Dal sottoscala all'altare. La tela seicentesca della Madonna della Lettera restaurata torna a Castanea

Dal sottoscala all’altare. La tela seicentesca della Madonna della Lettera restaurata torna a Castanea

Autore Esterno

Dal sottoscala all’altare. La tela seicentesca della Madonna della Lettera restaurata torna a Castanea

giovedì 04 Giugno 2026 - 09:00

E' stata esposta per la Notte Mariana

MESSINA – Per la Notte Mariana il mio primo appuntamento è stato alla Chiesa di San Placido a Messina. Varcare quella soglia ha significato compiere un vero e proprio viaggio nel tempo: l’edificio sorge infatti su ciò che resta dell’antica Chiesa di San Giovanni Battista, storica sede del Priorato Gerosolimitano. Un luogo carico di suggestione, scelto per ospitare eccezionalmente a Messina, prima del suo definitivo ritorno a Castanea delle Furie previsto per l’indomani, una straordinaria tela d’altare appena restaurata raffigurante la Madonna della Lettera tra i Santi Cosimo, Damiano e Biagio. Un ritorno a casa spirituale e un incredibile cortocircuito della storia, se si pensa che all’inizio del Seicento il beneficiario della chiesetta d’origine a Castanea era proprio Fra Francesco de Luca, stimato Cavaliere Gerosolimitano.

Lo spaccato storico: la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano nelle carte d’archivio

Per comprendere il valore profondo di questa operazione bisogna sfogliare i documenti d’archivio e, in particolare, i verbali della Visita Pastorale compiuta nel 1666 da Monsignor D’Amico, Vescovo di Patti. Nel corso della sua ispezione a Castanea, il presule richiamò accuratamente i passaggi fondativi di questo prezioso iuspatronato, eretto per volere del magnifico Angelo De Luca e formalizzato già nel lontano 1589.

Le carte d’archivio ci restituiscono lo spaccato di un microcosmo rurale e devozionale di straordinaria dignità e funzionalità. La chiesetta era sormontata, proprio sopra la porta d’ingresso, da un campanile a vela dotato di una campana di notevole peso. Al suo fianco sinistro si sviluppava la sacrestia, ambiente che non fungeva da semplice deposito ma che era impreziosito da “dui stantij colorati” (due stanze decorate e dipinte). La struttura architettonica era completata da un porticato esterno che si affacciava direttamente sulla piazzetta (lo “piano proprio”), concepito per l’accoglienza dei fedeli, e da un fondamentale sistema idrico e logistico: una cisterna per l’acqua piovana e una cisterna per l’olio. Quest’ultima raccoglieva le rendite in natura dei fondi agricoli del casale, destinate a garantire sia il sostentamento del rettore sia l’alimentazione perpetua delle lampade votive che ardevano davanti all’altare maggiore.

Un trentennio nell’oblio e l’epopea del salvataggio

Il cammino che ha riportato alla luce i tesori di questo complesso è stato lungo e tortuoso. Per oltre un trentennio, la Madonna della Lettera è rimasta ingiustamente accantonata in un sottoscala del Convento dell’Annunziata, insieme a un altro capolavoro ferito dal tempo: il Sant’Agostino del maestro Gaspare Camarda.

La storia del loro riscatto si è divisa in due tempi ben distinti. Anni fa, grazie alla determinazione dell’Associazione “Giovanna d’Arco”, guidata da Tonino Spanò, si riuscì a strappare dall’oscurità il Sant’Agostino (visibilmente compromesso) e la tela di San Michele. In quella prima occasione, un generoso benefattore rimasto del tutto sconosciuto ne finanziò interamente il restauro, affidato alla storica Bottega Gerace di Messina; le due opere vennero poi temporaneamente esposte nella Chiesa di Santa Caterina a Castanea.

La Madonna della Lettera, invece, dovette attendere ancora: lasciò sì il sottoscala, ma per essere trasferita al secondo piano del convento in un deposito che restava comunque poco sicuro. Una svolta è giunta solo con l’avvento del nuovo parroco, padre Vincenzo Majuri. Ci si è potuti così prodigare concretamente per tirare fuori la tela dal deposito e farla finalmente visionare e analizzare dalla restauratrice Ivana Mancino. Da quei primi preventivi e sopralluoghi sono passati alcuni anni di paziente attesa per riuscire a reperire le risorse necessarie, fino alla comparsa di una nuova, provvidenziale figura.

Il secondo mecenate e l’intervento della Bottega Mancino

Se la prima scintilla era scoccata anni fa, la rinascita definitiva della grande pala d’altare si è compiuta grazie a un secondo, straordinario benefattore: un mecenate che l’Associazione Giovanna d’Arco conosce bene, ma che ha espresso il fermo desiderio di voler rimanere anonimo.

È proprio grazie ai fondi stanziati da questo secondo, misterioso donatore che è stato possibile affidare l’opera alle cure magistrali della Bottega Mancino di Palermo. Sotto la guida attenta di Ivana Mancino, il laboratorio palermitano ha condotto il delicatissimo intervento che ha restituito alla tela la sua leggibilità e la brillantezza cromatica originaria, ammirata da vicino durante l’esposizione messinese.

Lo slancio di questo secondo mecenate si è rivelato un vero motore di rinascita per Castanea, arrivando a coprire le spese di restauro della tela settecentesca della Madonna del Rosario, l’intero recupero del fercolo e della splendida statua lignea rivestita in oro zecchino di San Giovanni Battista (opera dello scultore A. Zizzo), intervenendo infine con un contributo decisivo per le finiture, la consegna e la tanto attesa riapertura della chiesa matrice del paese.

Lettura stilistica della tela: la messinscena degli sguardi

Osservando la grande tela d’altare – originariamente custodita sopra lo “scabello adorato” (la pedana dorata) descritto nei documenti – si comprende appieno il valore del lavoro filologico compiuto a Palermo. Dal punto di vista stilistico, l’opera si inserisce nei canoni della pittura tardo-manierista e controriformistica attiva in Sicilia a cavallo tra Cinque e Seicento.

La composizione gioca magistralmente su una fitta rete di sguardi e gesti drammatici che uniscono la dimensione terrena a quella celeste:

  • Il registro celeste: In alto, sospesa, troneggia la Vergine Maria. Il panneggio scultoreo della sua veste incornicia un gesto solenne: porge il cartiglio della Lettera che, secondo la tradizione, fu inviata al popolo messinese nel 42 d.C. Sebbene l’evento sia storicamente dibattuto, l’opera ne riafferma la potentissima valenza identitaria, richiamando la celebre formula “Vos et ipsam civitatem benedicimus”. Accanto a lei, il Bambino Gesù si fa figura regale e messianica: è ritto in piedi, fiero, con un braccio puntato verso l’alto (la dimensione divina) mentre nell’altro impugna saldamente una piccola croce, prefigurazione del suo sacrificio.
  • Il registro terreno e la forza dei simboli: In basso, i santi dialogano in una studiata coreografia emotiva. A sinistra, San Biagio Vescovo funge da mediatore: con la mano protesa in avanti sembra voler presentare i santi e la comunità, volgendo lo sguardo verso l’esterno. Sulla destra, i santi medici creano una splendida tensione contrapposta: al centro, San Damiano, rivestito di una tunica rossa, tiene devotamente le mani al petto, mentre sul margine destro San Cosimo tiene nella mano sinistra il libro della sapienza e della dottrina, volgendo lo sguardo rapito verso l’alto, interamente catturato dalla visione mariana.
  • I dettagli rivelati: Il minuzioso lavoro di restauro ha restituito dettagli straordinari, come la ricercata descrizione dei calzari e dei sandali finemente intrecciati ai piedi dei medici. A fare da perno visivo inferiore è l’imponente idria o vaso degli unguenti. Posto in primo piano con il suo profilo slanciato d’ispirazione classica, il vaso assume la forza visiva di un vero e proprio “personaggio” muto, simbolo per eccellenza della vocazione dei santi anargiri.

La sfida continua: l’appello per salvare le quattro statue seicentesche

Se molto è stato fatto, sarebbe tuttavia un grave errore pensare che l’opera di salvaguardia a Castanea sia conclusa. C’è ancora tantissimo da fare e il patrimonio artistico locale ha un immenso bisogno di aiuto. L’Associazione “Giovanna d’Arco” ha infatti già pronti i preventivi per un altro urgente e imponente intervento: il restauro di quattro statue lignee seicentesche, tesori unici che rischiano il deterioramento e per il cui salvataggio occorrono 30.000 euro. Da qui nasce un accorato invito rivolto a tutta la cittadinanza, ai cultori dell’arte e a nuovi potenziali mecenati affinché sostengano l’associazione in questa nuova e cruciale campagna di raccolta fondi.

Il ritorno definitivo a Castanea

Dopo la parentesi messinese della Notte Mariana, l’indomani l’opera farà finalmente ritorno a Castanea delle Furie. Ad attenderla c’è la sua definitiva e solenne collocazione sull’altare del Santissimo Sacramento nella Chiesa di San Giovanni. Sarà lì che la comunità potrà finalmente riappropriarsi stabilmente di questo capolavoro restituito alla storia, simbolo tangibile di una rinascita culturale ed ecclesiale che non intende fermarsi.

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