Morace (Ustica Lines): “Abbiamo dimezzato il costo del biglietto rispetto a quello proposto dal bando”. Per abbassare le tariffe necessaria una revisione del contributo ministeriale
I costi dei biglietti per i collegamenti garantiti dalla Metromare non sarebbero superiori a quelli precedenti, se commisurati alla tipologia del servizio. Lo evidenzia il Consorzio Metromare dello Stretto, rispondendo alle critiche ed alle preoccupazioni espresse da più parti nei giorni scorsi e, ieri, dal Comitato Pendolari dello Stretto e dai Giovani dell’Italia dei Valori di Reggio Calabria (vedi approfondimento). Peraltro, il piano tariffario, per volontà del Consorzio, al fine di venire incontro alle esigenze degli utenti, è stato modificato rispetto a quello proposto per la partecipazione al bando ed i costi sono stati dimezzati, rappresentando ciò un onere aggiuntivo per il Consorzio stesso.
“Il precedente servizio – sottolinea il Comandante Vittorio Morace, patron di Ustica Lines, che assieme a RFI costituisce il Consorzio Metromare – assicurava otto corse di andata ed altrettante di ritorno tra Messina e Reggio Calabria, utilizzando due unità veloci. Non vi era alcun collegamento tra Messina e Villa San Giovanni e tra Messina e l’aeroporto. Oggi noi garantiamo 14 corse di andata e 14 di ritorno tra Messina e Reggio Calabria, 13 corse di andata e 13 di ritorno tra Messina e Villa San Giovanni, 5 corse di andata e 5 di ritorno tra Messina e l’aeroporto dello stretto (tratta, per la cronaca, non ancora attivata, ndr) utilizzando in tutto otto unità navali, due di RFI e sei di Ustica Lines”.
“Abbiamo dimezzato il costo del biglietto rispetto a quello proposto per la partecipazione al bando ed accolto dal Ministero – aggiunge Morace – non avvantaggiando certo in questo modo il Consorzio, ma guardando esclusivamente alle esigenze degli utenti, che è quello che a noi interessa prioritariamente. Più di questo non potevamo fare. E’ chiaro che per poter abbassare ulteriormente il costo sarebbe necessario un intervento ministeriale, con una revisione del contributo”. A proposito del contributo ministeriale, Morace precisa che “non è di 30 milioni di euro all’anno, come sostenuto da qualcuno, ma di 8 milioni 700 mila euro annui”.
Il numero uno di Ustica Lines ribadisce, inoltre, che nei collegamenti vi sono criticità che andrebbero superate e si dichiara ancora una volta “disponibile a definire modifiche e correttivi per migliorare la qualità dei servizi offerti, fermi restando i vincoli imposti dal bando emanato dal Ministero ed aggiudicato al Consorzio. Non possono – prosegue – essere imputate al Consorzio scelte che promanano dal bando emesso dal Ministero ed a cui il Consorzio deve obbligatoriamente attenersi, ne’ possono essere imputati al Consorzio eventuali ritardi e/o disservizi su questioni di competenza altrui”.
Morace, infine, ha manifestato nuovamente la propria disponibilità alla partecipazione ad un tavolo tecnico, che eventualmente le Istituzioni interessate vorranno istituire, per l’individuazione di soluzioni condivise, che possano ragionevolmente essere accolte dal Ministero e dal Consorzio stesso, precisando che “non vi è alcuna questione economica, come si vuol fare credere, ma principalmente tecnico–giuridica. E’ del tutto evidente che per modificare i termini di un contratto ci deve essere la volontarietà dei sottoscrittori del contratto stesso. Per questo si ritiene utile e necessario, invece di alimentare scontri, che non portano certo ad un miglioramento della situazione generale, avviare un confronto serio, con il coinvolgimento del Ministero, per valutare ogni ipotesi che possa trovare la condivisione di tutte le parti in causa”.
Tutte buone intenzioni, senza dubbio. Il caro-tariffe, a ben vedere, viene incardinato su aspetti tecnico-giuridici legati ai termini del contratto. Il Consorzio, insomma, non può non tenere conto delle prescrizioni del bando (sempre più da premio “Nobel”, ad onor del vero). Deroghe a quanto previsto, dunque, si potranno avere solo con lo stanziamento di nuove risorse.
Peccato che il “flop” della Metromare, ad oggi, non sia dovuto soltanto ad un problema economico. Le corse, innanzitutto, mal distribuite nell’arco della giornata, lasciano tuttora “scoperta” la fascia serale (alla faccia della conurbazione per la quale il servizio è stato concepito). La tratta tra Messina e Villa, in secondo luogo, da molti è ritenuta un “doppione” dei collegamenti già garantiti dai traghetti pubblici e privati (non si potrebbe dislocare qualche partenza sulla rotta certamente più richiesta tra Reggio e Messina?). Poi le modalità d’abbonamento, definite “bislacche”, che obbligano i passeggeri ad estenuanti file in biglietteria per ricevere il coupon d’imbarco nonostante siano già in possesso del titolo di viaggio (“ci stiamo lavorando”, assicura Morace). Ed ancora i mezzi “veloci” perennemente in ritardo, conseguenza di orari concepiti con un “ipotetico” tragitto da 25 minuti che nella realtà consta di almeno 35 minuti di navigazione. Il collegamento mancante con l’aeroporto, con una “futura” tabella di orari già disallineata rispetto ai principali voli – pochi oltretutto – dello scalo reggino, è solo l’ultimo tassello fuori posto di un quadro a tinte fosche.
Problematiche, quelle enunciate, alle quali il Consorzio non può più sottrarsi. In tal senso, vista l’apertura di Morace, non si può assolutamente immaginare un tavolo tecnico senza la rappresentanza di chi sulla propria pelle affronta quotidianamente l’odissea dei trasporti sullo Stretto. Se non si tratta di una faccenda economica, quanto meno lo è di buon senso. Quello che finora è mancato.
