal segretario della UilPa, Eugenio Sarno e riguarda le condizioni igienico-sanitarie della casa circondariale di Gazzi. In un dettagliato dossier realizzato dopo la visita effettuata lo scorso 18 febbraio all’interno del carcere, infatti, il rappresentante sindacale lancia un doppio allarme. Il primo riguarda un caso di conclamata TBC diagnosticata ad un ragazzo di 22 anni originario della Costa D’Avorio e trasferito dall’Opg di Barcellona al Messina per poter usufruire delle cure offerte dal penitenziario. Una volta in città il ragazzo è stato ricoverato al Policlinico dove i medici hanno denunciato la patologia in questione. La preoccupazione di Sarno riguarda il fatto che nonostante la malattia sia stata ufficialmente diagnosticata da tre giorni, nel carcere non è ancora stata effettuato nessun operazione di profilassi. “Responsabilmente – scrive invece il sindacalista rivolgendosi alle autorità territoriali e ai competenti organi dell’amministrazione penitenziaria – occorre intervenire con urgenza per scongiurare i rischi di contagio . Anche il personale di polizia penitenziaria, costretto a piantonare il detenuto nella struttura ospedaliera, è sovraesposto a tali rischi e dovrebbe essere maggiormente tutelato”.

Ma come detto questa è solo una parte della denuncia della UilPa che si sofferma poi a descrivere, uno dopo l’altro, la condizione di tutti i reparti. Partendo dall’entrata: “Già al primo impatto è possibile intuire di quali inefficienze dovrà prendere atto il visitatore. L’ingresso dalla portineria dell’istituto si connota per un altissimo livello di automazione : apertura a contatto palmare. Infatti le serrature sono guaste e basta appoggiare il palmo della mano perché i cancelli di ingresso istituto si dispongano soavemente all’apertura. Tanto avviene anche per la porta di accesso al locale adibito al deposito delle armi individuali. Nell’approssimarci agli ambienti detentivi è impossibile non essere negativamente condizionati dalle pareti scrostate e dalle tante, importanti e cospicue perdite delle condutture idriche dell’impianto di riscaldamento. Ad onor del vero abbiamo potuto apprezzare gli sforzi della Direzione nell’intento per il recupero ed il riciclo di tanta acqua con il posizionamento di bidoni a raccolta dei liquidi”.

Ci si sposta quindi al Reparto “ Sosta” (ex sezione Transito), dove per la UilPa la situazione è devastante. “Tale sezione – si legge nel dossier – ubicata al piano terra dell’edificio che ospita anche il “ Centro Clinico” , si connota per gli ambienti sudici e bui, per le celle iper- affollate (31 i detenuti ammassati) e le condizioni igieniche da favelas. Nelle celle “singole” sono allocati 4 detenuti, costretti a dormire su letti a castello a 4 piani. Nelle celle “multiple” (ovvero per max tre detenuti) sono ospitati 12 detenuti. In tali celle i letti a castello a 4 piani, gli armadietti e le suppellettili privano i detenuti persino dell’aria da respirare. Evitiamo ogni commento sulle condizioni dei bagni, perché davvero inenarrabili. L’unica doccia presente in tale sezione è aggredita dall’umidità e dalle muffe. Questo è il contesto di disumanità, inciviltà, dolore e sofferenza in cui sono costretti ad operare gli addetti alla sorveglianza della polizia penitenziaria. Operatori quotidianamente impegnati a gestire le tensioni, alimentate e fomentate da condizioni detentive inaccettabili ed inqualificabili. Quando non impegnati nella lotta ad arginare le invasioni delle colonie di ratti. Allo stesso piano terra è sito anche il Reparto “ Protetto” che è in disuso per l’evidente stato di inutilizzabilità, anche se in casi di estrema urgenza viene riattivato per allocazioni temporanee di detenuti”.

Il sindacalista passa poi a descrivere la situazione del primo piano del Centro Clinico si trova la Sezione Medicina (58 detenuti): “Appena fattovi ingresso i visitatori hanno dovuto sforzarsi non poco a credere che si trattasse di ambienti destinati al ricovero di persone malate. A parte gli ambienti sporchi e non manutenzionati, si fa fatica a credere che i degenti ricoverati possano essere allocati in celle con letti a 4 piani e nelle condizioni di iperaffollamento già constatate al Reparto Sosta. Considerata l’impossibilità di reperire altri spazi detentivi in tale sezione sono ristretti anche detenuti comuni, non affetti da alcuna patologia e, persino, sei internati”.

Si prosegue al secondo piano, Sezione Chirurgia (43 detenuti): “ Come nella sezione Medicina i degenti sono ristretti in celle con letti a castello a 4 piani. Ed anche in tale sezione, oltre ai ricoverati, trovano allocazione detenuti comuni e detenuti “protetti” (sex offender, ecc.). Probabilmente considerate le condizioni fisiche (per i malati) o lo stato di “protetti” (sex offender) si è pensato di ricavare uno spazio per i “passeggi” direttamente nell’ambito di tale sezione. Il cortile passeggio della Sezione Chirurgia, però, è uno spazio molto limitato, ricavato su un terrazzino che a causa delle reti che lo circondano somiglia maledettamente ad un “pollaio”. Durante la visita si è potuto apprezzare la modernità della sala operatoria, rifatta ex-novo nel 2009 (ma chiusa dopo alcuni mesi) ed attualmente inutilizzata, causa i ritardi per il rinnovo della convenzione con il Policlinico di Messina. E’ appena il caso di accennare alle economie in materia di impiego delle risorse umane che si determinerebbero con la riattivazione di tale sala operatoria. In tal caso si eviterebbero moltissimi degli attuali ricoveri in luoghi esterni di cura, con risparmio di personale, di soldi e con maggiori garanzie per la sicurezza. Il cortile passeggio in cui accedono i detenuti allocati alla Sezione Medicina e Reparto Sosta, nel suo spregevole degrado, rappresenta un vero e proprio pericolo per l’incolumità del personale ed è la testimonianza più diretta dell’abbandono in cui versa la struttura. L’addetto alla sorveglianza, infatti, è costretto ad essere chiuso nel cortile stesso insieme ai detenuti. Il box di cui dispone non è altro che un ammasso di ferro arrugginito. Non dispone di alcun mezzo di comunicazione. La delegazione visitante, infatti, per poter accedere al cortile ha dovuto chiedere ad un detenuto di chiamare l’agente. Questo, di fatto, è l’unico strumento di comunicazione. Eppure sarebbe bastato posizionare un semplice cicalino”

Il segretario Sarno passa dunque alla descrizione della Sezione femminile (50 detenute ristrette al 18 febbraio) è ubicata in edificio a tre livelli: “Al piano terra trovano ospitalità detenute classificate a “media sicurezza”. Al primo piano sono allocate detenute classificate “Alta Sicurezza” . Al secondo piano è ricavato il “nido” che ospita ( ma alla data della visita era vuoto) le detenute-mamme con i propri figli (fino al massimo di tre anni), detenute “comuni” e detenute che accedono alla semilibertà. Se dal punto di vista dell’affollamento la sezione femminile non si caratterizza molto negativamente, è indubbio che la promiscuità tra detenute “detenute” e detenute che accedono alla semilibertà appalesa evidenti vulnus in relazione alla sicurezza”.

“Il Reparto “Camerotti” (209 detenuti ospitati in totale) inizialmente destinato ad ospitare detenuti AS3 è stato riconvertito all’ospitalità promiscua. Le tre sezioni, disposte su tre livelli, sono lunghe circa 70 metri e vi è preposto un solo agente (quando è possibile) che è costretto a massacranti “passeggiate” per garantire il servizio. Considerato il sovrappopolamento delle sezioni (90 al piano terra, 52 al primo piano, 67 al secondo piano) è inimmaginabile poter garantire le prescrizioni da applicare agli AS. ed una puntuale e costante sorveglianza. Il posto di servizio denominato 4° cancello – continua Sarno – rappresenta una ulteriore mortificazione per la professionalità e la dignità degli operatori di polizia penitenziaria colà preposti. Trattasi, infatti, di una struttura in alluminio anodizzato posizionata in zona buia, non sufficientemente aerata e priva di sistema di pompaggio per calore o di aria condizionata”. Per la UilPa risulta inadeguato anche il Reparto colloqui, le cucine dei detenuti, la Caserma Agenti “Vecchi” dove si svolgono attività teatrali e conferenze di servizio, per non parlare degli spogliatoi e degli spazi esterni (vedi approfondimento).

SU APPROFONDIMENTO SULLO SPAZIO ESTERNO E FOCUS SU CARENZE DI MEZZI E PERSONALE

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