Ex Province: meglio un eletto dai cittadini che scelto nelle segrete stanze - Tempo Stretto

Ex Province: meglio un eletto dai cittadini che scelto nelle segrete stanze

Rosaria Brancato

Ex Province: meglio un eletto dai cittadini che scelto nelle segrete stanze

lunedì 21 Agosto 2017 - 04:54
Ex Province: meglio un eletto dai cittadini che scelto nelle segrete stanze

Il ripristino della democrazia diretta toglie ai partiti il potere di decidere a tavolino chi dovrà avere il doppio incarico ed entrare nel Consiglio Metropolitano. Rispetto alla riforma inoltre il numero dei consiglieri sarà ridotto del 30%. Non ci saranno i gettoni di presenza.

Il flop della riforma Tartaruga, nota anche come la “Crocetta-Giletti”, primo caso al mondo di legge annunciata in diretta tv e portata a termine in 4 anni, è il simbolo di un mandato elettorale basato più sugli annunci che sui fatti.

Il ripristino della democrazia diretta, ovvero delle elezioni di primo livello, è un fatto positivo, rispetto ad una riforma che invece prevedeva che a governare Città Metropolitane e Liberi Consorzi fossero consiglieri decisi a tavolino nel chiuso delle stanze tra gruppi di potere e di partiti.

Il 4 dicembre uno dei motivi che ha portato alla vittoria dei No alla Riforma Costituzionale è stato anche la mancata condivisione di un Senato eletto con il meccanismo di secondo livello, lo stesso previsto dalla riforma delle ex province per la Sicilia per i consiglieri e il presidente del Libero consorzio.

L’elezione di secondo livello è una “nomina” camuffata e preclude la libera scelta del cittadino che si ritrova un eletto che non ha voluto lui. Con il secondo livello i politici si “votano tra di loro”, si attribuiscono seconde poltrone senza che al cittadino resti alcuna scelta.

Poniamo un esempio tanto in voga in tempi di trasformismo. Donna Sarina vota un consigliere di un partito X. Strada facendo però quel consigliere trasmigra nel partito Y che ideologicamente è l’esatto opposto del partito con il quale è stato eletto. Il consigliere poi, grazie all’elezione di secondo livello e ad accordi presi tra i partiti approda nel Consiglio Metropolitano e magari anche nella Giunta Metropolitana. Il tutto senza passare dalle urne ma solo da incontri tra partiti.

Il meccanismo della riforma Crocetta-Giletti prevedeva infatti la presentazione di liste da parte dei partiti composte da consiglieri in carica. Con la riforma siciliana a votare ed eleggere il Consiglio sarebbero stati gli stessi consiglieri in carica nei 108 comuni. Era inoltre previsto il voto ponderato in base al quale il “peso” del voto dei singoli consiglieri era correlato alla popolazione del Comune rappresentato. Il voto di un consigliere comunale di Messina, ad esempio, valeva fino ad 8 volte più di quello di un collega di Roccavaldina. Ne conseguiva che a decidere la composizione del Consiglio Metropolitano e quindi dell’organismo elettivo di secondo livello non sarebbero stati gli elettori ma i partiti più forti (soprattutto le cordate più forti).

Un siffatto meccanismo elettorale (molto simile a quello previsto per il Senato dalla riforma della Costituzione bocciata con il referendum) avrebbe dato ampio margine alle manovre dei partiti e portato le stesse persone ad avere più incarichi.

Ma c’è di più, perché nel frattempo in Sicilia si è raggiunto il record di 4 anni di commissariamento delle ex Province, con una gestione monocratica tale da far impallidire qualunque sostenitore della democrazia. I risparmi sui costi della politica sono stati irrisori e nel contempo, lasciando intatte le funzioni dell’Ente intermedio ed anzi aggiungendone nuove, il governo Regionale ha dato il colpo di grazia a quel che restava.

A proposito di costi della politica, il ripristino della democrazia diretta e delle elezioni di primo livello per le ex Province non comporta affatto aggravi di spesa rispetto alla riforma che è stata bocciata nei giorni scorsi.

Il numero dei consiglieri eletti dal popolo infatti è ridotto del 30% rispetto alla riforma Crocetta-Giletti ed anche rispetto al passato. Non percepiranno alcuna indennità né gettone ma solo rimborsi spese (fatto questo che non riguarda i consiglieri del comune capoluogo), esattamente come previsto anche dalla riforma (che però prevedeva un numero più elevato di consiglieri).

L’indennità sarà solo per il sindaco metropolitano e per i presidenti del Liberi Consorzi fatto questo che non dovrebbe far gridare allo scandalo, perché per amministrare una realtà vasta come una Città Metropolitana è più che legittimo essere pagati. A meno che non si voglia lasciare la politica ai soli ricchi e questo non sarebbe un bene per la democrazia.

In realtà Regione elefantiaca come la Sicilia dovrebbe affidare sempre maggiori funzioni sia alle Città Metropolitane che ai Liberi Consorzi piuttosto che accentrare.

I sindaci metropolitani di Palermo e Catania, Orlando e Bianco, hanno preso molto male la bocciatura dell’Ars, soprattutto per la parte che elimina l’automatismo “sindaco del Comune capoluogo-sindaco metropolitano”. Orlando infatti ha già indetto ugualmente le elezioni del Consiglio Metropolitano per il 17 dicembre (Consiglio che resterà in carica fino alla primavera 2018 quando si terranno le elezioni di primo livello), con grave dispendio di denaro e con la conseguenza che quel Consiglio vedrà eletti di secondo livello, ovvero scelti da accordi tra partiti e non liberamente dai cittadini. Pare che anche Enzo Bianco stia meditando la stessa scelta.

Se fosse per Orlando vorrebbe diventare automaticamente sindaco di mezza Sicilia senza passare dalle urne ma solo per il fatto che Palermo lo ha voluto primo cittadino per cinque volte (il che è un bel record ma non può valere per tutto il mondo).

Accorinti rispetto ai due colleghi sta prendendo una strada opposta. Procederà con il dissesto dell’Ente così come richiesto dal commissario Romano, dimenticando che queste sono scelte che dovrebbero essere prese da chi governerà l’Ente che tra due mesi sarà commissariato. A maggior ragione se lui ha sempre dichiarato di non essere entusiasta di quest’incarico (che infatti finora non ha svolto lasciando tutto in mano a Romano).

Accorinti dimentica che l’ex commissario Croce, al Comune nel 2013, lasciò decidere ai futuri sindaci le sorti del dissesto. Ed infatti Accorinti, che in campagna elettorale era per il dissesto, cambiò idea il giorno dopo l’elezione.

A Palazzo dei Leoni sta facendo il percorso inverso, peraltro per un “dissesto a carattere preventivo” dal momento che l’Ente non è sommerso dai debiti come il Comune.

E’ un po' come attaccare alla bombola d’ossigeno un cadavere (il Comune) e nel contempo sparare alla tempia ad un paziente che ha detto d’avere mal di testa (l’ex Provincia).

Rosaria Brancato

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5 commenti

  1. A votare questa nuova “riforma” è stata la stessa Ars che, nella nell’ultima seduta prima della vacanze estive, ha bocciato il costituendo Parco dei Peloritani e affossato la fusione Cas-Anas. Inoltre sono stati ripristinati i “rimborsi spese” per i consiglieri metropolitani, ovvero un modo più garbato di chiamare i “gettoni di presenza”. Se questi sono i presupposti, dietro la volontà di reintrodurre il voto diretto (la cui organizzazione per altro costa non poco alla casse pubbliche) io vedo la prevalenza di equilibri di partito e la possibilità – questa sì “diretta” – di alimentare le solite clientele. Altro che ripristino della democrazia.

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  2. MessineseAttenta 21 Agosto 2017 10:06

    Hanno fatto i conti senza l’oste.
    Lo sanno a Palermo che nella provincia regionale di Messina non esiste più una stenografa, tutte promosse al rango di funzionario mediante i concorsi interni?
    Chi farà i resoconti stenografici e chi redigerà i verbali, visto che non esistono più nemmeno i dattilografi?
    Assumeranno altro personale?
    E come lo pagheranno?
    Affideranno il servizio a qualche cooperativa di comodo?
    Non esistono più i locali dove si trovavano i gruppi politici.
    Sarebbe bastato chiudere tutto, mandare il personale a casa ed affidare i compiti delle province alla Regione.

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  3. cammellinodipeluche 21 Agosto 2017 11:02

    voci di corridoio dicono che alla gestione si potrebbe aggiungere che..la pianta organica è stata frantumata e rifatta non so quante volte…esistono una miriade di uffici con relativi responsabili (alcuni “contrattisti” e non impiegati vincitori di concorso ed a tempo indeterminato)..poco meno di 50 Posizioni Organizzative…per non parlare dei “contrattisti inquadrati col titolo di studio…ci si ritrova con laureati interni categoria B e laureati contrattisti categoria D etc etc…di sprechi e privilegi….Mi chiederei….ma se una famiglia ha difficoltà economiche,come si comporterebbe? comincerebbe a tagliare anche sulle piccole cose…all’Ex Provincia…non succede. SI APPARE

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  4. MessineseAttenta 21 Agosto 2017 12:24

    50 P.O. SU POCO PIU’ DI 500 DIPENDENTI E’ UNA CIFRA MOSTRUOSA.
    E TENIAMO CONTO CHE VI SONO FUNZIONARI CHE NON HANNO FATTO UNO STRACCIO DI CONCORSO, NEMMENO QUELLI DA BARZELLETTA FATTI UN PAIO DI ANNI FA. I CONTRATTISTI E’ TEMPO CHE VENGANO MANDATI A CASA. SONO ENTRATI PER UN ANNO E NE SONO PASSATI 20 E PASSA!!!!!!!!!

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  5. Carlo Cucinotta 21 Agosto 2017 12:33

    Rosaria posso sottoscrivere questo articolo ?

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