I 23 dipendenti chiedono di poter transitare direttamente negli organici dell'azienda ferrovie come avvenuto in un precedente caso
Una lettera/appello scritta ai deputati nazionali e regionali nella speranza di intravedere uno spiraglio di luce. A scriverla sono i 23 lavoratori della Ferrotel che secondo una decisione di Ferservizi, una branca delle Ferrovie dello Stato che gestisce i ferrotel, ha deciso di chiudere la struttura di Messina. Ciò però con prevedibili conseguenze occupazionali che nelle ultime settimane non stanno dando tregua ai lavoratori, che nonostante le promesse rischiano di rimanere senza impiego.
“Da notizie ufficialmente confermate da parte di rappresentanti dell’Azienda Ferrovie dello Stato – scrivono i dipendenti – lo stabile dove fino ad oggi abbiamo espletato il nostro servizio verrà dismesso e chiuso, e noi finiremo sul lastrico. Il ferrotel ospita il personale viaggiante, capitreno, macchinisti e manovratori che prestano servizio fuori sede e, come per tutte le altre chiusure attuate nel nostro territorio, inutile inefficace ed inconcludente è risultato ogni qualsiasi appello al buon senso ed all’apertura ad altre soluzioni, operato dalle parti sociali e dalle organizzazioni sindacali di settore”.
La scadenza ultima è quella del primo marzo, superata la quale i lavoratori verranno licenziati: “I Dirigenti F.S. regionali, a cui ripetutamente ci siamo rivolti per una soluzione del problema – si legge nella lettera – nonostante le assicurazioni verbali non hanno dato seguito agli impegni assunti, non trovando alcuna soluzione che potesse “sbloccare” una situazione che tanto disagio sta creando. In questo mese infatti Ferservizi ha fatto “orecchie da mercante”. Non solo non ha mantenuto gli impegni presi nei nostri confronti, continuando ad ignorarci ed a ignorare il tutto, ma anzi ci ha chiuso in maniera definitiva “la porta in faccia” negandoci un ricollocazione in servizio di altri impianti lavorativi, dichiarando l’impossibilità di farlo a fronte dell’inesistenza degli stessi”.
Da qui la decisione dei lavoratori di chiudersi in assemblea permanente all’interno della struttura Ferrotel, sperando che i riflettori possano accendersi in modo deciso sulla loro vicenda. E sono sempre i dipendenti che nella lettera propongono alla deputazione una possibile soluzione: il transito, data il numero esiguo di unità (23) negli organici dell’Azienda Ferrovie dello Stato, come fatto precedentemente per altri lavoratori del nostro settore transitati con procedura sancita dal Governo. Infatti nel recente passato (vedasi la vicenda della ex Cooperativa “Garibaldi” di Messina), l’Azienda delle Ferrovie dello Stato, dopo aver dismesso un servizio e non avendo altre lavorazioni alternative ha provveduto ad assorbire ed assumere il personale che era impiegato in quel settore.
