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E se il ‘bardo’ fosse messinese? Il mistero de “L’ultima erede di Shakespeare”, in libreria il 22 settembre

Emanuela Giorgianni

E se il ‘bardo’ fosse messinese? Il mistero de “L’ultima erede di Shakespeare”, in libreria il 22 settembre

martedì 15 Settembre 2020 - 07:00
E se il ‘bardo’ fosse messinese? Il mistero de “L’ultima erede di Shakespeare”, in libreria il 22 settembre

“L’ultima erede di Shakespeare” è il nuovo libro di Elvira Siringo, in uscita il 22 settembre. La prima presentazione, il 24, a Palazzo Zanca.

“Lasciare che la verità resti celata sotto il velo della bellezza”.

Importa, davvero, svelare la verità ad ogni costo? Esiste, davvero, una verità unica e assoluta?

Non è trovare una risposta a questi interrogativi che interessa Elvira Siringo nel suo libro L’ultima erede di Shakespeare, in uscita il 22 settembre.

Verrà presentato, per la prima volta, a Messina, il 24, in un grande incontro nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, realizzato della Libreria Bonanzinga.

La storia di Michelagnolo

Sicuramente la risposta a tali interrogativi non interessava neanche Michelagnolo Florio, giovane nato in una potente Messina rinascimentale, allora terra di scambi commerciali, ricchezza, culla della cultura.

È figlio di donna Memma di nobili e cattoliche origini e del famoso medico ebreo Giovanni, che vorrebbe il figlio percorresse la sua stessa strada. Ma Michelagnolo nutre da subito una passione per le parole, per l’arte, per la poesia.

L’incontro con un ferito, che suo padre cura, accende in lui la scintilla. Uno stravagante soldato spagnolo che lamenta in rime il suo dolore, un certo Miguel, al mondo per niente sconosciuto, fa capire al giovane figlio del medico che il suo futuro deve essere fatto di parole, capaci di curare le ferite dell’anima anziché quelle del corpo.

Inizia, così, il suo viaggio, Milano, Verona, poi in Francia e infine in Inghilterra dove la sua vita prenderà una piega totalmente diversa e diventerà Will, “perché non ha passato ma avrà un grande futuro”.

La storia di Elisabetta

La sua storia si intreccia con quella di Elisabetta, in una fantastica ed avvincente trama tra presente e passato, tra Messina e Londra, tra realtà e finzione. Da un capitolo all’altro, ciascuno dei quali inizia nello stesso modo in cui è terminato il precedente, il lettore si lascia trasportare in tempi e in spazi diversi, e in incredibili avventure che ogni punto finale interrompe, lasciandoci col fiato sospeso.

Elisabetta vive da sola, fa l’insegnante, dopo aver abbandonato da tempo i suoi sogni. La chiamata del suo vecchio professore di Letteratura Inglese, Artemio Leonardi, sembra stravolgerle l’esistenza, con una rivelazione incredibile sul suo passato. Per confessargliela ha bisogno di incontrarla. Si danno appuntamento, ma il professore scompare, di lui non resta traccia se non per una cartelletta. Sarà quella cartelletta, però, contenente strani fogli di poesie in siciliano antico, a cambiare ogni cosa. A cambiare Elisa, la sua vita, quella che credeva la sua storia, e forse anche la storia della letteratura e del mondo.

In un cammino pericoloso in compagnia di uno specialissimo James Bond, cercando di contrastare il volere di una agguerrita, come sempre d’altronde, Regina Elisabetta (che tra le pagine di Siringo afferma anche in dialetto: “troppu trafficu ppi nenti”, facendo sorridere il lettore nel mezzo della sua ansia di scoprire).

Le storie di Michelagnolo ed Elisa, prima così lontane, iniziano poi ad avvicinarsi. Tra eventi passati e ritrovate lettere che li raccontano.

Un diario chiarirà tutti gli enigmi, riporterà le cose al loro posto. Ma alla fine ai personaggi, così come ai lettori, non servono certezze, “la verità va celata sotto il velo della bellezza”.

Un romanzo per tutti e diverso per ognuno

Il romanzo di Siringo è il regno del verosimile, fa incontrare la storia, con il giallo, con l’avventura, tra emozioni, riflessioni filosofiche, paure e desiderio irrefrenabile di svoltare pagina per conoscere cosa accadrà.

Un romanzo cui non interessa trovare delle risposte ma generare delle domande. E che in me ne ha generate tantissime, portandomi a cercare ogni dettaglio in più, ogni curiosità, per ricomporre la mia personale mappa della sua storia.

Un romanzo che non vuole trovare la verità, ma nel suo gioco tra fantasia e invenzione lascia al lettore la possibilità di scegliere a cosa voler credere e a cosa no.

Un romanzo che pone nuovamente l’attenzione sulla teoria da noi tanto difesa e ambita sulla messinesità di Shakespeare, ma che è poi molto di più, una lettura che si farebbe amare tanto dall’esperto filologo, dallo studioso di Shakespeare, quanto dal più giovane lettore, dall’appassionato di avventura o di mistero, da chi cerca la bellezza e vuole trovare la poesia. O da chi semplicemente sa apprezzare un capolavoro, un romanzo per tutti, ma diverso per ognuno.

L’ho letto in un giorno soltanto, 576 pagine che si divorano in un baleno perché la storia travolge, rende protagonisti di questo mondo e non permette di lasciarlo in sospeso nè di uscirne una volta terminata l’ultima pagina. È una storia che, nelle sue tre parti dal titolo: “il mondo non deve sapere; il mondo vorrebbe sapere; se il mondo sapesse” ne genera poi altre infinite in ciascun lettore.

Shakespeare non diviene solo il protagonista del libro, ma i suoi ideali, i suoi valori, i presupposti della sua poesiasono linfa vitale che alimenta la narrazione, sono il punto d’avvio per ogni avvenimento, per ogni parola ed ogni momento.

E così come nelle ultime righe dei suoi ringraziamenti l’autrice rivolge la propria gratitudine a Master Will, chiunque egli sia stato, per aver lasciato un meraviglioso tesoro a tutti noi, allo stesso modo un grazie va a lei per aver creato un medesimo mondo “fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”.

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