Don Ciotti a Messina: "Il ricordo di Graziella Campagna memoria viva contro le mafie"

Don Ciotti a Messina: “Il ricordo di Graziella Campagna memoria viva contro le mafie”

Marco Olivieri

Don Ciotti a Messina: “Il ricordo di Graziella Campagna memoria viva contro le mafie”

venerdì 12 Dicembre 2025 - 12:30

Stamattina in Cattedrale l'iniziativa per ricordare i 40 anni dall'uccisione della diciassettenne, vittima innocente di mafia

MESSINA – Il suo corpo fu ritrovato a Forte Campone, vicino a Villafranca Tirrena. Cinque colpi di lupara perché si era imbattuta nell’agendina “sbagliata” nella lavanderia dove lavorava. 12 dicembre 1985-12 dicembre 2025: sono 40 anni dall’uccisione della diciassettenne Graziella Campagna, vittima innocente di mafia. A ricordarla stamattina in Cattedrale, a Messina, don Luigi Ciotti, presidente di Libera: “Si tratta di una giornata con Graziella Campagna. Con lei. Nell’arco di questi anni per me Graziella Campagna è diventata una compagna di vita e di viaggio. Avere incontrato la sua famiglia, i fratelli, la sua mamma, mi ha permesso di fare entrare nella mia vita Graziella Campagna. La sua mitezza. La sua generosità. Il suo senso di responsabilità, nel lavoro che portava avanti, deve diventare uno stimolo per ciascuno di noi. Lei non se n’è mai andata. Per me, e non è retorica, è una piccola sorella. E vedere ancora una volta quel volto, quelle immagini di una ragazza di grande umiltà massacrata richiama alla necessità dell’impegno che deve investire tutti”.

Introdotta dal giornalista Nuccio Anselmo, l’iniziativa è stata organizzata da “Orizzonte Comune Aps Ets”, presidio di Libera a Messina – “Nino e Ida Agostino”, Centro Servizi per il Volontariato di Messina, Caritas diocesana di Messina Lipari S. Lucia del Mela, Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Agesci Zona dello Stretto, con il patrocinio della Città metropolitana di Messina e dei Comuni di Messina e Saponara. Tra i saluti, le parole di padre Nino Basile, direttore della Caritas, della viceprefetta vicaria Cettina Pennisi, di Roberto Saia (presidente di “Orizzonte Comune”), Tiziana Tracuzzi (responsabile di Libera a Messina) e l’assessora Liana Cannata. Al Duomo il pubblico è di studenti delle scuole e insegnanti. E sono presenti anche i vertici di polizia e carabinieri, Piero Campagna, fratello di Graziella, l’avvocato della famiglia Fabio Repici, l’assessora Alessandra Calafiore, il sindaco di Saponara Fabio Vinci, il direttore del Cesv Rosario Ceraolo.

Prima dell’incontro, così don Luigi Ciotti: “Non deve essere un evento, oggi, con il rischio della retorica della memoria. Devono essere momenti di maggiore presa di coscienza e di responsabilità. Solo così ci può essere un cambiamento. Io ho incontrato, negli anni, la famiglia e quel dolore. Dobbiamo sentire che questa ragazza, figlia di questa terra, dà un segno di dignità, di speranza, di forza. E ci invita a una memoria viva. Quella che si deve tradurre tutti i giorni in maggiore responsabilità e impegno. Le mafie, le corruzioni si trasformano continuamente. Allora abbiamo bisogno di uno scatto in più che chiediamo ai giovani. Che portino linfa nuova, con i loro percorsi inediti, le loro passioni, la loro creatività. Ma chiediamo anche a noi adulti di darci una mossa, ancora di più”.

“Serve un grande lavoro educativo e sociale per estirpare il male mafioso alla radice”

Parla con la consueta passione don Ciotti. Ma cosa si può fare per aumentare l’efficacia contro le mafie? Ecco la sua risposta: “Non dobbiamo dimenticare che l’ultima mafia è sempre la penultima. Nel codice genetico dei mafiosi c’è un imperativo: rigenerarsi. Non basta tagliare la mala erba in superficie. Viene tagliata contro le mafie e la corruzione in ogni regione. Ma bisogna andare a estirpare il male alla radice. Si tratta di una grande sfida educativa, culturale, di politiche sociali. Occorre creare opportunità per la gente. Bisogna rendere protagonisti questi nostri ragazzi. Siamo in una società che si preoccupa dei giovani ma non se ne occupa. Le mafie fanno meno rumore ma continuano a esserci. Ecco perché dobbiamo fare uno scatto in più. E la politica deve assumersi le sue responsabilità. Ma ciascuno di noi deve darsi una mossa. Ci vuole una grande corresponsabilità. Anche noi come cittadini siamo chiamati a fare la nostra parte. Collaborare con le istituzioni se fanno le cose giuste. Essere una spina al fianco, propositiva, non basta la denuncia, se non fanno le cose giuste. Noi non possiamo restare a guardare. Ci sono momenti nella vita in cu tacere diventa una colpa. Un obbligo morale, una responsabilità civile, un imperativo etico. Corruzioni, mafie, forma di violenza, droga, gioco d’azzardo, leggi sbagliate, idolatria del potere e del denaro: di fronte a tutto questo non dobbiamo stare a guardare. Non possiamo continuare così. L’avvenire dipende da quello che noi andiamo a cercare. Tocca a noi essere protagonisti del cambiamento”.

La storia di Graziella Campagna

Che la mafia fosse “una montagna di merda” ce lo ha insegnato Peppino Impastato, ucciso a Cinisi nel 1978 per il suo impegno politico e culturale. Graziella Campagna, invece, aveva 17 anni e faceva la stiratrice in una lavanderia Villafranca. Lì ritrovò per caso, nelle tasche di una camicia, l’agenda di un certo “ingegner Cannata”. Così veniva a conoscenza della vera identità di quest’ultimo, Gerlando Alberti Junior, nipote latitante del boss Gerardo Alberti e morto di recente. Una scoperta, questa, che le sarà fatale.

La notte del 12 dicembre 1985, dopo aver finito di lavorare e mentre attendeva l’arrivo dell’autobus, Graziella sale su un’auto. Quella sarà l’ultima volta che verrà vista in vita. Due giorni dopo il corpo sarà ritrovato a Forte Campone. Ci vorranno molti anni e la tenacia di Piero Campagna, il fratello carabiniere, e dell’avvocato Fabio Repici per giungere alla verità processuale.

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