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Le antiche “neviere siciliane”: le fabbriche della neve

Vittorio Tumeo

Le antiche “neviere siciliane”: le fabbriche della neve

giovedì 27 Dicembre 2018 - 01:21
CURIOSITA'

L’inverno che imperversa, più o meno rigido che sia, evoca nell’immaginario collettivo una serie di immagini varie e caratteristiche. Tra queste non può mancare di certo la neve. Amata ed attesa per tutto l’anno dai più, offre lo spunto adatto per far conoscere una realtà ormai quasi sconosciuta, quella delle neviere di Sicilia. La storia di questa curiosità tipicamente siciliana si fa risalire al tramonto del XIX secolo. In pieno clima di belle époque, nei salotti della nobiltà e dell’alta borghesia era usanza diffusa offrire granitine e sorbetti ai propri commensali ed ospiti. Una vera e propria rarità per l’epoca, una chicca dolce appannaggio soltanto di pochissimi, in considerazione della scarsa reperibilità della materia prima che li costituisce, il ghiaccio per l’appunto. La maggiore e sempre più insistente richiesta di neve ghiacciata proveniente dagli abitanti delle città e dei paesi desiderosi di rinfrescare i propri palati arsi dalla calura estiva fecero sì che nascessero delle vere e proprie aziende che si occupassero della produzione e del commercio del ghiaccio che sarebbe stato poi aromatizzato.

Tuttavia, tanto la produzione quanto il trasporto del ghiaccio stesso non si rivelarono subito di facile portata, dal momento che la reperibilità di questo si limitava soltanto ai brevi periodi di rigido inverno nelle impervie zone di montagna difficili da raggiungere.

Per mantenere il ghiaccio fino all’estate successiva, pronto per essere poi estratto giornalmente e portato a bordo di muli o carretti in “balate” di ghiaccio da 120 a 150 kg che giungevano a destinazione in città avvolte generalmente in sacchi di iuta o coperte da fieno e foglie che ne preservassero l’integrità, occorreva fare ricorso ad una tecnica che nella necessità di conservazione anche nei periodi estivi tenesse conto anche dell’assenza di corrente elettrica e delle moderne tecniche di produzione e mantenimento del ghiaccio a temperature bassissime.

La risoluzione al problema è presto detta. Ci sono stati infatti alcuni uomini, i “nivaroli”, che hanno avuto la brillante intuizione di sfruttare delle depressioni montane o realizzare delle conche, denominate “neviere” allo scopo di accumularvici la neve caduta. Una volta solidificata e trasformatasi in ghiaccio, i nivaroli la compattavano battendola con zappe e pale fino a che non si fosse solidificata. A questo punto lo strato di ghiaccio andava protetto e mantenuto umido, così veniva rivestito da felci e fieno e coperto da una superficie di terra propedeutica a garantire l’isolamento termico.

Il maggior numero di "neviere" si riscontra nei pressi dell’Etna. Il vulcano infatti, con la sua produzione di neve serviva i grandi capoluoghi, ossia Palermo, Catania e Messina.

Dal punto di vista economico-sociale era nato, di fatto, un nuovo tipo di impresa. Non soltanto la vita amministrativa dei comuni, che avevano scoperto un modo semplice edvefficace per incrementare le casse del regio erario, ma anche intere generazioni di genti montane sono state infatti condizionate dalle attività nivali e fu un gigantesco affare che produsse effetti sociali rilevanti come la sopravvivenza delle classi più povere e il conseguente arricchimento dei grandi appaltatori nobili o borghesi che si alternarono nella gestione delle strutture stesse.

Per i più curiosi, all’interno della Riserva Naturale Serre della Pizzuta, nel versante occidentale dell’omonimo rilievo, ancora oggi è possibile ammirare i ruderi di alcune neviere storiche.

Vittorio Tumeo

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