Il capo di ScN commenta il piazzamento al nono posto nella classifica sulla fiducia in chi guida i partiti politici italiani. Il suo chiodo fisso rimane la candidatura alla presidenza della Regione
“Io, leader di periferia, sindaco di trincea, oggi mi ritrovo nella “top ten” dei leader nazionali per fiducia degli italiani. I sondaggi sono sempre degli indizi, non delle verità assolute. Ma permettetemi di condividere con voi questa piccola soddisfazione. Perché dietro questo risultato ci sono anni di sacrifici, battaglie, delusioni e anche tradimenti che mi hanno ferito profondamente. Ci sono stati momenti difficili, anche sul piano personale e fisico. Ma non ho mai mollato. E mai lo farò”. Così Cateno De Luca commenta il sondaggio di Lab21 per Affari Italiani, con il piazzamento al nono posto, e il 2,8%, nella classifica sulla fiducia nei leader dei partiti politici italiani.

Giorgia Meloni, con il 36,7%, Elly Schlein (15,1%), Giuseppe Conte (12,4%), Roberto Vannacci (10,2%), Antonio Tajani (6,1%), Matteo Salvini (5,9%), Nicola Fratoianni (5,4%), Carlo Calenda (3,3%) precedono De Luca, seguito da Matteo Renzi al 2,1 per cento.
“Vedermi in questa classifica (sondaggio condotto dal professor Baldassari) è la conferma di un aspetto essenziale: non servono solo ruoli blasonati per conquistare la fiducia dei cittadini. Alla fine conta una cosa sola: fare, essere concreti, risolvere problemi e lavorare ogni giorno per la gente. E c’è un altro dato che mi fa riflettere: nonostante un sistema mediatico che spesso ci oscura, siamo davanti a tanti leader di partiti che ogni giorno sono in televisione e sui giornali, ma che non sono entrati nella “top ten”. Indizi che ci dimostrano una cosa: siamo sulla strada giusta”, conclude il leader di Sud chiama Nord.
De Luca e l’ambizione di candidarsi alla presidenza della Regione siciliana
Il chiodo fisso è sempre quello. L’obiettivo di De Luca rimane la candidatura alla presidenza della Regione siciliana ma non più da solo perché servono le alleanze. Il secondo posto alle scorse regionali, con il monocolore di ScN, non è più considerato possibile. “Messina avrà il suo sindaco di Sicilia ma i salotti romani vogliono imbrigliarmi”, ama ripetere. E rivendica la possibilità di dialogare, con Sud chiama Nord “forza politica post ideologica”, sia con il centrodestra, sia con il centrosinistra: “Nessuno oggi può annoverarmi come uno dei candidati del centrodestra. Non lo sono e non lo sarò. Ma la stessa cosa vale per il centrosinistra. Anche perché al massimo saranno gli altri partiti a doversi spostare sulla nostra progettualità. Lo dicono i fatti: il governo di Liberazione ha un solo interlocutore, cioè Cateno De Luca, mentre nel centrodestra, così come nel centrosinistra, ci sono troppi capitribù. E non c’è nessuno oggi legittimato a parlare per conto dell’una o dell’altra coalizione rispetto a qualsiasi tipo di progettualità”.
In sostanza, ScN come possibile ago della bilancia nella politica regionale e la possibilità di giocarsi delle carte per la presidenza guidano le scelte del capo politico. Intanto il centrosinistra punta alle primarie, con Ismale La Vardera che ha lanciato da tempo la sua candidatura. E il centrodestra, intanto, cerca di fare i conti con le crepe nella maggioranza in Sicilia.

