Per i dem la legge speciale è l'alternativa reale al Ponte. Oggi la proposta è depositata. Costerebbe un miliardo: ecco cosa prevede
Il Pd provinciale e regionale ha ospitato a Messina il senatore Vincenzo Nicita per aprire di fatto il dibattito la città sulla legge speciale “Messina Porta del Mediterraneo”. L’idea era stata presentata nell’aprile scorso e oggi la proposta è depositata a Roma, con la firma proprio del senatore. Tanti i presenti nel Salone delle Bandiere. Oltre a deputati regionali, consiglieri comunali ed esponenti della segreteria dem, hanno partecipato il Comune di Messina con il sindaco Federico Basile, ma anche tra gli altri l’Autorità portuale dello Stretto, Camera di Commercio, Sicindustria, sindacati, Ance e forze economiche e sociali del Terzo Settore.
Il piano e i costi dell’operazione
Il piano previsto costerebbe un miliardo in 5 anni, fino al 2039. La legge immagina una struttura che metta a sistema tutti gli investimenti che riguardano i vari ambiti integrati tra loro. Si parla di decontribuzione per i giovani che tornano in Sicilia, ma anche gratuità o tariffe agevolate per l’attraversamento dei residenti. E poi gli investimenti su piattaforma logistica, sistema portuale e rinnovo della flotta navale. Il miliardo sarebbe ricavato dalla somma di 600 milioni “presi” dal progetto Ponte, 200 dai fondi Fsc, 100 dal Fondo Continuità Territoriale, 70 dal ministero dei Trasporti e 30 dai fondi europei. A questi se ne aggiungerebbero 100 extra esclusivamente per l’attraversamento.
Hyerace: “E’ l’alternativa al Ponte”
La proposta, ha spiegato il segretario provinciale Armando Hyerace in apertura, “è diventata disegno di legge ed è depositata a firma del senatore Nicita. Questa proposta ci permette di superare l’idea del Ponte e dimostriamo che un’alternativa c’è. L’avevamo proposto in campagna elettorale e oggi vogliamo aprire un dibattito con tutti voi, rappresentanti della città. Non devono più essere gli altri a decidere cosa immaginano per Messina. Deve essere la città a farlo”.
Nicita: “Ricadute sull’intero Stretto”
Dopo gli interventi di Giacomo D’Arrigo, Antonella Russo e Calogero Leanza, il senatore Nicita ha illustrato la legge speciale: “Com’è stato detto, di questo progetto abbiamo discusso in campagna elettorale. Oggi è un disegno di legge e vogliamo portarlo al centro del dibattito a Messina. È una legge speciale che ha ricadute sull’intero Stretto. Ma parliamo di Messina Porta del Mediterraneo, perché rispetto a ciò che è stato detto in passato uno dei nodi centrali passa dalle norme sul riconoscimento dall’insularità che obbligano l’Italia a rimuovere gli svantaggi. La questione dell’insularità va utilizzata in maniera strategica. Messina è una città fondamentale e di accesso per la Sicilia, per questo la nostra legge si fonda su questo. Italia ed Europa devono porre attenzione sul tema”.
Dove si trovano le risorse finanziarie
Nicita ha sottolineato come il piano si basi “su un ente che possa realizzare il piano stesso, mettendo a sistema investimenti e previsioni che già esistono, aggiungendone altre come la piattaforma logistica, il polo navale, la flotta di traghetti da ammodernare, contribuzione speciale per chi ritorna in Sicilia, tariffe speciali per i residenti. Tutto con una spesa fino al 2030 di poco più di un miliardo. Dove si trovano queste risorse? Nella mobilitazione di fondi già esistenti, quindi questa legge non richiede nuove forme di finanziamento ma scelte. Ad esempio 600 milioni circa vanno presi dai fondi del ponte, nella consapevolezza che dal 2025 a oggi abbiamo avuto fino a 3,2 miliardi già sottratti e riprogrammato al triennio 2033-2035. Il governo li ha destinati al rifinanziamento del debito Rfi e all’iper ammortamento del bilancio. Quindi sappiamo che questi soldi sono già stati spostati dal progetto del Ponte e ridestinati ad attività che non riguardano né la Sicilia né la Calabria. E a quanto pare anche il miliardo destinato al 2027 sarà riprogrammato altrove. Per noi questa è un’urgenza, queste risorse prima o poi fineranno interamente investire in altre aree. Lo Stretto è una realtà che ha bisogno di investimenti ma il focus va spostato dal Ponte a cosa c’è realmente da fare”.
La servitù dello Stretto e la necessità di un cambio di rotta
Il senatore ha anche spiegato che “Messina è un hub di grande valore che però non riesce a trattenere il tempo. Il concetto è la servitù dello Stretto. Cioè Messina non trattiene il valore, produce ma questo prodotto non viene valorizzato. E come si valorizza? Con un piano speciale che passa proprio dal rendere la città un luogo non più solo di attraversamento”. Con l’ausilio delle slide ha poi illustrato i vari punti e ha sottolineato l’esigenza di partire il prima possibile “perché nel 2030 parte un nuovo ciclo di finanziamenti e obiettivi e si rischia di perdere le attuali risorse. Il punto oggi è aprire il dibattito e confrontarci su un sistema integrato, quello di Messina, che ha bisogno di priorità, risorse e qualcosa che possa mettere tutti a regime. Non si è mai discusso veramente di Messina fino ad ora. Questa servitù va capovolta e trasformata in un asset strategico per il futuro e i giovani”.

