"Abbiamo le mani liberi e si aprono altri tavoli. Puntiamo sul civismo, il progetto va avanti". Le sfide politiche del movimento

di Carmelo Caspanello
PALERMO – Il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, ha annunciato l’ufficializzazione di alleanze e lista in vista delle elezioni Europee il 2 marzo prossimo durante l’assemblea di Taormina. Questa mossa segue la recente crisi di governo (che definisce una “sceneggiata”) all’Ars, scatenata da malumori interni alla coalizione di governo principalmente legati alla norma salva-ineleggibili e alle nomine nei vertici di Asp e ospedali, oltre al ritorno al voto nelle ex Province. Che De Luca stigmatizza: “C’è il rischio che diventino un nuovo poltronificio per il centrodestra. Ci sono tanti galoppini disoccupati in giro”.
“Sud chiama Nord punta sul civismo”
Dopo il no di Pd, M5S e Calenda, il leader di Sud chiama Nord è tornato questa mattina a parlare delle strategie in vista dell’appuntamento elettorale di giugno: “Abbiamo le mani libere, adesso, e abbiamo aperto altri tavoli. Punteremo sul civismo, un progetto già avviato con successo, visto con interesse a livello nazionale. I presupposti per far bene e cambiare la rotta della politica ci sono e la gente ci segue, come dimostra la straordinaria attività per il tesseramento”. De Luca parla di un nuovo fronte che si è aperto: “C’è una finta crisi alla Regione. Una sorta di sceneggiata, accontenteranno gli scontenti e tutto rientrerà”. Il banco di prova mercoledì, quando in aula tornerà la riforma delle Province. C’è chi pensa ad una ritorsione dei meloniani, magari con la stessa “arma” del voto segreto. Non resta che aspettare.
Lo scossone all’Ars e la scadenza naturale della legislatura…
Lo scossone all’Ars che ha fatto cadere la maggioranza sulla norma salva-ineleggibili ha fatto anche parlare di un probabile ritorno alle urne anticipato. Fantapolitica? “In Sicilia si andrebbe a votare a scadenza naturale della legislatura, nel settembre del 2027 – ricorda De Luca – e sembra una vita- Ma non lo è. Quella è la scadenza naturale. Ma doppiano essere pronti già due anni prima, nel 2025…”. Di certo, al momento, c’è solo che in Sicilia, Fratelli d’Italia ha annunciato la decisione di mantenere i propri assessori all’interno della giunta regionale guidata da Renato Schifani (Forza Italia). Nonostante la minaccia iniziale di ritirare gli assessori, scaturita dalla bocciatura dalla norma “salva-ineleggibili” all’Ars e dalle nomine dei manager della sanità avvenuta in Giunta malgrado l’assenza di Fratelli d’Italia.
La tregua armata imposta da Roma a Fdi
La decisione di abbassare i toni e di non ritirare gli assessori è stata influenzata dagli alti dirigenti del partito (da Roma), che hanno consigliato di adottare un tono più conciliante mantenendo la lealtà a Schifani. Tuttavia, alcuni membri del partito rimangono insoddisfatti. L’indice è puntato verso Luca Sammartino, Lega, “accusato” di orchestrare l’attacco contro la legge proposta da Fratelli d’Italia bocciata dall’Ars e che ha scatenato la crisi. Le tensioni sono palpabili anche all’interno della maggioranza, con Forza Italia, Lega e Dc da un lato e Fratelli d’Italia-Mpa dall’altro. La premier Giorgia Meloni ha annunciato la sua visita in Sicilia, forse con l’obiettivo di un incontro chiarificatore con Schifani e altri leader coinvolti. La crisi politica alla Regione è dunque destinata a una fase delicata, con il confronto imminente che potrebbe influenzare il futuro assetto della giunta regionale. (Carmelo Caspanello)

