Dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali sono venute fuori alcune storie raccapriccianti. Le pasticche venivano spacciate ad undicenni in bar e pub cittadini
“Un’associazione estremamente pericolosa sia per la dotazione di armi sia perché utilizzava minori per spacciare droga spesso destinata a bambini di 11, 12 anni”. A parlare è il sostituto procuratore della DDA Vito Di Giorgio che in conferenza stampa ha svelato alcuni particolari raccapriccianti dell’inchiesta Polifemo. Storie di violenza e sopraffazione venute a galla grazie a mesi di intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate dalla Squadra Mobile di Messina.
Tutto era nato nell’ottobre del 2007 durante la latitanza del boss di Giostra Giuseppe Mulè. Per cercare di arrivare a lui gli investigatori misero sotto controlli i telefoni del suo braccio destro Domenico Bonasera. Le conversazioni svelarono l’esistenza di un’organizzazione che spacciava marijuana, eroina e cocaina a Giostra ma soprattutto a piazza Unione Europea davanti a Palazzo Zanca. Ed, infatti, gli affiliati si definivano “quelli del clan del Municipio”, proprio perché quella piazza era diventato il loro centro di smercio più importante.
Ma nessuno si aspettava ciò che si sarebbe sentito durante alcuni colloqui telefonici fra gli affiliati al gruppo. Venne fuori che l’organizzazione si serviva di pusher minorenni per spacciare pasticche di ecstasy a ragazzini fra gli 11 ed i 13 anni. Lo spaccio avveniva non necessariamente in discoteca ma anche in bar, pub ed altri ritrovi della città. Ragazzi di 15, 16 anni avvicinavano i giovanissimi e li avviavano al consumo di ecstasy.
Ma non è tutto perché la spietatezza di alcuni affiliati li spinse a compiere atti di violenza inaudita. Una delle vittime fu un 17enne che gravitava già nell’orbita del clan. Il giovane ebbe l’ardire di rubare mezzo chilo di marijuana di proprietà del gruppo. Quando Bonasera lo scoprì decise di farlo fuori per fargli pagare lo sgarro. Gli diede un appuntamento e si presentò armato di pistola. Poi cambiò idea e gli risparmiò la vita ma non esitò a tagliargli con un coltello i tendini di una mano. Non solo ma il ragazzino fu costretto da quel giorno a spacciare droga per risarcire il clan del furto di droga. Per il 17enne fu solo l’inizio. In seguito fu costretto a simulare un incidente stradale. I soldi ottenuti dall’assicurazione naturalmente furono destinati al clan. Ma le intercettazioni telefoniche ed ambientali regalarono un altro spaccato del gruppo di Giostra. L’associazione si dedicava anche alle estorsioni. E quando le vittime si rifiutavano di pagare usavano le maniere forti. Al titolare di un panificio che non voleva piegarsi al ricatto Bonasera e Trifirò gli danneggiarono il fuoristrada sferrando alcuni colpi d’ascia.
