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Dimissioni De Luca: il Consiglio boccia la mozione di fiducia. Il dibattito in aula

Francesca Stornante

Dimissioni De Luca: il Consiglio boccia la mozione di fiducia. Il dibattito in aula

mercoledì 03 Febbraio 2021 - 12:24
Dimissioni De Luca: il Consiglio boccia la mozione di fiducia. Il dibattito in aula

In diretta dall'aula di Palazzo Zanca il dibattito sulle dimissioni del sindaco De Luca

Le dimissioni del sindaco Cateno De Luca. La mozione di Nello Pergolizzi per chiedere al primo cittadino di ritirare la sua decisione. In consiglio comunale oggi inizia il dibattito su un atto che in questi giorni è stato al centro di dibattito, discussioni, scontri. Le dimissioni di De Luca sono ormai dietro l’angolo. Una scelta che il sindaco ha fatto in assoluta autonomia, come arma nella guerra sulla sanità contro il direttore dell’Asp di Messina Paolo La Paglia, l’assessore regionale Ruggero Razza, il presidente della Regione Nello Musumeci. Ad un certo punto è stato tirato in ballo anche il consiglio comunale, seppur senza alcun ruolo effettivo in questa vicenda.

Nello Pergolizzi con la sua mozione di fatto chiede ai colleghi del consiglio di esprimere una sorta di “fiducia” al sindaco De Luca. Per chiedergli di ritirare le sue dimissioni ed esprimere vicinanza e solidarietà in questa guerra ingaggiata dal sindaco contro la gestione dell’emergenza Covid da parte dell’Asp.

Il protagonista di oggi è Cateno De Luca. Ma la sua sedia in aula è vuota. Anche oggi il sindaco ha deciso di non essere in consiglio comunale. Tra i banchi della giunta il vicesindaco Carlotta Previti e l’assessore Dafne Musolino. Una seduta che oggi è soprattutto politica.

LA SEDUTA – In diretta dall’aula

Il voto

ORE 14.55 Dopo altri momenti di scontro in aula, prima tra il presidente del Consiglio Claudio Cardile che ha negato la parola al Direttore generale Federico Basile che aveva chiesto la parola, poi tra le consigliere Cristina Cannistrà e Serena Giannetto, arriva il momento del voto. In aula i presenti sono 22. Esito: 16 contrari e 6 favorevoli. Il consiglio ha detto no: non chiede al sindaco di ritirare le dimissioni.

Parola agli assessori

Dafne Musolino: «In quest’aula ho sentito muovere accuse pesanti al sindaco. Ho sentito parlare di mancata condivisione, di una battaglia solitaria ingaggiata con obiettivi strumentali e politici. Una pandemia mondiale usata dal sindaco per suoi interessi. Un anno fa, a fine febbraio, eravamo tutti insieme a parlare di pandemia per cercare di capire cosa stesse accadendo. Abbiamo mai chiuso le porte a qualcuno. Per tutta la primavera non abbiamo mai visto nessuno. La pandemia nel frattempo è andata avanti. E’ colpa del sindaco? Dei mancati controlli? A tutt’oggi escono oltre cento agenti al giorno per controllare il territorio. Il 23 ottobre il sindaco si rende conto che la pandemia galoppa. Convoca tutti gli attori sanitaria e si scopre che la città non era pronta ad affrontare la seconda ondata. C’erano solo 12 posti letto di terapia intensiva al Policlinico. Questo è strumentalizzare? Avete sbagliato a non percepire il senso del pericolo e di responsabilità del sindaco. Parlate di ordinanze assunte senza dati tecnici, evidentemente non le avete lette. Abbiamo superato la prova del Tar e non per simpatia ma perché l’ordinanza era motivata. Come dimenticare quella commissione in cui chiedevate conto e ragione sulla decisione di sospendere le attività didattiche i primi di ottobre? Una scelta motivata da una richiesta dell’Asp che non riusciva più a fare il tracciamento. Penso ci sia stata un’epressa volontà del consiglio di non esprimersi. Il sindaco ha chiesto espressamente a questo consiglio di intervenire e prendere una posizione. Un sindaco può anche trovarsi in opposizione con i consiglieri, ma su una questione del genere, su un’emergenza di tale portata, non si capisce perché non volete manifestare appoggio ad un sindaco che si è intestato una battaglia solitaria per la difesa della città.

Carlotta Previti: «Non permetteremo mai che l’amministrazione venga tacciata di aver esercitato pressioni di qualunque genere. Se non si riesce a dimostrare è solo una calunnia. È un momento grave, lo sappiamo tutti. Stiamo parlando di un sindaco minacciato, che non si è risparmiato un giorno, che si è fatto paladino a difesa della salute della sua comunità. Ha ingaggiato una battaglia contro la totale inadeguatezza del direttore generale dell’Asp Paolo La Paglia. Lo ha dimostrato con dati incontrovertibili. Solo a dicembre l’assessore regionale ha nominato un commissario all’Asp per Messina. Perché il consiglio non ha mai dimostrato appoggio e solidarietà ad un sindaco che è massima autorità sanitaria? Perché non ho mai sentito una parola a sostegno delle famiglie che soffrono o delle categorie che stanno pagando la crisi di questa emergenza? In questa emergenza abbiamo stanziato aiuti per 12 milioni di euro in questa emergenza. Mi è stato detto di aver agganciato gli aiuti al bilancio per esercitare pressioni sul consiglio comunale. Io dico che in questo momento a Roma si sta facendo un governo con tutto l’arco costituzionale, qui si contano le ore ad un sindaco che ha posto le sue dimissioni». L’assessore Previti torna poi sull’iter del bilancio, sul vademecum che era stato presentato il 17 dicembre, anche se poi il bilancio formalmente è stato consegnato il 19 gennaio. «Avrei voluto esprimere solo ringraziamenti per l’aula che ha approvato uno strumento potente per questa città attraverso nuovi servizi affidati alle partecipate con procedimenti snelli, nonostante ciò che affermano molti consiglieri. Se qualcuno nega che ci sia stato un vero cambio di passo non ha letto il bilancio.
Il sindaco non è un bambino capriccioso, è un uomo che batte i pugni sul tavolo per difendere la salute della sua città. Non rispondo neanche a chi lo definisce un attore. Il sindaco non fa narrativa, la sua azione amministrativa è negli atti, nelle delibere, negli esposti fatti per denunciare chi ha agito contro gli interessi della città.

Massimo Rizzo: il mio consueto animo sereno è stato messo a dura prova in queste settimane. Ieri sera il presidente Mattarella ci ha richiamato al grande senso di responsabilità. Ha detto che delle elezioni non bisogna mai avere paura perché sono un grande esercizio di democrazia ma che il Paese è in grade emergenza e che con un governo dimezzato non può effettuare l’emergenza. Per questo principio non posso non stigmatizzare chi mette a rischio la città in questo momento. Il miglior commissario non potrebbe essere comunque meglio del peggior sindaco. La macchina amministrativa guidata da un sindaco democraticamente eletto ha un ritmo diverso da quello che potrebbe avere un commissario. Gli insulti che il sindaco ci ha riservato sono molteplici, però la revoca di queste dimissioni le ha legate a questioni che nulla hanno a che vedere con il consiglio comunale: il grande fratello con La Paglia e il calo dei contagi in città. Le dimissioni da sindaco sono un atto serio, sono l’estrema ratio che non può essere determinata da ragionamenti politici. Per questo il legislatore ha dato un termine di 20 giorni prima di rendere effettive le dimissioni di un sindaco. Si sarebbe dovuto chiudere in casa a ragionare invece di diffondere insulti dietro un computer. Perché non viene in aula a insultarmi? Come stiamo educando la nostra comunità? Il consiglio comunale cosa dovrebbe fare? Inginocchiarci? No, abbiamo il dovere di tenere la schiena dritta, fosse questo l’ultimo giorno di mandato. Se il sindaco si dimette sta compiendo una scelta personale in modo totalmente irresponsabile. La cause vanno perorate con la condivisione. Messina in questo momento è isolata dal resto d’Italia. Siamo stati l’unica zona ultra rossa. Ma ci sentiamo più scaltri degli altri? Chi vive continuamente cercando di attaccare continuamente gli altri, instillando odio, seminando calunnie, sarà vittima della sua malvagità.

Cristina Cannistrà: «La città deve sapere perché siamo qui. Non è competenza di questo consiglio intervenire nel merito della scelta delle dimissioni del sindaco. Questa mozione è un atto di indirizzo come centinaia ne abbiamo fatti. Questo gruppo non ha mai condiviso la politica di questo sindaco. Un soggetto che continuamente mette tutto in discussione, che urla, che chiede continuamente conferme a quest’aula è un uomo profondamente insicuro. E lo fa mancando continuamente di rispetto a questo consiglio. Si sta esagerando. Sembra un innamorato insicuro che chiede conferme. Non si ragiona così. Non si getta la spugna così. Ha scelto le dimissioni? Nessuno lo trattiene. La città non ha bisogno di una campagna elettorale, ma forse è il male minore. Non voglio questo sindaco per la città di Messina. Ha preferito continuare a raccontare la sua narrazione falsa della realtà sottraendosi ai confronti che invece abbiamo avuto nelle commissioni».

Francesco Cipolla: «Il mio intervento è rivolto al sindaco. Ho avuto modo di apprezzare le tue doti di amministratore. Non credo esistano tanti amministratore manager capaci di stare 18 ore sulle carte. A queste capacità vanno aggiunte quelle di grande oratore e influencer social. Capace di imprese epiche e storiche. Ovunque andrai lascerai il segno. Sei un politico quasi perfetto. Perché quasi? Perché come ogni essere umano hai momenti di lucida follia ed è questo il tuo vero limite perché presti il fianco ai tuoi rivali politici che da bravi mestieranti cercano di costruirsi un’immagine perfeta con un’aureola comprata dai cinesi. Questo è il più grande limite del più grande sindaco che abbia mai conosciuto».

Piero La Tona: «Molti nemici, molto onore. Perché ho pensato a questa cosa? Perché tra poco il sindaco scioglierà le sue riserve e probabilmente ci dirà che siccome in consiglio ha tanti nemici resta per salvare la città da questi asini volanti. Questo sindaco ha spaccato i gruppi consiliari, ha favorito tanti comportamenti divisivi creando alla città tanti nemici interni ed esterni. Ci ha costretto a difenderci dai suoi attacchi social. In politica la forma è sostanza e ve lo dice un gruppo che per un periodo ha creduto che di poter compiere un percorso con il sindaco. E faccio ammenda per questo. Il metodo è sostanza. E se il metodo significa annullare qualunque confronto istituzionale, svilire i ruoli di chiunque per alimentare il proprio narcisisimo noi non possiamo più accettarlo. Anche se riuscirà a sanare i bilanci avrà distrutto il tessuto sociale, culturale e politico di questa città. Quando noi in commissione

ORE 13: In aula scoppia il caos. Durante l’intervento del consigliere Piero La Tona, che ricorda l’espressione “asini volanti” tanto usata dal sindaco in questi giorni, l‘assessore Laura Tringali si lascia scappare una battuta infelice: «Magari aveste le ali». Su queste parole l’aula insorge. I consiglieri chiedono che l’assessore venga allontanata dall’aula per la mancanza di rispetto. La Tringali non vuole lasciare il suo posto. Il presidente Cardile sospende la seduta.

Antonella Russo: «Se dovessi dare un titolo a questo consiglio è sicuramente Reazione a Cateno. Siamo all’apoteosi dell’uomo solo al comando con i sudditi plaudenti. E su alcuni, che esaltano l’uomo nuovo e contestualmente ricevono incarichi fiduciari che mai avrebbero ottenuto, poi se ne parlerà. Questa città è diventato terreno di guerra tra chi lo osanna e chi si azzarda a criticarlo. C’è la propaganda, l’ufficio stampa comunale diventato portavoce del sindaco. In mezzo c’è il messinese, un cittadino stanco e sfortunato che sogna di vivere in una città normale con un sindaco normale. Io starò al mio posto fino alla fine del mio mandato. Ieri tutti i consiglieri comunali si sarebbero dovuti alzare di fronte a quei pareri negativi che hanno impedito a tutto il consiglio di esercitare il proprio ruolo. Nella conte De Luca il consigliere buono è quello con l’indice sul pulsante del sì. Senza fare domande. Sull’Asp il dilemma di oggi è la scelta tra De Luca e La Paglia. Ma dunque se il sindaco si dimette, La Paglia diventa sindaco? Ora chiede al consiglio condivisione, ma lui ha condiviso con il consiglio la sua battaglia? La risposta è no. La mozione “supplica” entra credo per la prima volta nell’aula del consiglio comunale del Comune di Messina. Questo è un film tragicomico.

Giandomenico La Fauci: «Questa è la più grande forma di stravolgimento della realtà. De Luca dimostra di non rispettare questo consiglio. Voterò contro questa mozione, se dobbiamo tornare al voto lo faremo. Mi ha etichettato come “autista”. L’ho fatto e ne vado fiero, così come ho fatto tanti altri umili lavori che mi hanno fatto crescere. Ma non ho mai fatto il pagliaccio».

Alessandro Russo: «Siamo in quest’aula per rispondere ad una questione che di politica ha veramente poco. Questa città ha vissuto una narrazione costante e oggi noi la stiamo continuando. Le battaglie vere si fanno con gli strumenti giusti, con la politica, come hanno fatto i sindaci di Catania o Reggio Calabria. Nessuno mette in discussione le gravissime inadempienze dell’Asp, ma questo non è uno scontro che attiene al consiglio comunale. Né tantomeno può essere un scontro che va in scena sui social e che ha solo un obiettivo chiaramente politico di De Luca nei confronti di Razza e Musumeci. Se vuole andare via lo faccia, ma intollerabile che la città viva questa scelta del sindaco De Luca come se fosse legata a qualcuno. Ogni giorno De Luca ha un nemico. Una città ostaggio di un sindaco che in questa seconda fase pandemica ha gestito la città con ordinanze che sono carta straccia. Sapete quante sanzioni questa amministrazione ha fatto contro assembramenti dal 1 ottobre al 15 gennaio? 58 sanzioni. Questa è la città del grande sceriffo della contea. Dov’è stato il controllo del territorio? Una città in cui chiusure e aperture sono state basate sul sentimento social, senza nessun dato scientifico e ignorando le linee guida. Siamo andati avanti a sensazioni, a narrazioni, dove si dice che la città viene controllata mentre i dati lo smentiscono. Un sindaco che in questo momento pensa a portare la città a elezioni non fa il bene della città. E’ un capriccio. Nessuno ha paura delle elezioni. C’è una strumentalizzazione politica del sindaco della pandemia, la sta usando per il suo tornaconto politico».

Giovanni Scavello: «Questa mozione non è un atto di denuncia nei confronti dell’Asp. Più volte quest’aula si è espressa sulle manchevolezze e le inefficienze della gestione dell’emergenza Covid. La mozione è di fatto un percorso di condivisione di un percorso e noi non possiamo condividerlo perché la nostra impressione è che il Covid sia diventato una magnifico strumento di campagna elettorale con cui il sindaco sta tenendo in ostaggio la città. Non ci impressionano i modi e le parolacce. Piuttosto le ordinanze che chiudevano tutto senza giustificazioni, abbiamo avuto la zona super rossa unici in Italia. La città è dilaniata. In un momento in cui dovremmo essere uniti e concentrati a combattere il virus, la città è distratta da una telenovela: De Luca o La Paglia? Non può essere così. Lo dimostrano gli atti.

Salvatore Sorbello: «E’ giunta l’ora delle decisioni. La resa dei conti grazie ad un assist fornito dal collega Pergolizzi. Siamo giunti a un punto di follia che ci tiene uniti su una questione assurda. Abbandonare la nave è una sua scelta personale. Devo dire che è un genio sotto il profilo amministrativo: in questi ultimi giorni i contratti di servizi per MessinaServizi e Amam, il bilancio. Ieri non mi sono sottoposto ad una farsa. Io credo che il sindaco non si dimetterà mai. E siamo qui per colpa sua. Mentre Pergolizzi ci chiede di dirci di stare accanto al sindaco, lui ha smesso di fare la sua battaglia con l’Asp.

Salvatore Serra: «La città ha la necessità di avere un consiglio e un sindaco. Lasciare oggi la città, legando la questione delle dimissioni ad altri mondi, pone questo consiglio in difficoltà. Non abbiamo lo strumento per esprimerci in tal senso. Posso solo dire al sindaco di non lasciare perché la città non ha bisogno di un sindaco in quanto figura, ma del sindaco che la guida e la amministra».

Benedetto Vaccarino: «Quella di oggi è una seduta inappropriata. Il sindaco ha legato le sue dimissioni al destino del direttore dell’Asp La Paglia. Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’Asp sia stata totalmente inadempiente in questa emergenza. Sono convinto che il sindaco non si debba dimettere perché la città non può permettersi adesso un commissariamento. Il sindaco ritiri le dimissioni, questo consiglio ha dimostrato sempre impegno per la città».

Libero Gioveni: «Trovo davvero paradossale e inutile il fatto che io sia qui a discutere di questo argomento. Mentre la gente muore negli ospedali, noi siamo qui con questo rompicapo. Il sindaco ha deciso di mollare tutto e adesso chiede a noi di dirgli di non farlo perché se noi non glielo chiediamo lui lo fa. Una situazione surreale. Nel merito il mio voto sarà favorevole, ma il sindaco ha preteso di far sedere al tavolo del gioco pure il consiglio comunale che non c’entrava nulla. Mi sono stancato di vedere un sindaco che cerca sempre un colpevole. Mi sono stancato di avere un sindaco che pone al consiglio il più classico dei quesiti: o lui o Barabba? Ma noi non siamo Ponzio Pilato. E dobbiamo difendere un popolo che sta soffrendo e che lui con una mossa schettiniana sta abbandonando al suo destino». “Muto, zitto e pipa” ripete Gioveni. Ma come si permette con questi colpi da teatro? In questi mesi non lo abbiamo mai visto andare a Palermo a discutere con Razza invece di insultarlo dietro una telecamera? Però per andare a stringere patti politici con Miccichè li usava i piedini per andare a Palermo. Mi auguro che non si culli troppo, c’è una parte di città a cui non basteranno più urla e insulti. Dico a De Luca di tornare a bordo. Ma senza continuare così».

Gaetano Gennnaro: «Bisogna ristabilire i fatti perché la rappresentazione fatta in questo ordine del giorno non è quella reale. Ci troviamo davanti un sindaco dimissionario che ha scelto volontariamente di dimettersi, tra l’altro posticipando come sempre le sue dimissioni. Lo ha fatto per motivi esterni a questo consiglio comunale, legandole alla permanenza di un soggetto che si trova in un’altra istituzione. Nulla a che vedere con l’azione amministrativa di questo Comune. Sicuramente ci sono problemi con l’Asp ma non è certo questo il modo per risolversi. Un primo cittadino che dice di amare la città avrebbe dovuto avere un comportamento diverso. Non può essere questo consiglio comunale a dare indicazioni di alcun tipo. Ero contrario quando subordinò le sue dimissioni al cambio di regolamento, poi al cambio di passo, lo sono ancora di più in questo momento in cui dovremmo essere concentrati su altro. Il consiglio comunale non può incidere in questa vicenda, non possiamo essere noi a far commissariare l’Asp. Il sindaco ha insultato tutte le istituzioni di questa città, ha insultato tutti con nomi e cognomi per fatti che nulla hanno a che vedere con la città. Se oggi Messina paga l’isolamento a cui De Luca ci ha relegato non è per colpa di questo consiglio comunale. E’ un isolamento studiato e voluto dal sindaco. E gli chiediamo di rimanere? E’ una scelta solo sua e si deve assumere tutta la responsabilità».

ORE 11.15 Il primo intervento è del consigliere ormai ex LiberaMe Nello Pergolizzi. E’ lui il fautore di questa mozione. Ed è lui ad aprire i lavori chiedendo all’aula di essere vicino ad un sindaco che da solo si è battuto per il malfunzionamento della macchina dell’Asp in questa emergenza Covid.



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5 commenti

  1. Oggi ogni Consigliere con il voto, in un senso o nell’altro, dimostrerà ai cittadini se sono all’altezza del ruolo in per cui sono stati eletti. Oggi si giocheranno la propria dignità o la rivendicheranno

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  2. Ed anche oggi il bullo di Fiumedinisi è rimasto a casa a raccogliere minestra selvaggia

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  3. Tranquilli con il Consiglio comunale che ci ritroviamo il Sindaco anche oggi si dimette domani

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    1. Invece oggi gliene hanno cantate!

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  4. Chissà se De Luca ci farà la grazia di dimettersi, o questa sera da bravo giocatore cambierà le carte in tavola, proponendosi come nostro Salvatore.
    La città non ha bisogno di lui.
    Probabilmente nomina sempre quel piccolo asinello perché sicuramente non avrebbe fatto peggio di lui

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