Proseguono le trattative avviate ieri per cercare di ottenere il rilascio dell’equipaggio della Rosalia D’Amato. Massimo riserbo dalla Farnesina. A bordo della nave anche 5 italiani e 15 filippini
Sono ore di attese per i familiari del messinese Orazio Lanza, il comandante dell’equipaggio della nave che ieri pomeriggio, a 400 miglia a sud-est dell’Oman, è stata sequestrata dai pirati somali. Massimo riserbo sulla notizia da parte della Farnesina per evitare che la trattativa in corso per la liberazione degli ostaggi (avviata da subito) possa essere bruscamente interrotta. A bordo della “Rosalia D’Amato”, questo il nome dell’imbarcazione appartenente alla compagnia “Perseveranza Navigazione”, altri 5 italiani e 15 filippini.
Il tratto di mare percorso ieri dalla nave, nei pressi del corridoio Yemen-Oman, è riconosciuto come uno delle rotte più pericolose e per questo si viaggia sempre a notevole distanza dalla costa. Nonostante ciò però i pirati sono comunque riusciti ad “agganciare” l’imbarcazione riuscendo ad ottenerle il controllo.
Questa mattina intanto sulle pagine del quotidiano “Avvenire”, Andrew Mwangura, capo del programma per l’assistenza ai marinai dell’Africa orientale (Easap), ha affermato che “attaccare le base dei pirati in Somalia per arginare il fenomeno avrebbe alcun senso e la responsabilita’ di un attacco sulla terra ferma in Somalia e’ ”un peso che la comunita’ internazionale non puo’ permettersi in questo momento. Inoltre ci sarebbero forti rischi di violazioni dei diritti umani da parte dei Paesi eventualmente coinvolti”.
Sulla vicenda dalla nava Rosali D’Amato, Mwangura aggiunge: “Consiglio di far arrivare la nave sulla costa somala in modo da rendere piu’ facili le negoziazioni, che non devono per forza concludersi con il pagamento di un riscatto. Non e’ da escludere che le autorita’ italiane conoscano il gruppo di sequestratori e possano fare pressione sulle autorita’ somale affinche’ la nave venga rilasciata’”.
