Eclissi della civiltà europea e trumpismo. Con l'accoglienza criminalizzata per alimentare la macchina del consenso delle destre
di Marco Olivieri
Migranti: dove siamo rimasti in termini d’inciviltà e disumanità? Tre anni fa è avvenuto il naufragio di Cutro, in Calabria. Tre anni dalla morte di almeno 94 migranti. 35 erano bambini. Qualcosa di tragicamente sempre attuale: potrebbero essere mille i morti nel Mediterraneo, secondo le organizzazioni umanitarie, a causa del ciclone Harry. Ma in tempi di trumpismo e di destre al potere non interessa a chi governa.
La nota della Conferenza episcopale calabrese fa eccezione: “Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci. Le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove. Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi, più morti”.
“Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”
Non meno significativo questo passaggio dei vescovi calabresi: “Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro Paese e del nostro continente, che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria. Chiediamo che le Procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva, senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.
“La strage di migranti frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia”
Così l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, nel messaggio indirizzato a Mediterranea Saving Humans, sempre in relazione alle vittime del ciclone Harry: “Non è una tragedia, è una strage. Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto di scelte disumane dell’Europa e dell’Italia, capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono. E di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come ‘pescatori di uomini e di donne’ in balìa delle onde” (fonte Agensir). E non a caso l’arcivescovo è stato poi oggetto d’insulti sui social. La propaganda non si ferma mai.
“C’è chi è nato sulla pagina giusta dell’atlante”
A sua volta, sottolinea la deputata europea Cecilia Strada: “Stanotte, tre anni fa, il naufragio di Cutro. L’Italia non ha mandato nessuno a soccorrere una barca in pericolo; il mare ci ha restituito i cadaveri. Tre giorni fa, quattro morti e decine di dispersi a Creta: la Grecia non ha mandato la guardia costiera a soccorrere. Il mare restituisce i cadaveri. Poche settimane prima, il ciclone Harry: centinaia di morti, foreste un migliaio. Il mare ci sta restituendo i cadaveri. E poi Chios, Lampedusa, e tutti gli altri naufragi senza nome, perché anche se non lo guardiamo, nel Mediterraneo si continua a morire. Il mare è più pietoso dei nostri politici. Perché le morti in mare non sono una tragedia, sono le conseguenze delle nostre politiche. Una scelta, non un caso”.
E ancora: “A Cutro ho camminato sulla spiaggia, mentre il mare restituiva le scarpe. Uguali alle mie. La differenza? Che io sono nata sulla pagina giusta dell’atlante. Fortuna, solo fortuna. Un privilegio da restituire”.
Cercasi politica per governare il fenomeno migratorio con giustizia e umanità
Il problema è politico e chiama in causa sia la nostra umanità, sia l’idea di diritto e di governo del mondo. Il trumpismo e le destre al potere hanno bisogno del nemico e trovano nel migrante un facile capro espiatorio, utile per far crescere la macchina elettorale del consenso. L’importante, mentre c’è chi tiene alta la bandiera fascista della “remigrazione”, è mettere al bando la verità. Ovvero che l’emigrazione è un processo mondiale da governare nel segno del diritto e della cooperazione tra Paesi. E che diventa un problema da ministero dell’Interno proprio perché non lo si vuole governare.
Corridoi umanitari, permessi per cercare lavoro, regole chiare: le soluzioni ignorate
Il fallimento dei progressisti, che non hanno imposto una “narrazione” alternativa a quella sicuritaria delle destre, deve essere la base per ripartire. Per saper proporre un’idea del mondo che sappia coniugare locale e globale, le periferie e il centro, l’ingiustizia sociale e i diritti civili, la civiltà giuridica e l’umanità.
Le soluzioni esistono. Corridoi umanitari, permessi per avere l’opportunità di cercare lavoro, più mediatori culturali, al bando i Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) e ogni altro orrore dell’inciviltà. Vedi alla voce Albania e accordi con la Libia. E ancora: regole chiare e possibilità di far circolare le persone, secondo il diritto, e non solo le merci: un altro mondo, un’altra Europa e un’altra Italia sono possibili.
I migranti pedine nel mercato delle elezioni
Si criminalizza, invece, il progresso multiculturale solo per ottenere degli utili nel mercato delle elezioni. E si finge d’ignorare quanto convenga affrontare senza muri e blocchi navali illusori questo fenomeno per ottenere anche significativi risultati in termini economici. Il tutto a livello europeo e mondiale.
Se non lo fate per ragioni umanitarie, governanti, pensate agli interessi dei vostri Paesi, insomma.
Sia chiaro, Trump, Putin, Netanyahu, Orbán, Erdoğan, Meloni e tanti altri non sono inciampi della storia. Sono la spia di un malessere profondo da loro utilizzato per soffiare sul fuoco. Ecco perché chi si oppone a questo mondo così com’è deve essere davvero capace di proporre una seria alternativa politica. Con un salto di qualità democratico e civile. I tempi sono tragici ma non dimentichiamo che esistono altre strade rispetto all’orrore quotidiano.
