Per la prima volta applicata a Messina la legge del 1992 che consente il controllo di interi quartieri
Armi, munizioni e droga adesso sono al sicuro.
Il sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Verzera ha convalidato i sequestri che la Polizia ha eseguito all’alba di giovedì scorso durante le perquisizioni a tappeto compiute al rione Mangialupi.
Il provvedimento riguarda il kalashnikov ritrovato in un rudere, 200 cartucce delle quali 42 per fucile mitragliatore e 22 grammi di cocaina.
Il micidiale fucile, le munizioni e la droga sono stati trovati in casolari abbandonati, cortili e ruderi e quindi la Polizia non ha potuto eseguire alcun arresto. Tuttavia per gli inquirenti il rastrellamento eseguito alle prime luci dell’alba di giovedì è servito a mettere tensione nel potente clan del quartiere, quello capeggiato dal boss Nino Trovato. Un gruppo che il procuratore capo Guido Lo Forte ha definito di maggior livello criminale della città anche per i suoi stretti rapporti di collaborazione con le ‘ndrine calabresi e per la pericolosa potenza di fuoco. Già il 21 gennaio scorso in una villetta di San Filippo la Squadra Mobile sequestrò l’immenso arsenale del clan trovando altri tre kalashnikov. Un segnale inquietante ma anche la certezza di trovarsi al cospetto di un’organizzazione di altissimo livello e molto potente anche dal punto di vista economico. E proprio all’indebolimento delle risorse finanziarie sta puntando la magistratura. A maggio ai fratelli Trovato furono sequestrati beni per 20 milioni di euro, cinque chili di droghe pesanti ed un milione di euro in contanti, ritenuto frutto del traffico di droga con i clan calabresi. Il salto di qualità del clan Trovato ha portato la DDA a compiere l’operazione di giovedì mattina che ha visto impegnati 280 uomini ed eseguite 154 perquisizioni. Gli inquirenti, per la prima volta a Messina, hanno applicato la legge del 1992 sul “contrasto alla criminalità mafiosa” grazie alla quale è possibile eseguire perquisizioni a blocchi di edifici. Non solo singole abitazioni ma interi quartieri possono essere setacciati con un unico provvedimento giudiziario. Un segnale forte ad un gruppo che continua a riorganizzarsi nonostante i micidiali colpi inferti dalle forze dell’ordine.
