Sotto sequestro case, terreni, negozi, veicoli ed aziende
E’ uno dei sequestri di beni più ingenti degli ultimi anni. L’obiettivo è quello di indebolire il clan di Mangialupi, attualmente il più potente di Messina.
L’investitura è giunta oggi dal Procuratore capo Guido Lo Forte che ha tracciato l’identikit dell’organizzazione, la più attiva fra le quattro che si dividono il controllo del territorio messinese. E ad incrementarne la ricchezza ed il potere lo spaccio di eroina e cocaina. Droga acquistata in Calabria, soprattutto a Rosarno e Locri, e poi rivenduta in città ma anche a clienti provenienti dalla provincia e dal catanese.
Oggi, dopo alcuni anni di indagini, gli uomini della Squadra Mobile hanno eseguito il sequestro firmato dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Messina. Beni per 20 milioni di euro appartenenti ai fratelli Trovato, Salvatore di 56 anni, Giovanni, 49 (nella foto), Antonino, 52, Alfredo 45 e Franco 38. Di questi Salvatore ed Antonino sono liberi, Giovanni ed Alfredo detenuti e Franco si trova agli arresti domiciliari.
I cinque fratelli avrebbero ricostruito il clan, disarticolato dopo il pentimento del boss Salvatore Surace. La loro potenza è cresciuta con gli anni, forti di un flusso continuo di denaro dovuto al traffico di droga.
E, infatti, la magistratura ha sequestrato loro 25 unità immobiliari 5 terreni, 9 autovetture, 6 motocicli, i patrimoni aziendali di due società e numerosi rapporti bancari.
L’enorme fortuna sarebbe stata messa assieme non solo grazie ai proventi dello spaccio di droga ma anche alle rapine, alle estorsioni ed all’usura. Proventi investiti per acquistare beni immobili e negli ultimi tempi soprattutto appartamenti di pregio. Uno, ad esempio, è stato sequestrato nella centralissima via Argentieri ma nel centro storico ne possedevano anche altri, a volte utilizzati come basi operative per i loro traffici.
Ovviamente i fratelli Trovato per non essere scoperti ricorrevano a dei prestanome. I beni venivano intestati a soggetti incensurati e dunque insospettabili, quasi sempre parenti o persone vicine ai Trovato per ragioni di lavoro.
Quel che è certo è che il clan di Mangialupi aveva acquisito da qualche tempo la capacità di riciclare il denaro sporco e di reinvestirlo nell’acquisto di immobili. A conferma di un salto di qualità che l’organizzazione aveva ormai compiuto. Evoluzione criminale dimostrata anche dall’ingente disponibilità di armi. Solo negli ultimi due mesi la Squadra Mobile ha sequestrato al clan sei pistole, un fucile e centinaia di munizioni, sempre custodite da incensurati. Il passo falso – come ha detto in conferenza stampa il dirigente della Mobile, Giuseppe Anzalone- è stato commesso con l’intestazione in una stessa società, la “Sicil Market”, di tutti i beni immobili acquistati fin dal 2004. All’epoca, infatti, il supermercato tornò nella disponibilità dei Trovato dopo un precedente sequestro. Il gran numero di immobili confluiti in questa società ha insospettito gli investigatori che successivamente, grazie ad intercettazioni telefoniche e verifiche bancarie, hanno inchiodato i cinque fratelli.
